Il Circolo

La Storia

l Circolo Canottieri Napoli è una delle società sportive più antiche e prestigiose della città di Napoli, fondata nel lontano 1914.


Situato nella verde oasi dei giardini del Molosiglio, nel quartiere San Ferdinando, affaccia sul Golfo di Napoli, in una delle baie più belle della città, il Circolo vanta una storia ricca di successi nel mondo del canottaggio, ma non solo.

Approfondimenti

LA FONDAZIONE DEL CIRCOLO CANOTTIERI NAPOLI
…et haec olim meminisse iuvabit (Aen., I, 203)

Correva l’anno 1912 …
… già ogni stella cade che saliva (Inf., VII, 98)

Sul quotidiano “Il Mattino” del 28-29 luglio 1912 viene pubblicato un fervente articolo dal titolo indicativo: “Il canottaggio a Napoli, ovvero non si voga !”. Carpin, pseudonimo dell’autore del pezzo, il giornalista e socio dell’Italia Carlo Pinto, parla della “stasi di apatia che da vari anni aleggia sulle società di canottaggio partenopee”; imputa a queste di aver tradito la loro vocazione istituzionale, lo scopo stesso della fondazione: la pratica sportiva del canottaggio. La disciplina del remo rivestiva allora un ruolo preminente nella formazione agonistica dei giovani e, sull’esempio del mondo anglosassone, era divenuta dappertutto molto popolare: costituita il 31 marzo 1888 la Federazione nazionale, l’anno dopo si erano svolti i primi campionati Italiani; nel 1892 a Torino era stata varata la Federazione Internazionale, e nel 1900 a Parigi il canottaggio era arrivato ai Giochi Olimpici; già dal 1829 si disputava la “Boat Race”, la sfida sul Tamigi tra Oxford e Cambridge. Nelle acque del nostro golfo, dinanzi al litorale di Napoli, la prima domenica di maggio si teneva dal 1909 la Coppa Lysistrata, così chiamata dal nome dallo yacht di Gordon Bennett, magnate americano dell’editoria 1 che aveva donato una splendida coppa in argento al Real Circolo Canottieri Italia, organizzatore della manifestazione. Riservata ad equipaggi in 8 yole, la regata rimane la più antica competizione remiera italiana per imbarcazioni da mare, seconda in Europa soltanto alla Coppa del Re d’Inghilterra 2.
Il pezzo de “Il Mattino” è spia di difficoltà ed insoddisfazioni irrisolte. Nell’ambito sportivo cittadino divampa un ampio dibattito non privo di polemiche e controversie, che sembra però produrre poco, fin quando un gruppo di ardimentosi, guidati dall’Ingegnere Emilio Anatra, Vice Presidente del Savoia e Presidente del Naples Football & Cricket Club, decide di rompere gli indugi e formare una nuova realtà il cui scopo principale sia quello di promuovere la pratica e la diffusione del canottaggio.

Correva l’anno 1914 …
…condere coeperunt urbis reges (Lucrezio, V, 1108)

Il primo luglio 1914 viene così ufficialmente fondato un nuovo sodalizio denominato Club Canottieri Napoli: il termine “Club”, di derivazione britannica, sarà mantenuto fino agli anni trenta prima di far posto alla corrente dizione di “Circolo”. Il nucleo originario è formato dalla convergenza di diversi gruppi di sportivi: con Emilio Anatra si staccano dal Savoia per rilanciare lo sport napoletano Guido Caristo, Mario Costa, Maurizio Contini, Federico Dionisio, Saverio Mayrhofer; dal Circolo Italia arriva Giorgio Ascarelli, dal Naples Football & Cricket Club provengono Carlo Bruchini, Umberto Cappellieri, Gaetano Del Pezzo, Matteo Giovinetti. Gastone Vital, Raffaele Vitale; a loro si aggregano subito gli intrepidi Demetrio Getzel, René Heimgartner, Sergio Huetter, Nicola Nisco, Mario Squillace.
La prima sede è allestita al Borgo Marinari, in un piccolo locale messo a disposizione dal Circolo Nautico 3, ma presto viene spostata sulla banchina di Santa Lucia Nuova. Presidente viene acclamato Emilio Anatra. Appassionato di scherma, pianista classico di valore, era noto soprattutto come armatore e velista: con il suo “Caprice”, cutter 12 metri di 22 tonnellate, aveva conseguito la prima, prestigiosa vittoria della vela napoletana, aggiudicandosi nel 1909 la Coppa Gordon Bennett in Costa Azzurra 4; restano memorabili i trionfi conseguiti contro i più forti velieri d’Europa nelle regate di Cannes, Montecarlo Nizza e Sanremo, dopo le quali l’Ingegnere napoletano si portò a casa anche la Coppa del Presidente della Repubblica francese, la Coppa del Re d’Inghilterra, la Coppa del Club Nautique de Nice.
Il Presidente dona subito al sodalizio una yole a 8 e due sue imbarcazioni a vela, il leggendario “Caprice” e l’8 metri “Surpise”. Una seconda yole ad 8 viene acquistata dai soci assieme ad altri armi più piccoli. A suggellare l’intimo legame con la città, furono scelti quali colori sociali il giallo ed il rosso, quelli del Comune di Napoli (che li mutuò dal Seggio del Popolo); più precisamente, come recita lo Statuto, due strisce incrociate a croce latina in campo rosso. Tempo dopo, prendendo spunto da questa scansione cromatica, il “Mezzogiorno Sportivo”, diretto da Felice Scandone, pubblicherà per l’inaugurazione della sede del Molosiglio un ampio corsivo di Nino’ Bruschini dal titolo che resterà emblematico: “Giallo-rosso, colori di luce”.
Il quotidiano “Il Mattino”, saluta intanto la nascita della Canottieri con un trafiletto benaugurale: “Napoli ha una quinta società di canottaggio, che ha preso nome Club Canottieri Napoli”; in esso rievoca il primo giro celebrativo del Caprice con le nuove insegne: “… si vede sventolare il nuovo guidone sul picco del più glorioso cutter del nostro golfo”, il cui approdo viene celebrato con salve di cannone e gli “Urrah !” dei canottieri dell’Italia e del Nautico unitisi a festeggiare con i compagni della neonata società; ad essa il giornale rivolge “sinceri auguri di lieto e vittorioso avvenire” 5.
Il primo Consiglio Direttivo dei Canottieri Napoli è così composto: Presidente Emilio Anatra; Vice Presidente Saverio Mayrhofer; Consigliere al Canottaggio Mario Costa; Consigliere al materiale Maurizio Contini. Tesoriere Federico Dionisio. Segretario Guido Caristo; Consigliere senza portafoglio Ettore Fraia; Direttore tecnico del canottaggio Federico Amato. I ragazzi più forti iniziano ad allenarsi sotto le direttive di Mario Costa e Pasquale Ruggiero: Enrico Huetter, Umberto Cappellieri, Demetrio Getzel, Mario Squillace, René Heimgartner, Carlo Bruschini, Enzo Bellavigna, Gastone Vital con Contini timoniere formano l’equipaggio denominato “Primo”; la squadra “bis” è invece composta da Ferdinando Attimari, Paolo Di Giuseppe, Arturo Giacchetti, Luigi Carrelli, Amerigo Cardinale, Eugenio Celli, Francesco De Falco, Franz Giovene con Guido Caristo timoniere. L’obbiettivo, naturalmente, è la prestigiosa Coppa Lysistrata, mentre la stampa partenopea ricorda al novello sodalizio “che Napoli sui campi di regata italiani e stranieri fu temuta e vinse, e che bisognerà con serietà ed entusiasmo perpetuare questi successi” 5.

Correva l’anno 1915 …
…L’alba vinceva l’ora mattutina che fuggia innanzi, sì che di lontano conobbi il tremolar della marina (Purg., I, 115-117)

Il 3 maggio 1915, si disputa dunque la VIII edizione della Lysistrata, che il Savoia aveva vinto cinque volte consecutive prima di cedere lo scettro, nell’ultima stagione, all’Italia. Neppure un anno “ab Urbe condita” e il Circolo Canottieri Napoli piazza i suoi due equipaggi ai primi due posti. Un successo travolgente, celebrato anche da “Il Mattino”, che intitola: “L’equipaggio ‘Primo’ del Club Canottieri Napoli vince la VIII Coppa Lysistrata”. Si festeggia a champagne con un classico brindisi nella vecchia sede di Santa Lucia, un momento di soddisfazione per tutti quelli che hanno creduto nell’intrepida iniziativa.
Ma la gioia della prima affermazione, purtroppo, dura poco, troppo poco. Tre giorni prima della fondazione del C.C.N., l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono Austro-Ungarico, e la moglie Sofia erano stati assassinati a Sarajevo. Si odono già echi di una guerra così enorme che sarà chiamata mondiale.

Mille papaveri rossi
…Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall’ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi (F. de André, “La guerra di Piero”)

Venne l’inverno dell’umanità, la “grande guerra”, a fermare tutto. Gli uomini furono chiamati al fronte, si svuotarono le città. Diversi ragazzi della Canottieri non tornarono a casa, chiamati, col loro sacrificio, a dare un più radioso futuro all’Italia, perché rimanesse per sempre “una d’arme, di lingua, d’altare / di memorie, di sangue e di cor” 6.
Si ritrovarono sul fronte del Piave, consapevoli dell’ora decisiva per le sorti della storia patria. Sergio Huetter, capovoga del “Primo”, era tenente del 14° reggimento di fanteria della Brigata Pinerolo cui venne attribuita la medaglia d’oro al valor militare; morì combattendo in prima linea sull’altopiano di Asiago nella furiosa battaglia per la conquista del caposaldo di Costalunga (m. 1262). All’interno di Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli, campeggia il busto in bronzo di Edgardo Cortese, sottotenente del 33° reggimento di artiglieria, medaglia d’oro al valor militare: ferito durante l’assalto al Monte Asolone, volle tornare in prima linea dove la lotta imperversava violenta; “più volte colpito, lasciò la sua eroica esistenza sull’arma, col nome d’Italia sulle labbra” 7; gli è stata intitolata una strada al Vomero. Era stato tra i fondatori della Canottieri un’altra fulgida medaglia d’oro, Nicola Nisco, allievo della Nunziatella, sottotenente del 1° reggimento Granatieri di Sardegna; dirigeva quella VI compagnia che fu accerchiata dagli austriaci nell’avvallamento di Malga della Cava: ricevuto l’ordine tassativo di mantenere la posizione, resistette coi commilitoni tre giorni ed infine, alla fatale avanzata del nemico, anziché arrendersi, gridò: “Non si retrocede di un passo”; venne colpito mentre in piedi continuava a difendere la postazione ed incitare i compagni 7. A ricordo delle gesta dei granatieri, nel 1953 venne posta una lapide commemorativa sul Monte Cengio.
La massima onorificenza di guerra venne quindi destinata al 5° reggimento di fanteria Brigata Aosta in cui militava il Capitano Arturo Giacchetti, ed al 231 reggimento di fanteria Brigata Avellino dove prestava servizio il sottotenente Giorgio Preisig, entrambi caduti in battaglia. Nell’ospedale da campo di Cormons, spirò Giovanni Follieri in forza al 144° reggimento di fanteria Brigata Taranto, medaglia di bronzo. Partì proprio da Napoli il 5 giugno 1915 il battaglione di bersaglieri ciclisti, che, per il suo prezioso apporto nelle operazioni belliche, riceverà la medaglia di bronzo; ne faceva parte il tenente Adolfo Manzella, caduto nel corso di un’audace missione.
Dall’altra parte dell’Italia i canottieri del Napoli avevano portato con loro l’orizzonte infinito del mare che si spiana davanti a Santa Lucia, dove avevano sognato di trascorrere la vita in un tempio della giovinezza gareggiando in valore e virtù. Dormivano sulla collina con altri mille e mille ancora quando il 4 novembre 1918 un altro napoletano, Armando Diaz, Comandante Supremo dell’esercito italiano, trasmise il famoso Bollettino della Vittoria.
I loro nomi vennero annotati nell’Albo d’onore del Circolo; più tardi una lapide, “Caduti per la patria”, apposta sulla facciata del Molosiglio, ne ricorderà la perenne primavera.

Solo la morte mi ha portato in collina, un corpo fra gli altri a dar fosforo all’aria, per bivacchi di fuochi che dicono fatui, che non lasciano cenere, non sciolgon la brina.Solo la morte mi ha portato in collina. (F. de André, “Un chimico”)

Correva l’anno 1919 …
… apparve …un lume per lo mar venir sì ratto che ‘l mover suo nessun volar pareggia (Purg.,II, 16-18)

Bisognerà attendere ancora dopo la fine dell’atroce conflitto bellico perché le attività riprendano ed anche lo sport ritorni a far rifiorire la vita. Nel maggio 1919 si riorganizza, alla meglio, la Lysistrata; il primo equipaggio giallorosso del dopoguerra si chiama “Tira e molla”: Carlo Santoro, Costantino Cutolo, Carlo Anselmi, Lucio Caldarazzo, Mario Ponsiglione, Piero Castellino, Tommaso Vitale, Giulio Gargia tagliano per primi il traguardo ma, su reclamo dell’Italia, vengono squalificati per abbordaggio; il timoniere Mario Costa ad agosto guida alla conquista della “Coppa d’oro” messa in palio da Il Mattino l’otto formato da Castellino, Santoro, Vital, Cappellieri, Sciarrino, Anselmi, Cutolo e De Falco. Dopo questa stagione di transizione, le attività, sportive e non, si stabilizzano. Il 2 maggio 1920 si allestisce in grande stile la Lysistrata e la Canottieri riprende dove aveva lasciato, con un successo; protagonisti sono Santoro, Calderazzo, Iannuzzi, De Luca, Servato, Panetta, Lattanzi, Castellino (timoniere Costa); nel contempo si vince anche la Coppa Pattison con Vetere, Alfieri, Contessa, Pezzella (timoniere Giovinetti). Le affermazioni si ricorrono: ai Campionati Meridionali si impone il ‘quattro con’ di Ruggero Cozzani, Franco Gabola, Ruggero Serrato e Piero Castellino (timoniere Costa).
Alla Lysistrata del 1922 i nostri si appropriano nuovamente dei primi due posti; “La conquista della Coppa Pattison completa la domenica trionfale della Canottieri, che si propone come circolo guida del canottaggio partenopeo” 9. Dall’equipaggio vincitore (soprannome: “Octos burritos” 10) l’allenatore Gino Colombo 11 estrapola gli alfieri che, il 20 agosto dello stesso anno, conquistano il 1° titolo nazionale del C.C.N., il Campionato italiano juniores per quattro outrigger: sono i 17enni Giacinto Vetere, Giovanni Mancini, Raffaele Amodio e Guido Jannaccaro con il timoniere Guido Caristo. Il trionfo è eclatante: “Il Mattino del lunedì” vi dedica un’intera pagina, su cui campeggia la scritta: “I ragazzi del Club Canottieri Napoli riaffermano magnificamente le gloriose tradizioni del remo partenopeo imponendosi di forza nella gara Principe di Napoli”. E, di seguito: “Napoli ha avuto la sua vittoria ! Più fulgida e commuovente per quanto inattesa … Mai forse pagina più bella è stata scritta nella storia del canottaggio italiano … Il Napoli ha vinto per superiorità indiscussa ed indiscutibile e per l’energia eccezionale … da terra e da mare è un solo urlo: Napoli ! Napoli ! Viva Napoli ! … E’ un attimo di intensa commozione e di delirio”.
Un’annata storica, quella del ‘22: il ‘quattro con’, ribattezzato “Palomas”, si impone anche nelle gare internazionali di Como, Lecco, Oggiono, Villa d’Este, terminando la stagione mirabilmente imbattuto. Amodio e Mancini sul ‘due con’ pilotato da Guido Caristo si aggiudicano quindi i Campionati Meridionali.
La lunga tradizione di vittorie dei ragazzi giallorossi del Circolo Canottieri Napoli è appena iniziata.

NOTE
1 James Gordon Bennett jr., americano di origini scozzesi, era figlio di Gordon Bennett, fondatore dei quotidiani “New York Globe” e New York Herald”. Il nome dello yacht deriva da quello della protagonista dell’omonima commedia di Aristofane, ΛΥΣΙΣΤΡΑΤΗ (letteralmente:”colei che scioglie gli eserciti”), rappresentata per la prima volta nel 411 a C.
2 Il percorso della Lysistrata e cambiato con gli anni; quello delle prime edizioni era da Capo Posillipo a Palazzo Donn’Anna, 2.000 metri in linea. Il campo di regata tra Mergellina e Via Partenope venne poi ideato dai giallorossi Piero De Gregori e Matteo Giovinetti assieme al Conte Roberto Gaetani per far partecipare all’evento la grande folla (cfr. “Il Mattino” del 25 marzo 1987, anche nel volume “CRV Italia 1889-1999”, a cura di Donatella Trotta, pag. 40). Anche il regolamento è mutato nel tempo: inizialmente, l’otto doveva essere formato da quattro canottieri esordienti e quattro che avevano debuttato l’anno prima.
3 Anche il Circolo Nautico era nato, nel 1901, dall’iniziativa di tre soci del Savoia che avevano lasciato il Circolo per divergenze sul sistema di voga (un’ampia spiegazione nel libro “Una traversata lunga un secolo” di Raffaele Procacci sui cento anni del Club Nautico della Vela Napoli alle pagg. 7 e 8). Per il Nautico l’adozione dello stile “foirbans” fu il casus belli della scissione, “un fattore squisitamente tecnico. All’incirca di come s’era verificato poi per il Napoli” (ibidem, pag. 7). Invero, per la Canottieri le divergenze erano più profonde; se ne rintraccia ancora l’eco nel libro dei cento anni dello Yacht Club Canottieri Savoia (Electa Napoli, 1993), in cui si sintetizza che il distacco sarebbe avvenuto “sempre per diversità di opinioni sull’attività remiera” (così pag. 17).
4 La Coppa in argento, alta più di un metro, venne messa in palio nel 1893 dal già citato magnate americano Gordon Bennett jr.; riservata agli yacht di oltre venti tonnellate, doveva essere assegnata a chi si fosse aggiudicato per tre volte consecutive la competizione, exploit riuscito ad Anatra nel 1907-9 dopo le precedenti affermazioni del 1904 e 1905. Tra i concorrenti, le imbarcazioni del Principe di Galles, del Duca degli Abruzzi, il “Gracie” di Lord Paget, il francese “Anemone”. Nel citato libro dei cento anni del Savoia si legge: “Emilio Anatra, yacht man valoroso e competente che mantiene alto all’estero il buon nome d’Italia e di Napoli nostra” (pag. 62). Ed ancora “Anatra è stato per moltissimi anni l’animatore della sezione velica del Savoia e della vela napoletana” (pag. 49). In suo onore il Circolo partenopeo bandisce annualmente una “Coppa Emilio Anatra” per imbarcazioni classe 470; in precedenza, un Trofeo con lo stesso nome veniva assegnato ai Campionati meridionali del remo. Sempre al Savoia si ricordano diversi concerti da lui diretti, il 21 dicembre 1901, il 9 febbraio 1902 ed il 31 gennaio 1904, nel quale il maestri si esibì un trio per piano, violino e violoncello che eseguì musiche di L. van Beethoven nonché nell’esecuzione di pezzi di F. Liszt.
5 Da “Il Mattino del 25/26 luglio 1914.
6 A. Manzoni, “Marzo 1821”.
7 Così nella motivazione del conferimento della medaglia d’oro al valor militare, arrivato per Edgardo Cortese e Nicola Nisco con R.D. del 31 marzo 1921.
8 La Coppa, per jole a quattro vogatori con età massima di 18 anni, era stata istituita nel 1919 dal Circolo Canottieri Italia in onore del Cavaliere Alfredo Pattison, Presidente della sezione partenopea del Reale Rowing Club Italiano; da allora viene tradizionalmente abbinata alla Lysistrata come gara d’apertura della sessione.
9 Dal volume: “Lysistrata. 1909-2001” (di Gegé Maisto e Marco Lobasso. Pubblicazione del Circolo del Remo e della Vela Italia. Napoli, 2001. Pag. 22).
10 Gli “Octos burritos” sono Vetere, Iannaccaro, Di Giuseppe, Dupuy, Amodio, G. Mancini, Knight, R. Mancini, timoniere Contini. Al secondo posto si piazzano i “Pellicani” De Luca, Coltzoff, Vigliano, Molea, Wagner, E. Bruschini, Cannavale, Santacroce, timoniere Castellino.
11 Gino Colombo sarà affettuosamente ricordato, a proposito di posteriori edizioni della Lysistrata, come “grande allenatore ed epigono di uno stile antico e già allora tramontato” (Il Mattino, 25 marzo 1987, anche nel libro del CRV Italia, pag. 40).

A cura di Gian Nicola De Simone

IL CIRCOLO CANOTTIERI NAPOLI NEGLI ANNI VENTI
DEL NOVECENTO

…e di subito parve giorno a giorno essere aggiunto … (Par., I, 61-2)

Napoli negli “anni ruggenti”
…Sol, qui terrarum flammis opera omnibus lustras (Aen., IV, 607)

All’alba degli anni venti del novecento Napoli presentava ancora un aspetto ottocentesco, verdeggiante, quasi come l’aveva conosciuta Giacomo Leopardi: le carrozzelle erano il mezzo di trasporto principale, quartieri quali Fuorigrotta, Posillipo e Vomero apparivano scarsamente urbanizzati pur in quella che qualche anno addietro, nella “Belle Epoque”, era stata definita l’unica vera metropoli italiana. Eppure, in una relazione inviata al Consiglio Comunale, l’autorevole voce di Giuseppe Moscati 4 si leva contro il piano regolatore del 1919, nel timore di un’alterazione paesaggistica dei luoghi. A breve, nel 1925, l’area cittadina viene raddoppiata (da 5.200 a 11.727 ettari) con l’annessione di piccoli comuni quali Bagnoli, Pianura, Soccavo ad ovest, Chiaiano, Secondigliano, S. Pietro a Patierno a nord, Barra, Ponticelli, S. Giovanni a Teduccio ad est.
La ripresa dalla crisi economica seguita alla prima guerra mondiale passa attraverso il compimento di importanti opere pubbliche: nel ‘25 sono completate la Galleria “Laziale” e la linea di trasporto su binari Bagnoli-Gianturco, la prima “Metropolitana” d’Italia; l’anno dopo viene inaugurata l’arteria stradale di Via Petrarca, nel ‘28 aprono la funicolare Centrale ed il tratto dell’autostrada Napoli-Salerno che arriva a Pompei. Nascono i primi stadi per la pratica sportiva: due impianti polifunzionali, uno costruito nel ’23 all’Arenaccia ed in seguito denominato “Albricci”, di proprietà militare (ora del Ministero della Difesa); il secondo, eretto cinque anni dopo al Vomero, viene intitolato al giornalista Arturo Collana.
Per abitanti, turisti, letterati il lungomare con Castel dell’Ovo e Santa Lucia, Mergellina, Marechiaro, illuminati dal sole, erano la cartolina di una città che emanava lo stesso fascino del periodo del Grand Tour, ricca com’era di storia, arte e bellezze naturali. Nel febbraio del ’28 venne addirittura istituito un servizio di idrovolanti per gite nel golfo. L’incantesimo napoletano si riassumeva nelle “Festa del mare” che si svolgeva a giugno tra Palazzo Donn’Anna e il porto: un tripudio di colori con vele, scafi, imbarcazioni a remo, gare e kermesse di ogni tipo.


La vecchia sede

…Poca favilla gran fiamma seconda (Par., I, 34)

Scendendo i gradini che dal lungomare portavano alla banchina chiamata Santa Lucia Nuova, di fronte a Castel Dell’Ovo, si trovavano già allora i tipici ristoranti “Zì Teresa” e “A’ Bersagliera” che ne caratterizzano ancor oggi la veduta, nei quali avventori di ogni dove gustavano i tipici spaghetti ai frutti di mare; poco distante, sullo stesso lato, spiccavano il Reale Yacht Club Canottieri Savoia ed il Circolo del Remo e della Vela Italia; ma, da qualche stagione, invece di svoltare subito a sinistra come si era soliti veder fare, atleti prestanti, ragazzi, galantuomini in colletto duro e dame eleganti iniziavano a dirigersi sulla destra della scala, verso un complesso formato da 3 locali con una veranda ed un pontone proteso sul mare. Sulla sommità sventolava una bandiera giallorossa a togliere ogni dubbio: era la sede della Canottieri Napoli, la nuova realtà sportiva della città. Il sodalizio si era qui trasferito dopo aver presto abbandonato un piccolo locale datole in prestito dal Circolo Nautico al Borgo Marinari, appena sufficiente a ricoverare le poche imbarcazioni con le quali aveva iniziato l’avventura. A Santa Lucia, invece, poteva disporre di una vasta sala per gli armi, uno spogliatoio, ed uno stanzone centrale che venne diviso da un tramezzo: si ricavarono in tal modo una saletta da biliardo ed un salone, nel quale collocare poltrone, tavoli, la pedana per l’orchestra ed una vetrinetta per raccogliere i trofei che iniziavano ad accumularsi. Si aggiunse quindi una veranda esterna in legno, abbellita di piante e variopinte sedie a sdraio. Durante la grande guerra, partiti i soci per il fronte, Piero Castellino aveva preservato questa sede accollandosi ogni spesa per evitare chiusura e trasloco e permettere alla Canottieri di avere la sua casa; nel ’50 sarà nominato “Socio benemerito”.
Legati alla sede che le future generazioni chiameranno antica 5, personaggi la cui immagine svapora nel tempo; restano nomi, a volte solo pseudonimi: se al Borgo marinari “Mastro Daniele” provvedeva alla carpenteria, a Santa Lucia “’o naso ‘e cane” fittava barche sotto il pontone. Domenico Desideri, per tutti semplicemente “Mimì”, dipendente factotum, amico di soci ed atleti, preparava il suo magico “beverone”. Con lui, “Rafele o’ sciato”, al secolo Raffaele D’Esposito: custode delle vele, indovino di venti, suggeritore di rotte, elargiva la sapienza della marineria sorrentina; un retaggio che proseguirà al Circolo grazie al figlio Michele ed al nipote che ne portava il nome, competente e signorile come gli avi.

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Accanto alle attività sportive, presso la vecchia sede fiorisce anche un’intensa vita sociale, con affollati ricevimenti, cene di gala, spettacoli, eventi culturali come le letture di poesie interpretate dall’incantevole voce di Maria Melato; non mancano naturalmente teatro e musica napoletani mercé l’attore Agostino Salvietti ed un giovanissimo Roberto Murolo. La magistrale penna di Matilde Serao dà lustro ad una delle prime feste del Circolo, di cui descrive l’atmosfera ed il dolce giallo e rosso ideato per l’occasione dal Cav. Caiazzo del Caffè Italia utilizzando limone e ribes.
Il carnevale del ’27 è ravvivato da un ballo mascherato a tema, “la festa dell’Inferno”, che trasforma i locali del C.C.N. in un’autentica … bolgia; verrà ricordato per anni. Irresistibile polo di attrazione era il biliardo con l’annuale torneo in cui eccellevano Ettore Fraia e Guido Anselmi; Salvatore Menichini, Livinio Gioffredi, Francesco Picone i loro rivali più aspri.
Le cronache dell’epoca iniziano a raccontare delle solenni cerimonie che accompagnano il varo delle nuove imbarcazioni; ad una di queste, nel ’26, viene invitato il Principe di Piemonte Umberto di Savoia: il futuro Re Umberto II, mestamente ricordato da alcuni storici come “Il Re di maggio”, accetta di diventare Presidente Onorario della Canottieri, che si fregia del titolo di Circolo “Reale” 6.

Una fucina di sport e di vita
Effusa flamma primo velut sparsa pluribus locis reluxit (Livio)

Dal punto di vista agonistico, gli “anni ruggenti” erano partiti nel migliore dei modi per il C.C.N. con le vittorie nella Coppa Lysistrata del 1920 e 1922 (doppietta); poco dopo la Canottieri diviene leader indiscussa del canottaggio napoletano e riferimento di tutto il sud Italia. Già nel ’23 l’otto giallorosso aveva dominato i Campionati Meridionali: protagonisti dell’occasione erano stati Castellino, E. Bruschini, Knight, Molea, De Luca, Vidgorek, Moffa, Bowinkel, timoniere Caristo. Il 26 e 27 luglio dell’anno seguente si disputano a Napoli i Campionati Centro-Meridionali del Remo, che trovano diversi potentati locali in grave difficoltà: Il Mattino introduce l’evento con un sottotitolo ad effetto: “I difensori del Remo partenopeo”. Si spiega che, col Savoia, è rimasto il C.C.N. “a difendere il buon nome del canottaggio napoletano … Il Club di Anatra non si smentisce. Sorto come superba ed attiva fucina di sempre nuovi, più saldi atleti del remo, continua nella via segnata con la perseveranza dei forti”. Ed invero il Napoli è presente in tutte le regate, imponendosi nell’otto e quattro yole, nel quattro fuoriscalmo in cui supera l’Aniene 1. Il ‘quattro con’ si aggiudica poi la Coppa Preolimpionica, mentre nel giugno ’25 alle regate nazionali di Palermo primeggiano ancora ‘quattro con’ e quattro yole. L’annata si chiude con il successo ai seguitissimi Campionati universitari dell’otto yole su cui ci sono Mancini, E. Bruschini, Vetere, Lucca, T. Folinea, Iannaccaro, Vidgorek, Terra, timoniere Enzo Amato.

1 L’equipaggio del quattro jole prevedeva De Gregori, Costabile, Vidgorek, Carano, timoniere Roberto Gaetani, che guidava anche il quattro outrigger di Vetere, Del Prato, Amodio, Mancini.
Alla Coppa Preolimpionica il ‘quattro con’ è formato da Vetere, Mancini, Amodio, Iannaccaro timoniere Amato; partecipa con onore anche il ‘due con’ di Ruggero Cozzani e Modestino D’Errico. A Palermo il ‘quattro con’ schiera Amodio, Del Prato, De Gregori, Vetere; il ‘quattro jole’ conta su Gioffredi, Santacroce, Persico, Bruschini, timoniere Gaetani.

A queste affermazioni si somma la triplice affermazione consecutiva nelle edizioni della Lysistrata dal ‘27 al ‘29, tenute sul nuovo percorso con traguardo all’inizio di Posillipo, a Villa Chierchia, in omaggio alla creazione, nel ‘25, di una nuova società: il Circolo Nautico Giovinezza, che, finita la guerra, cambierà il nome in Circolo Nautico Posillipo. Proprio contro il Giovinezza i giallorossi conseguono, il 3 maggio del ’27, una delle vittorie più contrastate della storia della competizione: il serrate, che sarà a lungo ricordato dagli appassionati napoletani, premia il nostro equipaggio, i “Trevignazzi” 2. Nel ‘28, a maggio, Mario Menghi si impone in due regate preolimpioniche in singolo.

2 Questi gli armi vincitori:
1927:Foliea, Testa, Iaccarino, Laurini, Orsi, Rotondo, Ferraro, Abbate, tim. Amato.
1928: Laurini, Rotomdo, Cesi, Antonelli, Piccolo, Alò, Maglione, Abbate, tim. Amato
1929: Laurini, Iaccarino, Guida, Di Pasquale, Cesi, Antonelli, De Ciuceis, Clemente, tim. Amato

Un’altra memorabile tappa cade nel 1926: dopo aver vinto le regate nazionali di Roma ed Ancona, a Pallanza Domenico Carunchio si aggiudica il titolo Italiano Junior di singolo, diventando il primo campione d’Italia individuale giallorosso.
Nello stesso anno un equipaggio formato da atleti della Canottieri e del Giovinezza voga in otto jole da Napoli a Roma, fino all’Aniene, ed il 25 settembre è ricevuto dal Capo del Governo, On. Benito Mussolini. Tra i nostri figurano Pietro De Gregori e Nino Postiglione.

Ma la Canottieri è un fermento di multiformi iniziative: si tenta di diffondere i valori decoubertiani, di perseguire l’ideale della formazione dei giovani attraverso lo sport. La promozione delle attività agonistiche deflagra in ogni direzione.

…misi me per l’alto mare aperto / sol con un legno … (Inf., XXVI,100-1)

Subito dopo la guerra era partita la Vela, in origine una Sezione distaccata con quota di iscrizione a parte. Aveva un suo giornalino, il “Bollettino mensile del Club Canottieri Napoli”, redatto da Giulio Gaito e Piero Castellino, primo esempio in città di ‘house organ’. I prodromi dell’attività velica si ascrivono alla munificenza di Emilio Anatra, che aveva portato in dote il famoso “Caprice”. All’inizio degli anni ‘20 risultano registrate presso la Canottieri quattro imbarcazioni sociali: il “Surpise”, donato da Anatra, i monotipi “Brise” e “Delice” nonché il “Nada”, cutter del 1903 acquistato dai soci dopo la grande guerra; nove invece le barche private di soci, tra cui quattro “sei metri s.i.”, tre monotipi ed un cutter a deriva.
L’esordio per la vela giallorossa si ha nel 1919 con Piero Castellino e Matteo Giovinetti in una gara per imbarcazioni classe Monotipo; il primo successo è la conquista nel 1923 della Coppa delle Quattro Stagioni, serie di regate combinate sempre per Monotipi: le due finali (estiva, autunnale) del 17 luglio e del 25 settembre a S. Lucia portano in vetta l’equipaggio formato da Piero Castellino (timoniere) e Maurizio Salzano (prodiere).

…Äριστον μέν űδωρ (Pindaro, I Olimpica)

Dal 1922 il nostro Circolo si dota di una brillante Sezione Nuoto, sorta per impulso di due dirigenti, Archimede De Gregori e Mario Costa, e dell’atleta Lucio Vittozzi. Per comprendere lo spirito dei nostri primi nuotatori e il loro afflato, è necess6
ario fare un passo indietro, di circa un secolo.
Nel 1828 studenti di Eton avevano fondato la prima squadra di nuoto, che si ispirava ad ideali classici, come attesta il loro motto, tratto dall’incipit della I Olimpica di Pindaro: Äριστον μέν űδωρ (“l’acqua è invero il più nobile degli elementi”); la tradizione inglese, che tanto influenzerà i primi appassionati, associava nuoto e lettere classiche, cultura e amicizia in una visione romantica e romanzesca della vita: poeti e scrittori quali Lord Byron, Shelley, Coleridge, Kingsley, Swinburne (e come loro Goethe) esaltarono, nei fatti e nelle opere, il nuoto ed il rapporto dell’uomo con l’acqua.
Alle suggestioni ottocentesche attinsero i nuotatori napoletani per raccordare l’origine greca della città con l’istintivo, atavico amore per il mare. I pionieri giallorossi della disciplina furono Guido Alberti, Enzo Amato, Riccardo Folinea, Giulio Gentile, Giuliano Giuliani, Maurizio Improta, Roberto Martinelli, Salvatore Menichini, Lucio Vittozzi. Adottarono il motto della I Olimpica, forse per suggerimento dello scrittore Robert Byron, etoniano allora di passaggio per Napoli. All’epoca le gare si svolgevano a mare ed erano prevalentemente certami di fondo. Le barche accompagnavano i (pochi) concorrenti al largo e li scortavano fino a riva; poi furono definiti percorsi in linea più precisi, come il giro di Castel Dell’Ovo o l’attraversamento del Golfo. Leggendari alcuni successi dei giallorossi: nel ‘23 Folinea, allievo della Nunziatella, si impose nella Traversata del Golfo organizzata dalla Rari Nantes Partenope, nel ‘28 Vittozzi nella 25 km Portici-Lucrino. Prove di dimensione omerica, in cui i protagonisti avevano in mente l’epos di Byron all’Ellesponto o del Capitano Matthew Webb, che nel 1875 per primo aveva attraversato a nuoto il Canale della Manica.
Nel nostro Paese il 14 agosto 1898, ad Anguillara sul Lago di Bracciano, si era disputato il primo Campionato Nazionale; la Federazione Italiana Rari Nantes era nata esattamente un anno dopo, ed aveva promulgato il suo Statuto a Roma il 23 maggio 1900. Nella nostra città il 19 luglio 1914 si svolse la “Grande Popolare Napoletana di Nuoto 6 e 22”, indetta e patrocinata da “Il Mattino” ed organizzata dalla Rari Nantes Partenope col motto “Motus in fine velocior”. Fu la prima grande manifestazione di nuoto del Mezzogiorno e, per partecipanti (oltre 200), la più importante d’Italia. Ebbe un’eco vastissima, come possiamo arguire leggendo anche “Il Mattino” del 20/21 luglio, sotto il titolo “L’apoteosi del nuoto”: “E’ stata giornata trionfale, quella di ieri, per lo sport natatorio partenopeo … Una simile forte e numerosa falange di appassionati cultori del salutare sport marinaro non si era mai ammirata nelle acque glauche del nostro delizioso e bel golfo: alcuna manifestazione natatoria partenopea aveva fino a ieri sollevato quell’entusiasmo ben comprensibile nell’animo giovanile dei tanti partecipanti … Il 19 luglio rimarrà ben scritto a caratteri d’oro nel libro che elenca le vittorie della gioventù napoletana … Una folla immensa ha assistito sia dalla magnifica terrazza del Bagno Savoia sia dalla Via S. Lucia allo svolgimento delle eliminatorie … Bello l’agone acquatico, cinto di barche multicolori e di bandiere”. Ad avallare la risonanza dell’evento, la notazione che i concorrenti passavano “innanzi ad una macchina di cinematografo” 7.
Eppure, la prima vera piscina per il nuoto in Italia venne approntata alla Farnesina a Roma per i Campionati Nazionali del ‘23, ed era scoperta. Le distanze olimpiche si combattevano ancora in mare. Nel porticciolo di Santa Lucia venne allestito il campo di gara napoletano, delimitato dai pontoni del Savoia e della Canottieri staccati di 100 metri e chiuso sui lati lunghi da due corde di sughero. Negli anni ’20 la supremazia cittadina era un affare a due tra il nostro Enzo Amato 8 e Vincenzo De Luca della Rari Nantes; al tocco sui 100 stile il cronometro segnava 1’16 circa. Una vivida descrizione della disfida la fornisce Ninò Bruschini: “Si viveva per quel breve episodio … un minuto di spasimo che portava tutti gli spettatori che stavano sul pontone galleggiante a spingersi in avanti, verso i bordi interni mentre il pontone s’inclinava e l’acqua saliva a bagnare i piedi. Il tardivo salto indietro non rimediava a nulla, ma il calore dell’entusiasmo impediva persino di sentire il freddo e l’umido” 9.
In campo femminile brillavano Lillia Menghi e Mimma Calabrese: quest’ultima diede al Circolo la prima affermazione in campo nazionale, aggiudicandosi i 100 stile nella selezione preolimpionca del 1928.

Mira colui con quella spada in mano, che vien dinanzi ai tre sì come sire (Inf., IV, 86-7)

Nel ‘24 a Parigi si svolgono i Giochi della VIII Olimpiade, gli ultimi tenuti sotto la Presidenza di Pierre de Fredy, Barone di Coubertin; li renderà immortali, assieme alle gesta di Johann Weissmuller, il Film “Momenti di gloria” di Hugh Hudson, premiato con l’Oscar nel 1981, che celebra i successi nell’atletica dei britannici Harold Abrahams ed Eric Liddell. Per Napoli e la Canottieri è l’Olimpiade di Renato Anselmi: Ingegnere, Generale di Divisione, assieme al fratello Diego aveva dato vita, nella sede di Santa Lucia, ad una piccola sezione scherma che, seppur di breve durata, fu frequentata da altri eccelsi nomi dell’arte della spada come Gazzarini e Ciro Verratti. In virtù delle sue tradizioni schermistiche, alla città di Napoli era stata affidata nel 1861 l’Accademia Nazionale di Scherma, Ente Morale unico in Italia, che in Europa trova un parallelo solo a Parigi. Anselmi riassumeva tutte le caratteristiche della ‘bella scola’ partenopea: tecnica, eleganza, risolutezza; si muoveva in pedana “con l’ardore combattivo che pare gli sia stato comunicato dai caldi bollori del Vesuvio” 10. Dalla Francia torna con la medaglia d’oro nella sciabola a squadre.

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Ambiente sportivo a 360 gradi, la Canottieri non dimentica una delle sue originarie matrici, quella calcistica. Nel ‘23 e nel ‘27 si organizzano tornei di calcio tra circoli cittadini, che i giallorossi vincono regolarmente, la prima volta superando 2-1 l’Italia, la seconda battendo 3-2 nell’incontro decisivo il Circolo del Remo in cui milita addirittura Attila Sallustro 3. Mattatore delle partite l’ala destra Ernesto Bruschini, per gli amici “Ninò”, che giocava con le lenti poggiate sul naso, senza stanghe; medico, giornalista, aveva fondato con Emilio Anatra e l’inglese William Poths (impiegato nella sede locale dell’agenzia marittima Cunard Line) il Naples Football & Cricket Club, squadra in cui si distinsero Felice Scandone e Mario Argento. Proprio dalle ceneri di quella società, il primo agosto 1926 nasce l’Associazione Calcio Napoli; Presidente Giorgio Ascarelli, anch’egli tra i fondatori della Canottieri.

3 Queste le formazioni, Nel ’23: Mario Cavalli, Francesco Picone, Giuseppe Picone, Mario Guidotti, Gaetano Del Pezzo, Livinio Gioffredi, Ninò Bruschini, Carlo Bruschini, Enzo Esposito, Pino Ghisi, Modestino D’Errico. Nel ’27: Striano, Francesco Picone, Giuseppe Picone,, Improta, Livinio Gioffredi, Bianciulli, Ninò Bruschini, Pollio, Pietro De Gregori, Modestino D’Errico, Chiariello.

La vita sociale: da Emilio Anatra a Natale Schiassi
…Templa deis aquae construite (attribuita a Cesare Augusto)

Sul calare del 1925, Emilio Anatra, l’Ingegnere, yachtman e pianista, armatore e mecenate, artefice della fondazione della Canottieri, entusiasta Primo Presidente del sodalizio cui aveva donato ogni suo bene, decide di passare la mano dopo 12 anni di reggenza; l’Assemblea del 1926, plaudente, lo acclama “Presidente benemerito” nella generale commozione. Ne raccoglie la fiaccola degli ideali e della passione Natale Schiassi, Avvocato e poi Deputato, che ricoprirà la carica di Segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera con Ciano e Grandi.
A breve gli si pone un quesito: la sede di Santa Lucia inizia a mostrarsi insufficiente di fronte al crescente numero di soci, al prepotente sviluppo delle attività agonistiche, al prestigio acquisito. Bisogna cercare una nuova soluzione e si pensa all’amena area demaniale del Molosiglio, da poco collegata al nuovo centro di Napoli dalla Galleria della Vittoria; qui, nella rada naturale tra il mare e i giardinetti, si individua lo spazio idoneo per costruire un edificio a due piani. Con Provvedimento del 16 gennaio 1929 il Comune opera la cessione “… dell’area al Molosiglio occorrente per la costruzione della sede della Pro Canottieri Napoli”. Nel ’35 concederà poi al C.C.N. “un’area di mq 1.320 al Molosiglio da utilizzare per l’impianto di un campo di tennis” 11. In effetti, l’Avv. Francesco Picone, nel suo scritto “In Memoria di Natale Schiassi”, ricorda: “Si formò una società «pro Canottieri Napoli» con emissione di azioni di lire cinquecento, acquistate con sacrificio anche dai più giovani, ottenendosi un capitale liquido che permise la costruzione del rustico – da potersi in seguito ampliare sui due lati, come avvenuto” 12. Ricevuto dunque l’assenso per la concessione dell’area dal Comune di Napoli e, quindi, dal Ministero della Marina, alcuni soci (gli Ingegneri Gaetano Del Pezzo e Gaetano Marcolini, l’Avv. Matteo Giovinetti) si fanno carico, a titolo grazioso, di progettazione e direzione di lavori “improntati ed attuati in perfetta economia” 12. Assieme a loro, va menzionato il contributo di Spartaco Cesi, “tesoriere impareggiabile”.
Per le ulteriori spese, necessarie per la finitura della sede, si ottiene dal Banco di Napoli un finanziamento, garantito da fideiussioni personali di Natale Schiassi, Archimede De Gregori, Gaetano Del Pezzo e Piero Castellino. L’ultima parte del debito residuo verrà alla fine annullato dall’Istituto di Credito su proposta del Direttore Generale Giuseppe Frignani, che diventerà nostro socio onorario.
Il 4 novembre 1929 Pietro De Gregori vince in singolo la regata internazionale di Catania: il Gran Pavese viene issato sui locali di Santa Lucia e subito dopo su quelli del Molosiglio, ormai terminati.
E’ tutto pronto. Per la Canottieri Napoli sta per iniziare una nuova epoca.

NOTE
4 San Giuseppe Moscati (1880-1927), Medico, Professore, dedicò la sua splendida vita alla cura ed all’assistenza dei bisognosi, recando ovunque amore, conforto e scienza. “Il Medico Santo” venne canonizzato da Papa Giovanni Paolo II il 15 ottobre 1987, ma da decenni i fedeli si fermavano a pregare davanti al suo sepolcro nella chiesa del Gesù Nuovo, dove nel 1930 erano stati traslati i suoi resti mortali. La sua relazione è riportata alle pagg. 161-2 nel libro “Medici napoletani. 27 secoli di storia. 100 anni di Ordine. Il mito, la storia, i luoghi, i protagonisti.” (AA.VV. a cura dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia, Napoli 2012); il volume riporta il testo pubblicato su Il Mattino del 24 ottobre 1987. Il titolo “… E Napoli bella muore” è tratto da un brano dello scritto.
5 Secondo una ricostruzione pubblicata sul libro dei 100 anni del Circolo Savoia, i “grandi locali” della vecchia sede della Canottieri andarono poi al Circolo biancoazzurro e sono “oggi adibiti dal Savoia a scuola vela e scuola canottaggio” (pag. 17).
6 Al pari del Circolo Savoia, l’epiteto “Reale” venne espunto dalla ragione sociale agli esiti del referendum istituzionale del giugno 1946.
7 Per la cronaca ricordiamo che la riunione dei partecipanti era fissata a Santa Lucia presso lo stabilimento balneare “Savoia”, posto su palafitte, uno dei molti che caratterizzavano allora il litorale di Napoli. La gara fu vinta Augusto Laganà della R.N. Partenope.
8 Il povero Enzo Amato morirà a soli 25 anni nel luglio 1934. E’ considerato tra i pionieri del nuoto napoletano, che aveva iniziato alla Rari Nantes. Era stato anche timoniere nel canottaggio e tra i primi rugbysti della nostra città. In suo onore, si disputò per qualche tempo la “Coppa Enzo Amato”, valevole quale prova di selezione dei nuotatori campani in vista dei Campionati Italiani. In seguito, nel ’38, venne messa in palio una omonima Coppa nel canottaggio all’otto yole vincitore della Coppa Mussolini.
9 Dal libro “50 anni di vita del Circolo canottieri Napoli”.a cura di Piero De Gregori e Ninò Bruschini, Napoli, 1964.
10 Così sul “Mezzogiorno Sportivo” del primo luglio 1932, articolo di Mario Spinetti. Anselmi parteciperà anche alle Olimpiadi di Amsterdam ’28 e Los Angeles ’32, guadagnando, in entrambe le occasioni, l’argento a squadre, ma era ormai uscito dall’orbita del C.C.N. Verrà insignito della Commenda della Corona d’Italia, della Commenda con spade della SMOM, del Cavalierato dell’ordine equestre dei SS. Maurizio e Lazzaro. Ai Giochi del ’32, Commissario Unico della Nazionale di Scherma era il Grande Ufficiale Nedo Nadi, il più illustre schermidore di sempre.
11 Così riportato in Italo Ferraro, “Napoli. Atlante della città storica. Pizzofalcone e le Mortelle” (Ed. Oikos, Napoli, 2010), pag. 133; l’autore cita B. Petrella,“Napoli. Le fonti di un secolo di urbanistica” (Napoli, 1990, pag. 442).
12 Riportato nel nostro libro del 1979. Più avanti si dice che “Infine le azioni, rimborsabili per sorteggio e non produttive di utili, si caducarono e svanirono quasi per magia di spirito di corpo e rappresentarono soltanto un ricordo di sottoscrizione volontaria e gratuita”.

A cura di Gian Nicola de Simone

IL CIRCOLO CANOTTIERI NAPOLI NEGLI ANNI TRENTA DEL NOVECENTO
… incipit vita nova (Dante, “La Vita Nuova”, I, 1)

La nuova sede
It was many and many a year ago in a Kingdom by the sea …(E.A .Poe, “Annabel Lee”, 1-2)

Il primo gennaio 1930, con una serata di gala memorabile, viene inaugurata la nuova sede del Circolo Canottieri al Molosiglio. Nell’edificio, illuminato a giorno, convengono tutti i soci in divisa: giacca blu e bottoni d’oro, pantaloni bianchi; dame raffinate sfoggiano i classici cappelli dell’epoca. Per un attimo la città si ferma: sulla litoranea la folla si raduna per ascoltare le note dell’orchestra da ballo e partecipare idealmente alla festa del “Napoli”, come si iniziava a designare il C.C.N.
L’aedo dei fasti giallorossi è ovviamente Ninò Bruschini, umanista che sul “Mezzogiorno sportivo” pubblica uno splendido corsivo, già menzionato altrove: “Giallo-rosso, colori di luce”; proverbiale l’apertura: “A destra una distesa d’azzurro: il mare ! A sinistra una pennellata di verde: i Giardini ! E fra mare e giardini una palazzina tutta freschezza nella sua ardita eleganza”. Descrive quindi la casa, la vita sportiva e sociale che in essa inizia a fluire. Il piano terra è dedicato alle attività agonistiche: “Tutto il mondo sportivo è qui. E tutto è semplice, elegante nella sua semplicità”; ritrae l’hangar delle imbarcazioni, la carpenteria, lo spogliatoio “Bianco e pulito con i suoi duecento cassetti ben disposti lungo le pareti” e le quattro docce; ed ancora la sala da biliardo, la segreteria, la cucina. Poi “In fondo all’entrata uno scalone di marmo vi fa subito comprendere che dal regno sportivo si passa al regno mondano”: al piano superiore troviamo le decorazioni di Carlo Cocchia, la sala da pranzo, la sala da gioco, la sala di lettura (“Severa, fatta per il raccoglimento e la meditazione”), il bar e, finalmente, il grande salone: “Da sei archi si vede il mare, così vicino che sembra quasi possa traboccare in essi con la luce”. La gioia è incontenibile: “Tutto nuovo. Nuovo, nuovo !”.
Di lì a poco la fabbrica si protenderà verso la scogliera: sull’hangar e gli spazi limitrofi vengono costruite la terrazza, la veranda coperta e la nuova sala da pranzo; al posto della vecchia, si ricava un altro ambiente, utilizzato anche per le Assemblee dei soci.
La dimora “E’ sorta lì come per incanto, pietra su pietra, in un lavoro solitario e tenace … per dare alla nostra Napoli un nuovo simbolo della sua vita rinnovata”. Invero, l’opera è il risultato della perseveranza e della dedizione del Presidente Schiassi, del Consiglio e dei soci.
Il fastoso ricevimento della Canottieri anticipa il ritrovato brio di quegli anni nella nostra città, favorito dall’arrivo, il 4 novembre del ’31, del Principe di Piemonte Umberto 3 con la moglie Maria José; a Napoli nascono i loro figli, a Villa Rosebery il futuro Re nuota, anche di notte, nel limpido mare posillipino; al Molosiglio è di casa: “Presidente Onorario”, ama intervenire, assieme alla consorte, alle cerimonie per il varo di nuove imbarcazioni del remo o della vela.
Le più importanti personalità pubbliche dell’epoca diventano soci della Canottieri, come i Segretari del Partito fascista napoletano di un intero decennio. Sono tre Avvocati: Nicola Sansanelli (’27-‘29), Professore universitario, che sarà anche Sindaco di Napoli, il Presidente giallorosso Natale Schiassi (‘30-‘34) e Francesco Picone (’35-‘36). Ma al C.C.N. non manca il pluralismo: nella compagine sociale si distingue Giulio Rodinò, fondatore del Partito Popolare Italiano e poi della Democrazia Cristiana; Avvocato anch’egli, fu più volte Ministro, quindi vice-Presidente del Consiglio in un momento particolarmente difficile dal ’44 al ’45; gli verrà attribuita la Medaglia d’oro al merito civile. Ed ancora vanno ricordati Mario Argento, medico, pioniere del giornalismo sportivo, e l’Ingegnere Amedeo D’Albora, senatore, che tra l’agosto 1929 e l’inizio del 1930 progetta e realizza lo Stadio Vesuvio, poi intitolato a Giorgio Ascarelli, Presidente del Napoli calcio, mecenate e nostro socio fondatore.
La città si arricchisce di eventi sportivi, tra cui un Concorso ippico che prelude all’apertura, nel ’35, dell’Ippodromo di Agnano. Nel ‘33 viene istituito il Gran Premio automobilistico di Napoli, denominato “Coppa Principessa del Piemonte”, vinto, l’anno dopo, dal grande Tazio Nuvolari; si disputerà poi dal’37 al ‘39. In calendario rimane l’arrivo di una tappa del Giro d’Italia: nel ’34 la gente in tripudio porta in trionfo Learco Guerra. Al contempo, si registra un sussulto nell’edilizia sportiva. Il 16 febbraio 1930 si inaugura lo stadio di calcio “Giorgio Ascarelli”, capace di 20.000 posti, completamente ricostruito in cemento armato nel ‘33 in vista dei Mondiali ospitati in Italia l’anno successivo; nell’occasione, la capienza viene raddoppiata. Dopo l’Ippodromo, in breve tempo si costruiscono ben due piscina olimpiche: una comunale nel ’36, battezzata “XXVIII ottobre”, decentrata ma coperta e di splendida fattura, poi, a distanza di tre anni, quella aperta presso la Mostra d’Oltremare 4.
A testimonianza di una rigenerata vitalità, nel ’32 il porto di Napoli vanta il primato in Italia per movimento di navi, 20.308, il doppio del secondo scalo (Genova); nel ’36 diviene il primo in Europa per passeggeri.
Il procedere della vita cittadina si arresta tuttavia il 5 aprile del ’34: si spegne nella sua casa in Via San Pasquale a Chiaia Salvatore Di Giacomo. Tutta Napoli lo piange. E’ la fine di una stagione della cultura letteraria napoletana, che aveva già perso Matilde Serao nel ’27, Eduardo Scarpetta nel ‘25.

Sulle vette d’Italia e d’Europa
Quel sol che pria d’amor mi scaldò il petto di bella verità m’avea scoverto, provando e riprovando, il dolce aspetto (Par., III, 1-3)

Con i nuovi spazi acquisiti, la Canottieri allarga la compagine sociale e la base di reclutamento, compiendo un ulteriore salto di qualità nelle attività sportive. Ma dirigenti, soci, atleti non dimenticano la loro pristina vocazione, i principi informatori che continuano a rendere il C.C.N. messaggero di stile. Al centro l’idea che l’impegno sportivo è un modo di essere che partecipa ad attuare la dimensione profonda dell’uomo, nella correlazione tra sport e vita: il primo concorre a formare la personalità dell’individuo insegnando la lealtà dei comportamenti, la tensione onesta verso il traguardo, lo spirito di corpo, la virilità che si traduce in azioni generose; nella seconda lo ‘sportsman’ potrà così trasfondere le esperienze positive maturate ed abbinare alla felice ricerca dell’autorealizzazione l’educazione allo sforzo, l’obbedienza alla norma, l’apprezzamento dei meriti, la capacità di collaborazione. Su queste basi i giovani imparano una condotta affettiva in armonia con quella morale e civile.
Assieme ai Presidenti, si stagliano, offrendo la loro esperienza nella preparazione degli atleti, illustri figure quali Livinio Gioffredi, Mario Costa, Piero Castellino e, primus inter pares, Archimede De Gregori. Leggenda dell’Aniene, con cui era stato Campione d’Italia del remo dal 1904 al 1911 sul celebre otto “S.P.Q.R.”, “Il Commendatore” aveva iniziato a vogare col Circolo Donau di Vienna; aveva praticato anche scherma, lotta boxe, nuoto e ciclismo, sport quest’ultimo in cui primeggiò vincendo la prima edizione della classica Roma-Napoli-Roma e la Vicenza-Roma. Trasferitosi a Napoli, era divenuto Vice Presidente Sportivo della Canottieri condividendone lo spirito ed indirizzandone la scuola; indicato sul “Mezzogiorno sportivo” come “Uno dei più grandi campioni che abbia mai avuto il canottaggio italiano”, nel ’39 viene proclamato “Socio benemerito” del nostro Circolo; con lui ha origine l’affratellamento del C.C.N. con il Circolo Canottieri Aniene 5.

…L’acqua ch’io prendo già mai non si corse (Par., II, 7)

Canottaggio e vela si contendono l’onore di portare al Molosiglio il primo titolo nazionale assoluto in un anelito generoso: ognuno “… corse e correndo li parve esser tardo” (Par., XI, 81). Cronologicamente, il vanto spetta a Guido Postiglione, invincibile Campione Italiano nella classe Dinghy 6 nel ’32 a Napoli, nel ’34 a Rapallo e nel ’35 di nuovo a Napoli sull’imbarcazione “Sparaglione”. Chiamato a maggior gloria, ancora nel ’35, assieme a Nando Gianturco, conquista il Campionato Europeo classe Star sul “Sirah”: è il primo successo continentale della Canottieri. Completo e versatile, ad Anzio Postiglione riporta ben sette vittorie nella stessa riunione, con a manovra Fiore e l’Ammiraglio Guglielmo Bellet. Animo nobile e gentile, modesto come tutti i migliori, quando lascia l’agonismo dona al Circolo la sua barca con cui tante volte, vittorioso, aveva celebrato i colori sociali.
Il remo, a sua volta, miete allori ovunque, sia nelle classi olimpiche sia con le imbarcazioni da mare. Formano un binomio monumentale Roberto Iaccarino e Beniamino Cesi 7, compagno al liceo classico della Nunziatella del già citato nuotatore Riccardo Folinea: ai Giochi Mondiali Universitari del 1930 a Darmstadt vincono l’oro nel “due senza”, nel ’32 gli Italiani Juniores; la coppia, ormai inarrestabile, si impone nel ‘33 e nel ’34 ai Campionati Italiani assoluti di luglio a Castelgandolfo nel ‘due con’, timoniere Aldo Tamburrini, prima di conseguire il bronzo agli Europei di Lucerna.
All’ombra del Vesuvio, la Canottieri si riappropria della Coppa Lysistrata nel ‘35 e nel ’39, mentre ai Littoriali del mare del ‘39 a Genova e del ’40 a Milano porta sul gradino più alto del podio il ‘due’ ed il ‘quattro con’. In acque libere il protagonista individuale del momento è Pietro De Gregori, il figlio del Commendator Archimede: in singolo vince nel ‘30 a Castelgandolfo e Messina, con Nino Postiglione primeggia ad Orbetello e nelle regate internazionali di Napoli e Bari (questa nel ‘31); a Palermo, quando cinque giallorossi producono altrettante vittorie, domina in skiff e ‘due di coppia’.
Il nuoto, dal canto suo, inizia ad affacciarsi alla ribalta nazionale in specialità poi cadute in desuetudine: nel ’39 il C.C.N. si aggiudica la staffetta 3 x 50 stile (con primato italiano: 1’23”1) grazie ad Arrigo Marsiglia, Renato Martire e Lelio Zampaglione. L’anno dopo si sommano altri tre primati italiani, nella 5 x 50 (2’28”5), 10 x 50 (4’54”8) e 10 x 100 (10’04”9) sempre a stile libero; tra le donne Lucia Balsamo stabilisce il record nazionale juniores dei 100 dorso con 1’28”4, mentre la 10 x 100 stile riporta il miglior tempo italiano juniores 1.
E’ un momento di forte sviluppo dello sport al femminile: le ragazze erano presenti nel Canottaggio fin dal 1919, ma l’equipaggio più noto del momento è quello di “Orietta”, un “otto metri s.i.” sul quale gareggiano Diana De Gregori, Laura Corti, Angela Smith, Amhara Daniele e Fiammetta Mele. La Canottieri è l’unico Circolo italiano ad avere una Sezione femminile; ne è “Segretaria” la nuotatrice Lilly Menghi.

1 La staffetta 10 x 50 e 10 x 100 sl si compone di Arrigo Marsiglia, Renato Martire, Lelio Zampaglione, Aldo Cestaro, Manlio Lecce, Matteo Martinelli, Antonio Volpe ed i fratelli Paolo, Antonio e Francesco Maffezzoli. Nella 5 x 50 si trovano Marsiglia, Martire, Zampaglione, Volpe e F. Maffezzoli. Le ragazze della 10 x 100 sono Anna Maria Iorio, Maria Jaqunangelo, Lucia e Franca Balsamo, Emily Gargiulo, Nevea Greco, Rita Sartorio, Teresa De Vita, Anna Maria Cuomo, Flora Sava; tempo 12’06”7. La 3 x 50 mista femminile vince gli Italiani allieve con primato italiano di categoria; ne fanno parte L.ucia Balsamo, De Vita e Sartorio.

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Un tragico evento venne a funestare quegli anni: durante una regata sul mare di Ancona Paolo Sarzina ebbe il cuore spezzato dall’impeto della sua passione ardente. Nella memoria di ogni sportivo, di ogni vogatore, nelle loro gesta si perpetui il ricordo di questo giovane atleta che lasciò la vita nella purezza dei suoi ideali.

…Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso non ha vent’anni ancora (F. de Andrè, “Geordie”)

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… di quel securo il fulmine / tenea dietro al baleno (A. Manzoni, “Il 5 maggio”, 27-8)

In breve altre due Sezioni arricchiscono la trama di sport che connota il C.C.N.
Al 1934 si fa risalire la genesi al nostro Circolo della Motonautica, quando a Tremezzino Piero Cutolo, alla guida del “Maria Grazia II” (motore B.P.M.), stabilisce il record mondiale di fondo sulle 24 miglia per racers categoria 1.500 cm3 alla media di 75.965 km/h. Invero, una specifica Sezione nasce 2 anni dopo, per volontà dello stesso Cutolo che ne diventa Consigliere. Pilota intrepido, medaglia d’oro al valore atletico, il futuro Presidente giallorosso continua ad accumulare trofei, sia nella categoria entrobordo da corsa kg 400 sia in quella turismo veloce per scafi con motore da 1.500 cm3. A Gardone, imponendosi nella Coppa Oltranza e nella Coppa Consolazione, diviene primatista sul miglio e conquista un nuovo Mondiale di fondo sulle 24 miglia; 3° nella classica maratona padana Pavia-Venezia, 2° (sia nei 3 litri sia nei Cruiser da 1 litro e mezzo) nell’agosto ’34 a Parigi nel Meeting Motonautico di Francia sulla Senna ed a Tunisi nel Grand Prix Bey, fa sue la Coppa Federazione a Venezia e la Coupe du Journal a Cannes per terminare con la Coppa Casinò di Campione d’Italia all’Idroscalo di Milano nel ‘37. In quell’anno si aggrega alla Motonautica anche lo sci nautico (disciplina nata nel 1928), che trova in Gianni Perez il suo principale fautore.
Nel 1935 a ridosso dei Giardinetti del Molosiglio si appronta il primo campo da tennis in terra rossa, tenuto a battesimo da Donna Caleste Castarelli, consorte del Presidente; nasce così l’apposita Sezione, ideata con criteri puramente ricreativi, come ricordano le pubblicazioni sociali del cinquantenario e del 1977, nella quale è inserita la doviziosa relazione curata dal futuro Presidente Adriano Gaito.

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… ut varias usus meditando extunderet artis paulatim (Virgilio, Georgiche, I, 133-4)

Nelle didascalie dell’antico album fotografico del Circolo, i nostri Maggiori annotano, nel ’37, la presenza di un folto gruppo di “nuotatori pallanuotisti”; la dizione non è casuale, in quanto alla Canottieri, per illustre consuetudine, fino agli anni ’80 si insegnerà agli atleti l’eccellenza in utroque, giustapponendo al ludus l’esercizio tra le corsie.
La gloriosa storia della pallanuoto giallorossa aveva avuto inizio il 6 agosto 1933, quando, nella Coppa Lemetre di pallanuoto, la Canottieri supera la Rari Nantes “B” per 2-0: è la prima partita ufficiale del C.C.N., che aveva allestito per l’occasione una sua compagine. L’anno successivo, con il riordino dei Campionati, viene istituita la Divisione Nazionale B, cui si iscrivono 23 società; la nostra, inserita nel girone VI, debutta, ancora il 6 di agosto, con un pareggio per 2-2 contro il Giovinezza; la formazione è composta da Pasquale Buonocore, Giulio Gentile, Aristide Calcagno, P. Calcagno, Matteo Martinelli (Capitano), Aldo Cestaro, Filippo D’Errico. Allenatore è Carlo Labalme, antesignano della disciplina, nuotatore e pallanuotista con la Rari Nantes già prima degli anni ’20. Proprio il successo del 23 agosto sui biancocelesti (1-0), consegna la vittoria del girone ai nostri, che, dopo sette giorni, affondano nello scontro diretto 7-0 il Palermo 8,vincitore di un altro raggruppamento. Li attende il girone finale a tre di Roma: qui, il 7 settembre, l’incontro decisivo con l’Andrea Doria ci vede sconfitti 3-2. Portiere di quella prima avventura, ebbene si, era il grande Pasquale Buonocore; aveva allora 19 anni, ma le sue evidenti, precoci qualità, lo proiettarono subito ai più alti livelli: l’anno successivo passa alla Rari Nantes con cui otterrà ogni soddisfazione, compresi tre scudetti, l’oro olimpico a Londra e l’Europeo del ’47, primo successo in assoluto della Nazionale azzurra.
Per diverse stagioni, prima della guerra, la Canottieri tenta senza successo la scalata alla serie A, finendo altre tre volte al secondo posto nel girone finale: nel ’35 è superata dalla Libertas Sestri; nel ’38, vinto il girone C, strapazzato di nuovo il Palermo 10-0, arriva pari punti con il GUF Imperia, contro il quale perde però lo spareggio; nel ’39, sempre all’ultimo respiro, è battuta dalla Triestina 3-1. In un clima di precarietà, nel ’40 il C.C.N. viene ripescato per il massimo Campionato, ed inserito nel girone A 9; ma il 10 giugno l’Italia entra in guerra e, dopo due gare (una vittoria ed una sconfitta), il sodalizio giallorosso è costretto ad abbandonare la scena, come accade ad altri club 2.

2 Dopo quella del ’33, riportiamo le formazioni arrivate agli spareggi per la promozione:
1935: Auricchio, D’Errico, Cestaro, Calcagno, Berger, Filipputi, Martinelli (Capitano).
1938: Botti, Cottrau, Maffezzoli, Lecce, Volpe, Cestaro, Berger; riserve: Ciansuglia (2° portiere), Di Bernardo (-i), Nigro, Pozzi.
1939: Botti, Di Bernardo (-i), Maffezzoli, Lecce, Zampaglione, Cottrau, Volpe; riserve: Martire, De Luca.
Nel 1940, in serie A, scesero in acqua Ferrazzani, Greco, Maffezzoli, Lecce, Ruggiero, Marsiglia, Cestaro.

Di quei tempi pionieristici, ricordiamo Matteo Martinelli, il primo Capitano, proprietario dell’omonima, amena Villa di Posillipo; Paolo Maffezzoli, piccolo (167cm) ma indomito, era il maggiore di tre fratelli (Antonio e Francesco gli altri), tutti provetti nuotatori; Architetto, membro dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, “Possiede un temperamento riflessivo, vivace, acuto nelle osservazioni. La sua conversazione è priva di frasi e parole superflue, senza tuttavia raggiungere la laconicità. Alla base del suo temperamento è la franchezza … La intensa attività sportiva svolta negli anni giovanili ha determinato taluni aspetti del suo carattere: la dote che maggiormente ammira in un uomo è il coraggio” 10. Dal ’36 al ’39 giocava in porta Vittorio Botti; cestista e canottiere, lui ed il fratello Massimo erano figli di Ettore, principe del Foro penale napoletano: penalisti di grido a loro volta, resteranno e lungo, amati e rispettati, nel nostro corpo sociale; stella d’oro al merito sportivo, Massimo sarà anche Consigliere al nuoto negli anni ’50, e fungerà da Commissario straordinario del Circolo nel 1977; il suo nome è stato inserito nell’Albo d’Onore del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli. Il primo dicembre 2007 è stata scoperta l’erma di Vittorio Botti nella Sala Arengario del Nuovo Palazzo di Giustizia.

Vent’anni dopo

…sì come luce luce in ciel seconda (Purg., XXIX, 91)

Nel 1932 Guido Caristo, il timoniere dell’equipaggio “Palomas” Campione d’Italia nel ‘22, Fondatore e Consigliere Segretario del Circolo, è insignito per primo del riconoscimento di “Socio Benemerito”; poco dopo, con delibera del 16 aprile dello stesso anno, la medesima benemerenza è attribuita a Domenico Carunchio, vincitore del titolo italiano juniores nel ‘26. In occasione dei venti anni di vita del sodalizio giallorosso, viene quindi Istituito l’Albo d’Onore del Circolo Canottieri Napoli: ricevono l’onorificenza di “Socio Benemerito” Carlo Bruschini, Maurizio Contini, Mario Costa, Gaetano Del Pezzo, Matteo Giovinetti, Mario Squillace, Gaetano Marcolini. Il C.C.N. è ormai un punto di riferimento per lo sport napoletano, tanto che il quotidiano “Il Mezzogiorno Sportivo” lo definisce “Il Circolo di canottaggio più attivo della nostra città”; ed ancora: “I suoi vogatori sono oltre una centuria, la sua flotta di vele è addirittura imponente … Il suo guidone è come un richiamo per tutti coloro che amano gli sport marinari” 11.
In seguito, per la ricorrenza dei 25 anni dalla fondazione, Matteo Giovinetti firma sul “Notiziario Campano” un bel pezzo dal titolo “Venticinque anni di volontà: i Canottieri Napoli”. “Nel venticinquennale del Napoli, radioso per le recenti magnifiche vittorie a remi, a vela, a nuoto, a motore”, assicura che i giallorossi “L’hanno serbata intatta, purissima, questa loro passione … la vetrina del Napoli si adorna delle più belle ed importanti Coppe”.

Chiamato a preminenti impegni politici, Natale Schiassi, il gentiluomo decoubertiano, deve lasciare la Presidenza del Circolo. L’Assemblea, nel 1938, lo acclama “Presidente Benemerito”, come per Emilio Anatra: sotto la sua guida, durata 13 anni, il C.C.N. ha avuto la nuova sede ed ha spiccato il volo in campo agonistico. Emilio Anatra e Natale Schiassi ebbero pieno il senso della storia nel suo primo farsi, si interrogarono commossi innanzi al suo divenire, rivendicandovi un ruolo attivo; fiduciosi delle proprie forze e delle proprie idee, avvertirono così la storia stessa come costruzione cosciente della ragione umana. L’ingresso principale della casa al Molosiglio è inscritto tra due lapidi che ricordano questi primi due Presidenti della Canottieri, i nostri Lares. Con perenne gratitudine.
Nel 1939 viene eletto Presidente Livinio Gioffredi, medico, dapprima calciatore nel Naples Football Club poi vogatore e velista d’eccezione.
Frattanto la situazione politica internazionale sta volgendo al peggio. Già negli anni ’35-‘36 c’era stata la guerra d’Abissinia, seguita nel ’36-‘37 dall’intervento in Spagna. Il 5 maggio ‘38 Mussolini riceve Hitler a Napoli. L’orrore del mondo e dell’umanità sta per ritornare, la catastrofe della seconda guerra mondiale è alle porte.
C’è appena il tempo per presentare la Mostra d’Oltremare: realizzata secondo i modelli dell’architettura del verde, viene inaugurata ufficialmente il 9 maggio 1940 da Vittorio Emanuele III come “Mostra triennale delle Terre Italiane d’Oltremare”. All’interno, nel 1939, era stata costruita una piscina olimpica scoperta ma strutturata sul sontuoso modello di quella edificata nel ‘37 al Foro Italico. Non ci sarà modo di utilizzarla, perché il 10 giugno del ’40 l’Italia entra in guerra.

NOTE
3 La propensione di casa Sabauda per Napoli era iniziata già con Umberto I: lui aveva deciso che vi nascesse il figlio, Vittorio Emanuele III, e vi frequentasse la Nunziatella. Alla Scuola Militare partenopea venne educato anche Amedeo d’Aosta: “Il Duca di ferro” nutriva una speciale predilezione per Napoli, dove aveva voluto sposarsi nel ’27. Ai primogeniti eredi al trono i Savoia iniziarono ad attribuire il titolo di “Principe di Napoli”, in alternativa a quello di “Principe di Piemonte”, nell’intento di rafforzare l’immagine del casato reale subentrante in quella che fu la capitale del più vasto Regno preunitario, legata alla dinastia dei Borbone.
4 Il nuovo stadio di calcio, i cui lavori, durati 180 giorni, vennero diretti dall’Ing. Francesco Tirone, e la piscina “XXVIII ottobre” furono completamente distrutti dai bombardamenti durante la guerra. Restano esempi magistrali di architettura razionalistica, specie la seconda, la più grande piscina coperta d’Italia (50 x 20), che presentava un’ardita volta su archi parabolici in cemento armato; venne colpita dalle bombe il 10 luglio 1941. Solo la piscina della Mostra, pur gravemente danneggiata dalle bombe, verrà riparata e svolgerà un ruolo fondamentale nello sviluppo degli sport acquatici partenopei.
5 Il figlio Piero De Gregori, che sarà nostro Presidente, così lo descrive “Era il maggior atleta romano di quei tempi, emergeva in ogni disciplina sportiva … Cuor d’oro, ma battagliero come pochi.” (da “I cento anni del Circolo Canottieri Aniene 1892-1992” di Gianfranco Tobia, Roma 1995). Ricorda, inoltre, che il papà complessivamente conquistò 105 medaglie d’oro. Capovoga dell’otto gialloceleste, nel 1911, quando non credeva più di poter ancora partecipare agli Italiani, denominò la barca “Richiamati”: fu l’ultima, grande vittoria di una memorabile carriera.
6 Il Dinghy 12 piedi, o semplicemente Dinghy, venne disegnato nel 1913 dall’Avvocato inglese George Cockshott. Lunga m. 3,66 con una randa della superficie di mq. 9,3, la barca ha rappresentato la più piccola classe monotipo internazionale; la sua introduzione ha consentito lo sviluppo popolare della vela, prima riservata solo a grandi yachts e facoltosi armatori. In Italia arrivò nel 1929. E’ stata classe olimpica nelle edizioni dei Giochi del ’20 e del ’28.
7 Va ricordato che il padre di Beniamino, Spartaco Cesi, era stato Consigliere Tesoriere durante i lavori per la costruzione della nuova sede al Molosiglio.
8 I gol sono di Cestaro, D’Errico, A. Calcagno, Gentile, Martinelli.
9 Poco prima la Rari Nantes aveva organizzato a Santa Lucia un torneo giovanile nel quale il C.C.N. arriva secondo pur battendo 3-1 il Giovinezza, 2-0 la Rari 2-0 (ma all’andata era finita 1-3); risultano impiegati Ferrazzani, Greco, Lecce, Ruggiero, Liguori, Martire, Cestaro, Cottaru, Volpe, Maffezzoli P. e A.
10 Dal volume: “Tutta Napoli. Annuario dei personaggi” (AA.VV., Deperro, Napoli, 1959).
11 Così su “Il Mezzogiorno Sportivo” del 5 settembre 1934.

A cura di Gian Nicola De Simone

IL PERIODO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
… tanto reo tempo si volse (Inf., V, 64-5)

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Lo sport nei primi anni di guerra
Ma nel cuore / nessuna croce manca E’ il mio cuore / il paese più straziato (G. Ungaretti, “San Martino del Carso”)

Qualche mese prima dell’ingresso in guerra dell’Italia, la sede del C.C.N. viene sequestrata: al suo interno si insediano gli uffici della Regia Marina e del Genio Militare; su richiesta dei soci, resta a disposizione della Canottieri un simbolico spazio che, nelle intenzioni, dovrebbe servire come speranza di continuità e segno di una precisa appartenenza. Il tenace Presidente Livinio Gioffredi, coadiuvato dal marchese Mario Costa e da Vieri Bencini, ottiene allora, a titolo precario, i locali dell’ex Teatro Alhambra in Via Partenope. Si tratta di un fugace esilio, perché di lì a breve la palazzina del Molosiglio viene riconsegnata al sodalizio giallorosso che, per ora, può riprendere a operare, sebbene in tono minore.
A Napoli e nel Paese, fin quando il conflitto non tocca direttamente il suolo italiano, il regime fascista tenta di dissimulare le atrocità dell’impari scontro, invia segnali di normalità, fa leva sulla pratica sportiva per rassicurare la popolazione. In città, nonostante i primi attacchi aerei della Royal Air Force, ancora episodici e mirati, per oltre un paio d’anni, fino a tutto il ’42, le attività agonistiche proseguono. Alla Canottieri le competizioni tengono uniti i ranghi sociali; propongono ai giovani, a chi vi si può dedicare uno squarcio di serenità, anche per un fugace momento. Lo sport è l’unico regalo che ad alcuni questo tempo può concedere.
In una crisi così grave, tra mille disagi, sbocciano risultati commuoventi, specie nel canottaggio. Nel ’38 era giunto al C.C.N. come allenatore l’istriano Valerio Perentin, capovoga (a 19 anni) del ‘quattro con’ azzurro che vinse l’oro ai Giochi Olimpici di Amsterdam ’28 e quattro volte il titolo Europeo 1. Risiedeva a San Giovanni a Teduccio ed ogni santa mattina raggiungeva a piedi il Molosiglio, dove rimarrà fino al ‘56. La sua fermezza è presto ripagata. Dal ’40 al ’42 la Canottieri fa sua la prestigiosa Coppa Montù, trofeo annualmente assegnato alla società italiana che consegue i migliori punteggi tra tutte le gare delle diverse categorie. Nel giugno ’41 si disputano a Napoli i Campionati Nazionali di canottaggio in mare: la Canottieri ottiene uno dei successi più eclatanti della storia delle competizioni remiere, aggiudicandosi 11 regate su 13 (alle due rimanenti non era iscritta) 1. Un trionfo clamoroso, che statisticamente non trova eguali ma rimane quasi inosservato per le contingenze dell’epoca. Nella Manifestazione, oltre alla supremazia del fantastico ‘otto’, si segnala il rientro dei formidabili olimpionici Beniamino Cesi e Roberto Iaccarino, che dominano con il ‘doppio canoe’.

1 Quattro yole UNUCI: Greco, De Falco, Cesi, Cappabianca, tim. Spizzuoco
Yole a quattro: Minopoli, Cammarota, Gallino, Russo, tim. Spizzuoco. Quattro senza: Perrelli, Ferrara, Greco, Improta. Due con: De Gennaro, De Falco, tim. Barbalinardo. Due di coppia: Ermellini, Gentile. Otto outrigger: Perrelli, De Falco, Ferrara, Gallino, Improta, Greco, Lallli, Stazio, tim. Spizzuoco. Due yole: Minopoli, Cammarota, tim. Barbalinardo. Due senza: De Gennaro, De Falco. Doppio canoé: Cesi, Iaccarino. Otto yole: De Gennaro, De Falco, Greco, Ferrara, Paduano, Cappabianca, Lalli, Ermellini, tim. De Filippo. Otto outrigger allievi: Fermariello, Molino, Maviglio, Coletta, Cascianelli, Senes, Bonifacio, Canzanella, tim. Spizzuoco

Le maggiori soddisfazioni passano invero attraverso l’imbarcazione regina. L’otto del canottaggio è come la mischia di rugby (stesso numero di uomini), uno dei massimi miti dello sport: entrambi fondono disciplina individuale, spirito di corpo, lavoro d’insieme; la perfetta sinergia che ne deve risultare è l’immagine suprema della coesione, della forza dinamica, del valore del gruppo. Per il Napoli, la cui esistenza è messa a rischio dagli eventi, quell’armo è anche e soprattutto il simbolo dell’unione, della perseveranza. La yole a otto giallorossa, indisturbata agli Italiani di Napoli ‘41, si impone nella Coppa Lysistrata del ’40 e del ’41; a Lecco nel ’40 prevale nella prima edizione della Coppa Impero (poi Coppa Italia), dal ’40 al ’42 si aggiudica, con 3 vittorie consecutive, la Coppa Archimede De Gregori. Nel ’41 e nel ’42 l’otto di punta conquista la Coppa Mussolini (futura Coppa del Tirreno). Nel ’42, infine, vinto il Campionato Italiano Juniores, il C.C.N. sul Po fa suo il Trofeo Barbiellini, dominando con gli otto outrigger e yole 2.
Gli alfieri di queste imprese mostreranno innato senso civico, virtù personali e professionali messe spesso, anche come dirigenti, a disposizione del Circolo. Paolo Cappabianca, Avvocato, stella d’oro al merito sportivo, diventerà nostro Vice Presidente Sportivo e nel ’68 Vice Presidente della Federcanottaggio; gli è tutt’oggi intitolata una Coppa per equipaggi juniores assegnata durante le regate della Lysistrata. Nello Ermellini, Architetto nativo di Venezia, era detto “La fiera” per l’atteggiamento agonistico; si dice avesse nelle mani una tal forza da staccare i bulloni dei tram girandoli tra indice e medio; certo con un sol pugno afferrava da terra il remo per la sua estremità e lo poneva in verticale; raggiungerà anch’egli la Vice Presidenza dello Sport giallorosso e nel ’90 gli verrà consegnata la stella di bronzo al merito sportivo. Nello stesso anno riceve la stella d’argento Alessandro Greco, uno che donava alle bacheche sociali qualsiasi premio vincesse; Vincenzo Stazio, Avvocato penalista, sarà nominato Presidente del C.C.N. negli anni ‘77-’80. Ed ancora, vanno menzionati Mario De Gennaro, dermatologo, il cui figlio giocherà in porta nella squadra di pallanuoto, Giuseppe Lalli, Ingegnere, ed il timoniere Umberto Barbalinardo, Avvocato penalista rispettato per serietà e rigore di impostazione.
Nel nuoto si distingue Arrigo Marsiglia, che sarà Architetto di chiara fama, Presidente dell’Ordine, Professore di Arredo Urbano alla facoltà di Palazzo Gravina e Socio Benemerito della Canottieri; specializzato nei 100 stile, sale sul gradino d’onore del podio agli Italiani del ’40 con 1’03”2; tocca quindi terzo nel ’41 (1’02”6) e di nuovo secondo nel ’42, quando gli Assoluti si tengono a Genova in vasca coperta da 33. Ai Campionati Nazionali del ’40 Lucia Balsamo coglie invece l’argento nei 100 dorso con 1’28”9; nominata socia Benemerita il 26 gennaio 1947, insegnerà nel lingua e letteratura italiana al in America al Trinity College. Settore vela, infine: nel ’42 Ciappa e Cozzolino arrivano secondi al Campionato Italiano classe Star. Del primo sentiremo ancora molto parlare in futuro, ma è tra i pochi di questa generazione: il sopravvenire dei combattimenti nega agli altri più ampie opportunità.

2 L’equipaggio Campione d’Italia juniores è composto, in ordine di voga, da Mario De Gennaro, Marco De Falco, Alessandro “Sasà” Greco, Enrico “Popò” Ferrara, Pietro “Nello” Ermellini, Paolo Cappabianca, Giuseppe Lalli, Edoardo Improta; tim. Umberto Barbalinardo. Come gli imbattibili Cesi e Iaccarino, riceveranno tutti la gratifica di “Socio Benemerito”.
Coppa Impero, 1940: Giusti, Paduano, Minopoli, Cammarota, Baroni, Perrelli, Celentano, Vissardi, tim. Barbalinardo. Coppa del Tirreno, 1941: De Gennaro, Paduano, Greco, Ferrara, Ermellini, Cappabianca, Lalli, Di Giorgio, tim. Barbalinardo; 1942: De Gennaro, Improta, Greco, Ferrara, Ermellini, Coletta, Lalli, Cappabianca, tim. Barbalinardo. Trofeo Barbiellini 1942: otto outrigger De Gennaro, De Falco, Perrelli, Ferrara, Ermellini, Paduano, Lalli, Improta, tim. Barbalinardo; otto yole Minopoli, Cammatota, Irace, Grossetto, Traiola, Albertini, Di Scala, Negro, tim. Barbalinardo.
Coppa De Gregori, ‘40: Giusti, Paduano, Minopoli, Cammarota, Ferrandino, Cappabianca, Sarzina, Limpido, tim. Barbalinardo; ’41: De Gennaro, De Falco, Greco, Ferrara, Paduano, Albertini, Lalli, Ermellini, tim. Di Filippo; ’42: De Gennaro, Improta, Greco, Ferrara, Ermellini, Cappabianca, Coletta, Lalli, tim. Barbalinardo.

Il conflitto bellico a Napoli
… alle genti svela di che lacrime grondi e di che sangue (U. Foscolo, “Dei sepolcri”, 157-8)

Sullo scacchiere militare, Napoli è obbiettivo strategicamente fondamentale per la sua posizione e la presenza di reparti della flotta italiana; è inoltre capolinea delle rotte del Mediterraneo e primario polo industriale del Meridione. Dopo le incursioni aeree finalizzate a colpire navi e presidi militari, industrie e infrastrutture, il 4 dicembre ‘42 la città subisce il primo bombardamento a tappeto da parte di americani ed inglesi secondo la strategia Roosvelt.
Poco prima il Presidente Gioffredi, con il consueto piglio generoso, era partito volontario sul fronte libico per prestare la sua opera di medico chirurgo. Gli subentra, nel ’43, Gennaro Palmieri, già Tesoriere e Vice Presidente; nobiluomo affezionatissimo ai colori sociali, dedica ogni energia alla salvaguardia del patrimonio materiale e spirituale del Circolo. Come per la città e la Nazione, è questo il passaggio più difficile nella storia della Canottieri. Ogni situazione appare precaria, incerta, aleatoria. Prima di allontanarsi, Gioffredi, con l’aiuto di Palmieri, decide di mettere in salvo, per quanto possibile, i beni sociali: le imbarcazioni di remo e vela vengono nascoste in una grotta a Sorrento con la complicità dei devoti marinai giallorossi, tra cui Francesco, detto “Don Ciccio”; coppe e trofei sono dati in custodia presso il “Tesoro” del Banco di Napoli, parte delle masserizie viene trasferita in un deposito segreto alla Cesarea. Determinante il supporto prestato a queste iniziative da Francesco Picone: Avvocato, era stato allievo di uno dei principi del Foro partenopeo, l’inimitabile Giovanni Porzio; Federale di Napoli dal ’33 al ‘36, viene quindi proclamato nostro “Socio Benemerito”.
Nel ’43, con l’avvio della Campagna d’Italia, si susseguono, incessanti fino all’armistizio, 181 attacchi dal cielo; le bombe sganciate provocano morte, paura, distruzione: circa 20/25.000 persone, in massima parte civili, perdono la vita a causa dei raid aerei. Emblema dello sfacelo è lo scempio della basilica francescana di Santa Chiara, la chiesa più amata dai napoletani, centrata il 4 agosto durante un’ora e mezza di inferno scatenato da 400 velivoli.

Libertà va cercando, ch’è sì cara come sa chi per lei vita rifiuta (Purg., I, 71-2)

Ripetutamente ferita, nell’immane tragedia del conflitto bellico Napoli si distingue per fierezza, coraggio, eroismo. Suggello del nobile spirito della sua gente restano le famose quattro giornate che, dal 27 al 30 settembre ‘43, precedono l’arrivo degli anglo-americani. Contro i tedeschi ed il loro piano di deportazione, malgrado lo stato d’assedio proclamato dal colonnello Scholl, l’insurrezione divampa inarrestabile, accelera l’evacuazione dei nazisti, e preserva città ed abitanti da una catastrofica follia distruttiva: Hitler aveva personalmente ordinato che Napoli fosse ridotta “fango e cenere” prima della ritirata per non concedere ai nemici l’utilizzo di una base marittima di tale importanza. Le truppe dei nuovi Alleati faranno invece ingresso nell’interland napoletano senza colpo ferire. Secondo alcune fonti il tributo della sollevazione fu di 562 morti. La città riceverà la Medaglia d’oro al valor militare.

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E come potevamo noi cantare … ? (S. Quasimodo, “Alle fronde dei salici”)

Il primo ottobre del ’43 l’esercito anglo-americano, proveniente dalla piana del Sarno, entra a Napoli, e le truppe inglesi occupano il Molosiglio: “La sede è devastata e requisita” scrivono i compilatori dell’album fotografico del Circolo. Il Presidente Palmieri trasporta quel che resta degli arredi in un suo appartamento a Pizzofalcone; per favorire un punto di incontro ai pochi soci rimasti, la sede sociale viene distaccata in Via Santa Lucia n. 29 presso l’abitazione di Mario Forzati.
Nelle zone a sud della linea Gustav, cominciano le controffensive aeree germaniche, e Napoli deve patire altre perdite. In una città semidistrutta, la più danneggiata d’Italia dai bombardamenti, tra macerie e miseria, con gli uomini al fronte, la mente rivolta all’incognita del futuro, lo sport viene accantonato al pari di ogni attività ricreativa non indispensabile; nelle difficoltà quotidiane non si poteva che pensare a sopravvivere.

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Ritorno a casa
Quis hic locus, quae regio, quae mundi plaga? (Seneca, “Hercules furens”)

Mentre la guerra ancora imperversa nel nord della Penisola, all’inizio del 1945 viene eletto Presidente del Circolo Piero Cutolo. Dinamico, intraprendente, infaticabile, l’anno dopo ottiene che la casa venga restituita alla Canottieri. Inutile dire che è irriconoscibile: del passato splendore non vi è nulla, gli echi delle magnifiche feste, del vociare degli atleti sembrano distanti secoli. E’ solo silenzio, a stento si ode lo scrosciare dell’acqua sulla banchina. “La guerra (fu) vissuta dal Circolo, dai dirigenti, dagli atleti e dalle pietre stesse della Sede Sociale”. Questa la sintesi che diedero di quei tristi avvenimenti Ninò Bruschini e Pietro De Gregori nel redigere il volume del cinquantenario.
Come nei momenti bui del conflitto gli ottimati rimasti si erano adoperati per salvare il Circolo e preservare la coesione sociale, così adesso tutte le energie sono concentrate in un unico sforzo: la ricostituzione della Canottieri, la continuità con il passato. Ed ecco il primo segno tangibile della ripresa: barche, yole, vele, coppe, trofei, mobilia, arredi e materiali tecnici rientrano in sede; si recupera finanche il bar, che era stato spostato da un ufficiale di sua maestà britannica in una villetta da lui confiscata. Può così considerarsi finalmente concluso il terribile periodo bellico; per quelli che si ritrovano è la fine di un incubo.

Ma non poteva dimenticarsi il sacrificio di guerra dei giallorossi: tanti si distinsero nelle operazioni militari cui furono chiamati, come Luigi Rotondo, Capitano d’artiglieria, decorato sul campo. Di molti rimase solo l’affettuosa memoria, sublimata dall’amore per la Patria, dal senso del dovere spinto fino all’estremo martirio; notevoli gli esempi degli Avvocati Paolo Abbamonte, Nando Gianturco, Campione d’Europa di vela nel ’35 caduto valorosamente in Grecia, ed Enrico Forzati, Medaglia d’oro al valor militare, fucilato a Nola dai tedeschi: avendo visto un commilitone, sgomento, spinto davanti al plotone d’esecuzione, prese il suo posto dicendo: “Sono stato chiamato io”. E ancora, Renato Gomez De Ayala, comandante dei bersaglieri, colpito sulle alture di Benafer nella guerra di Spagna, Medaglia d’oro postuma; gli è intitolata una strada al Vomero.
Si decise subito di rendere ossequio a quelli che non tornarono ricordandoli sulla lapide “Caduti per la patria”, che riunisce assieme quanti diedero la vita in tutte le guerre che funestarono il XX secolo 2.
I loro nomi sono lì, su quella lastra marmorea posta sulla facciata della casa; vegliano sulle nostre attività, rivolti forse “alla marina schiuma che sull’onda biancheggia, a quella scia ch’esce azzurra dai tetti e il vento sperde; anche alle nubi, insensibili nubi, che si fanno e disfanno in chiaro cielo; e ad altre cose leggere e vaganti” (U. Saba).
Un tempo era costume dedicarvi una corona di fiori, con vicino due remi incrociati – un tempo: oggi si passa dinanzi ad essa con troppa fretta. Però a volte, sul far del mattino, con il piazzale libero da ingombri, il bianco della pietra e il rosso delle lettere sono illuminati dal sole.

L’hanno ritrovata. Cosa ? – L’eternità. E’ il riflesso del mare. Con il sole. (A. Rimbaud, “Eternità”)

NOTE
1 Valerio Perentin, nato il 12 luglio 1909 nell’Isola d’Istria, era noto per avere una frequenza cardiaca bassissima; vogava con la locale Canottieri Pullino, società all’epoca fortissima. Cinque volte Campione agli Assoluti, partecipò anche alle Olimpiadi di Berlino ’36; si trasferì in Italia in seguito all’annessione della sua terra da parte della Jugoslavia. I quattro ori europei furono a Bydgoszcz (Polonia) ’29, Belgrado ’32, Budapest ’33, Lucerna ’34. Quando si spense a Napoli il 7 gennaio 1998, era il più anziano detentore di una medaglia d’oro olimpica italiana.

GLI ANNI DEL PRIMO DOPOGUERRA (1945-49)
…quasi cursores vitae lampada tadunt (Lucrezio.,II,79 )

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Scoppiò il dopoguerra …
…Dagli atri muscosi, dai fori cadenti, dai boschi, dall’arse fucine stridenti …(A. Manzoni, “Adelchi”, I coro)

“Dopo la guerra scoppiò il dopoguerra” avverte Ettore Scola nel suo capolavoro della cinematografica italiana del 1974 “C’eravamo tanto amati”: immense sono le difficoltà che il Paese affronta nella ricostruzione, nel riordinamento pubblico, nella pacificazione sociale. Tra mille incertezze e divisioni si vive un clima di speranze, dubbi e cambiamenti. Il 18 giugno ’46, all’esito del Referendum istituzionale del 2 giugno, viene proclamata la Repubblica tra infiniti stralci polemici. Una settimana dopo si insedia l’Assemblea Costituente il cui primo atto, il 28 giugno, è la nomina quale Capo dello Stato del napoletano Enrico De Nicola. Già Presidente della Camera, Presidente dell’Ordine degli Avvocati (ufficio che considerava al di sopra di ogni carica), De Nicola era adorato dai concittadini e osannato dai colleghi, che usavano anche baciargli la mano; uomo insigne, dallo specchiato rigore morale, dall’etica lavorativa luminosa, indicò la giusta dirittura ad un periodo tormentato. Con lui Napoli (unica a fornire all’Italia tre Presidenti della Repubblica) riafferma subito il suo ruolo primario nelle vicende nazionali.
Nel contempo, si assiste in città al rilancio della cultura. Benedetto Croce fonda nel ’46 l’Istituto Italiano per gli Studi Storici; mentre Eduardo De Filippo e Raffaele Viviani raggiungono la maturità artistica, nasce una nuova fioritura letteraria locale con i vari Giuseppe Marotta, Domenico Rea, Anna Maria Ortese, Luigi Compagnone, Raffaele La Capria, Mario Pomilio. Napoli è un laboratorio di pensiero: nel ’49 viene aperto il Circolo della Stampa, all’ombra del Vesuvio si fermano Alberto Moravia e Vasco Pratolini, Ernest Hemingway, Pablo Neruda, Paul Eluard, Max Ernst, David Siqueros.

…veggendo il mondo aver cangiato faccia (Inf., XXIV, 13)

La Penisola è tuttavia percorsa da tensioni sociali, agitazioni, contrasti politici che acuiscono la precaria situazione di alcune città come la nostra, dove perdurano le conseguenze della guerra. La parola d’ordine, naturalmente, è ricostruzione. Il 28 gennaio ’47 De Gasperi presenta al San Carlo il Piano Regolatore di Napoli, l’anno dopo il Governo stanzia 2 miliardi da impiegare in lavori pubblici nella nostra città, che nel ’49 denunzia 200.000 disoccupati. L’edilizia cittadina privata assume un ruolo fondamentale nella dinamica delle politiche sociali, recependo l’istanza di trovare un’adeguata sistemazione a sfollati e senzatetto; da necessità funzionale si trasforma presto in macchina trainante dello sviluppo per risolversi spesso, nell’urgenza del momento, in fenomeno incontrollato che determina un ingorgo urbanistico sconsiderato e ingestibile. Dagli anni ’50 l’imago urbis subirà una profonda alterazione: annichilita dalle bombe, Napoli risulterà definitivamente sfregiata dal cemento della speculazione.

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Pur tra innumerevoli problemi, la volontà di reazione dei napoletani, abituati ad amare la vita in tutte le sue manifestazioni, spinge a riabbracciare gli eventi sportivi. Nel ’45 si risistema sul lungomare la tribunetta in legno per la pallanuoto, nel ’47 torna il Giro d’Italia: Fusto Coppi domina sul circuito del Vomero; l’anno dopo è il turno del Gran Premio Automobilistico Città di Napoli: si impone Luigi Villoresi su Osca. Distrutto dai bombardamenti lo Stadio Partenopeo “Giorgio Ascarelli”, dal ’46 il Napoli calcio emigra all’impianto vomerese “Arturo Collana”.
Offusca tutto una delle più gravi tragedie sportive del secolo: il 4 maggio ’49, alle 17.03, si schianta sulla collina di Superga l’aereo che trasporta la squadra del Grande Torino, vincitrice di cinque scudetti consecutivi. Muoiono tutti: giocatori, dirigenti, accompagnatori, equipaggio, giornalisti; la commozione è enorme, travolge l’intero Paese, che, col suo sentito ricordo, fissa i loro volti nel firmamento della storia.

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La ricostruzione della Canotteri
…labor omnia vicit (Virgilio, Georgiche, I, 175)

Anche alla Canottieri, dopo l’ineluttabile diaspora dei soci, le requisizioni della sede, i danni di guerra, la dispersione di parte delle attrezzature, bisogna ripartire daccapo. Eppure, in breve tempo, la sede viene ampliata e abbellita, le attività riprendono, se possibile, con maggior vigore. La nettezza morale combatté il disordine e l’indeterminatezza della stagione, l’idem velle determinò, ancora una volta, il decisivo concorso di tutti al bene comune, la passione corale di partecipare attivamente al risorgere dell’alma mater. Fu l’esaltazione dell’operosità, trasfusa nel piacere di far nascere (o rinascere) le cose dalle proprie mani.
Già nel ’47, si effettuano interventi al porticciolo del Molosiglio. Sotto la Presidenza dell’inesauribile Piero Cutolo, che quell’anno viene acclamato “Socio Benemerito”, la sede viene riparata, restaurata e quindi ingrandita: si costruisce una rimessa per le imbarcazioni a vela e, su di essa, un’altra terrazza sul lato dei giardini; al piano terra si ricavano una sala da ginnastica e lo spogliatoio femminile; seguirà il secondo campo da tennis. All’Ing. Percuoco, sul quale presto ci soffermeremo, va infine ascritta la costruzione di un ulteriore salone al primo piano, simmetrico a quello principale aggettante sul mare, dove si terranno le assemblee dei soci e verranno sistemati, nella vetrina posta quale parete di fondo, i trofei che non entrano più nella bacheca principale.

Un periodo di semina
…Admiranda tibi levium spactacula rerum magnanimosque duces totiusque ordine gentis mores et studia et populos et proelia dicam (Virgilio, Georgiche, IV, 3-5)

Grazie all’etica dell’impegno quotidiano, ripartono al Circolo anche le attività agonistiche. Forse la guerra portò via una certa patina romantica, ma le sofferenze patite arricchirono il codice genetico dei giallorossi di un positivo rapporto con le cose, di una precisa consapevolezza della realtà, dell’attimo in cui si vive, percepito come immediatamente decisivo.
Rimessi in ordine gli armi, il canottaggio sembra non avvertire soluzione di continuità col fulgido passato; la saga dei successi contempla ancora un formidabile ‘otto’, forte di nuovi, gagliardi interpreti 1: con la yole si vince nel ’47 il Campionato Italiano del Mare e la Coppa Lysistrata, con l’outrigger la Coppa del Tirreno per tre anni di seguito, dal ’46 al ’48. Sempre nel ‘48 la Canottieri. si aggiudica a Barcellona il Trofeo italo-spagnolo per club: trionfa il ‘quattro con’ (Cascianelli, Orlando, Romano, Loffredi, tim. Di Filippo), Nello Ermellini arriva 2° in singolo; l’anno dopo ripeterà il piazzamento agli Italiani di Pallanza.

1 L’equipaggio tricolore è formato, in ordine di voga, da Corrado Cascianelli, Lucio Orlando, Carlo Cascianelli, Renato Romano, Salvatore Scognamiglio, Renato Traiola, Giambattista De Vito, Mario Mastropaolo; timoniere Vincenzo Di Filippo. Riceveranno tutti il titolo di “Socio Benemerito”.
Coppa del Tirreno, ’46: Cascianelli I, De Falco, Cascianelli II, Traiola, Ermellini, Iaccarino, De Gennaro, Mastropaolo, tim. Di Filippo; ’47: Cascianelli I, Traiola, Cascianelli II , Orlando, Ermellini, De Vito, Mastropaolo, tim. Di Filippo; ’48: Cascianelli I, Orlando, Romano, Ummarino, Ermellini, De Vito, Cascianelli II, Offredi, tim. Di Filippo

Enzo Di Filippo, per tutti “Zifil”, continua la tradizione dei timonieri giallorossi, strateghi capaci di interpretare al meglio le situazioni e spronare in modo consono i rematori: un po’ tecnico, un po’ psicologo, elargiva con dovizia entrambe le doti. Ingegnere, sarà Commissario straordinario del Circolo a metà anni ’90.

… que’ due che insieme vanno e paion sì al vento esser leggieri (Inf., V, 74-5)

E’ di cantieristica napoletana in ogni centimetro la classe Star “Libellula”, con la quale gareggiano Ciappa e Rolandi. Se il canottaggio aveva trovato in Cesi-Iaccarino i suoi dioscuri, la vela si adegua subito proponendo i gemelli del vento.
Roberto Ciappa, formatosi sui Dinghy 12 p. S.I. e nella dissolta classe Beccaccini, era “Un velista da formula 1”: così lo definì il giornalista Sergio Capece nel ricordo che ne traccia sul libro sociale del ‘78 (era appena scomparso, a 56 anni). Ingegnere, partigiano della matematica, ci appare come l’Euclide della vela: “Calcolatore attento, non lasciava nulla all’improvvisazione. Per lui la regata era un fatto geometrico” si spiega nel’articolo citato. Timoniere acuto ed ingegnoso nelle impostazioni di gara come nei motti di spirito o nei progetti per imbarcazioni, lo ritroveremo secondo agli Europei del ’57 e due volte tricolore alla fine degli anni cinquanta, nel pieno dell’attività professionale, con i suoi immancabili occhiali dalla montatura scura che gli conferivano una simpatica aria da scienziato, sorridente e vagamente malinconico come tutti i geni.
Carlo Rolandi avrà un’inesauribile vita sportiva e dirigenziale: “Un professionista della vela” nel senso più pieno e completo, secondo il titolo di un pregevoli articolo apparso nel 2009 sul quotidiano “Roma” 3. Lo rincontreremo presto.
I nostri due iniziano vincendo il Campionato Campano classe Star nel ‘45, poi si aggiudicano nel ’46 la Coppa D’Andrea e l’anno successivo, a Napoli, arrivano secondi al Campionato Europeo; sempre nella Star, nel ’48 partecipano ai Mondiali di Cascais in Portogallo e ricevono la convocazione ai Giochi Olimpici, in qualità di riserve, Ciappa dell’Ammiraglio Agostino “Tino” Straulino, forse il più grande velista italiano di sempre.

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Once more upon the waters ! Yet once more ! (G. Byron, “Childe Herold’s pilgrimage”, III, 10)

Siamo così giunti al 1948, data fatidica per lo sport che torna a riunire le genti: a Londra si disputa infatti l’Olimpiade numero XIV.
Per l’Italia quei Giochi rimandano principalmente all’oro della squadra di pallanuoto, il celeberrimo “Settebello”, soprannome originariamente assegnato alla Rari Nantes Napoli dal suo Capitano Mimì Grimaldi e poi prestato alla Nazionale 4.
Nel prezioso libro “Storie esemplari di piccoli eroi” 5 Cesare Fiumi spiega che esistono solstizi agonistici che mutano la geografia di uno sport, i suoi confini. Nella pallanuoto, aggregata alla FIN nel 1901, era accaduto nel ’39 quando la Rari Nantes aveva portato a Napoli il primo Scudetto di una disciplina di squadra. Ne seguirono altri quattro, nel ‘41, ‘42, ’49 e nel ‘50; alle stregua di Bartali, solo la guerra impedì ai biancocelesti una più consistente rinomanza. Si giocava allora solo d’estate, e la gente accorreva a vedere “il calcio a mare”, o, secondo alcune interpretazioni, “la guerra a mare”, sistemandosi su tavolati in legno appoggiati, nel primo dopoguerra, sulla scogliera a salire verso la strada, l’attuale Via Nazario Sauro; a pochi metri si scorgeva la barocca Fontana del Gigante, sotto la quale prosperava una consorteria di pallanuotisti fin troppo convinti: quando primeggerà in altra branca, il giornalista Aronne Anghileri avrà a commentare: ”Contro ogni tradizione, la R.N. Napoli si laurea campione di società nel nuoto. Sconcerto tra i soci”.
Con i loro successi, i “luciani” erano dunque entrati nell’immaginario collettivo napoletano, nell’epica sportiva cittadina. In porta c’era Pasquale Buonocore, definito da Niccolò Carosio “Lo Zamora della piscina”, che pure aveva iniziato l’attività nella Canottieri; insuperabile a Londra, dove il 2 agosto, all’Empire Pool di Wembley, parò un rigore nell’incontro, decisivo, contro la fortissima Ungheria che finì argento: l’Italia vinse 4-3. La coppia di terzini faceva concorrenza, per rinomanza, a quelle del calcio italiano, in quei tempi due volte Campione del Mondo: al pari di Rosetta e Caligaris, Monzeglio e Allemandi, Foni e Rava, a mare Emilio Bulgarelli e Mimì Grimaldi erano una certezza, inscindibilmente legati da quella congiunzione semplice che suggeriva il ritmo di una rassicurante litania. Venivano poi il possente Enzo Polito, Giovanni De Silva, perfetto in acqua e fuori, il centroboa Vittorio Sosti (“O’ lione e’ Mergellina”) ed il mago ungherese Andres “Bandy” Zolyomy 6 che, da allenatore-giocatore, modellò il gruppo cui da ultimo si aggiunse addirittura Cesare Rubini, “Il principe”, l’unico atleta al mondo ad essere inserito nella Hall of Fame di basket e pallanuoto. Il fuoriclasse era però Gildo Arena, al quale si attribuisce l’invenzione di tutte le destrezze entrate nel repertorio tecnico degli attaccanti più virtuosi: beduina, colonnella, spasone, schizzo, pendolo e funambolismi simili. Trascinò lui l’Italia sul gradino più alto del podio sia all’Europeo del ’47 a Montecarlo sia a Londra, dove acquistò immensa fama grazie anche alla televisione che in Inghilterra trasmise gli eventi; ancora nel nuovo secolo l’anziano Presidente dei Probiviri Rarinantini, il Medico Nazario De Simone, declamava sulla loro terrazza le parole dell’inimitabile Bruno Roghi, che in uno dei suoi impeti di eloquenza aveva scritto per l’occasione sul quotidiano sportivo Il Corriere dello Sport: “Il gioco poliedrico di Gildo Arena ha tutte le sfaccettature del diamante”.
In principio la pallanuoto a Napoli erano loro. Molti di questi nomi li incontreremo presto al Molosiglio, dove era diventato Consigliere al Nuoto per poi assurgere alla Vice-Presidenza Sportiva l’Ingegnere Vincenzo Percuoco; scapolo, specializzato in impianti di riscaldamento, allevava canarini ed aveva raggiunto la Canottieri nel ’36 dopo essersi destreggiato, nella Rari, da pallanuotista e tuffatore. Stella d’oro al merito sportivo, sarà Presidente della FIN dal ’56 al ’62, componente della Giunta del CONI, Vice Presidente della FINA. Assieme a Pietro De Gregori (futuro Presidente della Federcanottaggio) apre così l’aurea tradizione dei grandi dirigenti sportivi giallorossi assurti ai vertici delle Federazioni Nazionali (ed ultranazionali); li seguiranno Carlo Rolandi, di cui si è detto, Carlo De Gaudio (FIN, FIGC), Paolo Cappabianca (FIC) e di recente Alessandro Fattore (Fitri).
Con sagace programmazione Percuoco guida l’esplosione del settore, avvalendosi dell’inestimabile contributo di Marcello Nappa, Stella di bronzo al merito sportivo, talmente infaticabile che si diceva avesse il dono dell’ubiquità: comprendendo l’abbrivio dell’epopea londinese, i due danno l’avviano alla scalata. Nel ’48, al concentramento di Catania, il C.C.N. si impone nel Campionato di serie B 2: il primo passo è compiuto. L’anno dopo gli spalti, sempre in legno, si montano al Molosiglio, nello specchio d’acqua tra Canottieri e Lega Navale 7: è quasi uno stadio, con gli spettatori sui due lati lunghi e gli spogliatoi dalla parte dei giardinetti. Ci sono molte aspettative. Usando le parole di Eraldo Pizzo, “Si metteva il campo a mare e pareva di seminare qualcosa”.

2 La formazione della promozione è: Renato Traiola, Nino Greco, Franco Monaco (Capitano), Maurizio Mannelli, Antonio Volpe, Maurizio Morelli, Giulio De Filippis; riserve Mimmo Ferrazzani, Fofò Buonocore, Renato Martire, Renato Ruggero.

…ma se presso al mattin del ver si sogna … (Inf., XXVI, 7)

Intanto nel nuoto Nica Rigoni, che prima della guerra aveva più volte vinto gli Italiani col Circolo Giovinezza, conquista il bronzo nei 200 rana agli Assoluti del ’47 per il C.C.N. Ma l’attenzione è puntata su un gruppo di ragazzini terribili: Una leva di nuoto aveva spinto al Molosiglio Maurizio Mannelli (classe 1930), carattere ribelle e talento eclettico, peculiare; l’ex nuotatore Renato Martire segue Costantino Dennerlein (classe 1932), detto “Bubi”, nato a Portici da padre tedesco e madre rumena: ha una tempra di acciaio ed uno sguardo lungimirante; Alfonso Buonocore (classe 1933) è allenato da Alfredo Mezzadri che d’inverno, in mancanza d’altro, lo porta nelle vasche di raffreddamento degli Stabilimenti Italsider di Bagnoli; “Fofò” si fa notare per il sorriso accattivante, una gran voglia di vivere ed una velocità nel crawl senza pari. Nel ’47 ai Nazionali juniores Mannelli vince i 200 stile, Buonocore i 400, l’anno dopo, agli Assoluti, il primo tocca secondo in 100 e 200 stile, ed entrambi fanno parte della squadra di pallanuoto promossa in A. Agli Italiani juniores del’49 Fofò si appropria di 100 e 200 stile, Bubi dei 400. A proposito, quest’ultimo ha un fratello più piccolo di nome Federico: lo chiamano “Fritz”, e pare che in acqua sappia far tutto, ma davvero tutto.
Fermiamoci qui: sono alle porte gli anni ’50 e si percepisce l’avverarsi di qualcosa di importante. La storia, si sa, ha percorsi imperscrutabili, tornanti e allunghi che a volte coincidono sorprendentemente con i passaggi del calendario: va a finire un decennio terribile, sta per iniziare la leggenda del nuoto giallorosso.

NOTE
3 Articolo apparso sul quotidiano “Roma” del 07.07.2009 a firma del nostro Avvocato e giornalista, Cav. Mimmo Sica.
4 Nel presentare le contendenti al massimo Torneo del ‘38, la Gazzetta dello Sport intitola il pezzo sui napoletani “Il settebello della Rari Nantes Napoli”(cfr. Gazzetta dello Sport del 25/26 giugno 1938).
5 “Storie esemplari di piccoli eroi” di Cesare Fiumi, Feltrinelli Ed., Milano, 1996.
6 Bandy Zolyomy era arrivato alla Rari Nantes nel 1935 a soli 21 anni, su consiglio del connazionale Laszlo Vajda, tuffatore e poi C.T. dei tuffi dell’Italia, che aveva trascorso diversi anni a Napoli. In Ungheria praticava sci, hockey su prato e, soprattutto, pallanuoto: in forza al M.T.K. Budapest, era stato convocato in Nazionale B dal leggendario allenatore Bela Komjadi, che guidò il suo Paese all’oro olimpico nel ‘32 a Los Angeles e tre titoli Europei; “Zio Bela”, come lo chiamavano i suoi ragazzi (“Bela Bacsi”), morì a soli 41 anni mentre giocava a pallanuoto.
7 Impulso decisivo per la costruzione dello “stadio” al Molosiglio venne dal Presidente del Comitato Regionale FIN, Eugenio “Gegé” De Luca, ex Rari Nantes, proprietario della Solfatara di Pozzuoli. La struttura riprendeva su vasta scala quella esistente negli anni ’30, ma aveva diversa disposizione, perché, prima della guerra, i lati corti guardavano Canottieri e Lega Navale ed il lato lungo a terra coincideva con la banchina dei Giardinetti.

A cura di Gian Nicola De Simone

I PRIMI ANNI CINQUANTA (1950-54) I parte
…Per correr miglior acque alza le vele … (Purg., I, 1)

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Napoli durante il miracolo economico italiano
…Cortesia e valor dì se dimora ne la nostra città, sì come suole …(Inf., XVI, 67-8)

Si respirava un clima di diffuso ottimismo in Italia negli anni cinquanta, indotto dalle favorevoli condizioni di crescita dell’economia, inizialmente agevolate dai finanziamenti del “Piano Marshall” (l’European Recovery Program): l’espansione del commercio (specie internazionale), la riconversione e lo sviluppo dell’industria, l’incremento dell’occupazione, l’ascesa della produttività stavano determinando il cd. “Boom economico” italiano. Gli investimenti e la disponibilità di nuove risorse creano presto l’effetto di moltiplicare opportunità e prospettive. Napoli è al centro di considerevoli interventi programmatici: il 5 marzo 1950 viene istituita la Cassa per il Mezzogiorno, il 24 luglio il Comune approva una Legge Speciale per la ricostruzione, il 26 settembre, mercé la Legge Aldisio, vengono stanziati 25 miliardi per i senzatetto della città; seguirà un contributo straordinario a favore del Comune di Napoli approvato nel ’54 dal Consiglio dei Ministri. Ciononostante, permangono, irrisolti, numerosi problemi che, sommati agli scompensi di una trasformazione disorganica, provocano diffuso malcontento, acuito dall’instabilità politica nazionale (risalgono all’agosto ’53 le dimissioni dell’ultimo governo De Gasperi); si fa strada così il consenso verso un’amministrazione alternativa: nel ’52 viene eletto Sindaco l’armatore monarchico Achille Lauro, Presidente del Napoli calcio, appena segnalatosi alle cronache per aver acquistato l’attaccante svedese Hasse Jeppson con la faraonica cifra di 105 milioni. Inizia uno dei periodi più controversi della vita cittadina, marcato da opzioni per le quali si vorrà coniare addirittura un nuovo termine, il “laurismo”. Ad esso si riferisce, in modo più o meno esplicito, il film-denunzia di Francesco Rosi del 1963 “Le mani sulla città”.

Ma il 1952 va ricordato per il lutto che accusano la cultura, Napoli, il Paese: il 20 novembre, nella sua casa-biblioteca di Palazzo Filomarino, alla foce dei Decumani, si spegne Benedetto Croce, gigante delle lettere, della filosofia, della storia, della politica, di quanto di più bello l’uomo possa nutrirsi.

…Siamo come nani sulle spalle di giganti (Bernardo di Chartres)

Tra “Via col vento” e “La dolce vita”
…Un mare così basta a far primavera; e subito par che la gioia ritorni a questa vita di rotti giorni, tornata a un punto semplice e intera (D. Valeri, “Bel mare”)

Agli albori degli anni ’50 Elsa Morante rende omaggio alla “Grande civiltà di Napoli: la città più civile del mondo. La vera regina delle città, la più signorile, la più nobile. La sola vera metropoli italiana”. La magica impressione destata nella scrittrice romana trova riscontro, in quel periodo, in sintomatici episodi quali la riapertura della basilica di Santa Chiara, dello storico Caffé Gambrinus, del Teatro San Ferdinando, della Mostra d’Oltremare, nonché in un ritrovato clima di fiducia e spensieratezza capace di inondare di linfa vitale l’istintiva vivacità intellettuale napoletana.
La Canottieri è cuore pulsante della città, ambiente scelto e rinomato, ritrovo delle migliori forze della società civile. Come negli anni Trenta, gli eventi, sportivi e sociali, si susseguono a ritmo incalzante. Si organizzano eleganti ricevimenti, feste mascherate, serate a tema, la più celebre delle quali resterà “Via col vento”, predisposta da Luigi Autiello il 18 marzo 1952 ed ispirata alla pellicola-affresco di Victor Fleming. Pochi mesi dopo vengono varate, con relativa cerimonia, nuove imbarcazioni di canottaggio. Dal ’50 parte l’annuale ”Ballo di mezza quaresima”, sovente proposto in maschera; l’anno dopo si appresta una cena con spettacolo a mare in onore dei “Giallorossi di Santa Lucia”, i soci iscritti al C.C.N. ai tempi della vecchia sede; nel ’53 il Rally Motonautico, che dalla stagione precedente faceva sosta al Molosiglio, ha il suo sontuoso buffet nelle nostre sale. I festeggiamenti per i 40 anni di vita del C.C.N. prevedono infine regate, premiazioni, mostre fotografiche e culminano in una sfavillante cena il 25 luglio ‘54.
Dopo gli stenti – troppi – della guerra, e le privazioni del dopoguerra, prevale la voglia di evadere, divertirsi; anche a Napoli inizia a prender piede “la dolce vita”. La sera ed ancor più la notte, i saloni del Molosiglio si trasformano in epicentro di mondanità; è il tempo in cui compaiono a mezzanotte le affascinanti Blue Bell francesi, reduci dal loro spettacolo al Teatro Politeama, oppure le soubrette delle Compagnie di Rivista di Wanda Osiris, Macario, e, soprattutto, di Carlo Dapporto: Edmea Lari, la prima donna, Silvana Blasi, reclutata alle Folies Bergeres, la ballerina austriaca Elena Sedlak; spesso al mattino (tardo) tornano sul nostro terrazzo a stendersi al sole, o per avventurarsi in gite in barca, accompagnate volentieri dai soci più galanti. Nel momento dei Night Club, i Circoli partenopei prosperano anche grazie al gioco, baccarat, chemin, poker e quant’altro; il tavolo verde attira personalità come Vittorio De Sica, che nel ’54 gira il film “L’oro di Napoli”, tratto dal libro di Marotta, e dissipa le sue fortune alla Rari Nantes.

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L’epoca dei Maestri
… e qui refulgo / perché mi vinse il lume d’esta stella (Par., IX, 32-3)

Al C.C.N., mentre gli altri sport vivono un momento di stasi, si assiste alla deflagrante esplosione del settore Nuoto e Pallanuoto, propiziata, si è premesso, dalle capacità di Vincenzo Percuoco. Come Vice Presidente Sportivo, memore dei suoi natali rarinantini, asseconda e divulga il fascino avvincente della pallanuoto, lanciata in orbita dalle Olimpiadi londinesi, ne comprende, e magistralmente ne sviluppa, il vasto potenziale nel coinvolgere le masse, specie in una città di mare che adora il gioco con il pallone nelle sue diverse configurazioni. Nel contempo, una visione rigorosa e complessiva dello sport, insita nelle origini e nell’evoluzione del Circolo, custodisce il nuoto, così spiritualmente vicino al canottaggio, come base su cui costruire la persona e l’atleta compiuto. Si privilegia il costante lavoro quotidiano, la ricerca del miglioramento, il sapersi sacrificare per ottenere gli obbiettivi prefissati obbedendo all’assioma secondo cui non può dissociarsi l’’essere’ dal ‘fare’: “allenare prima l’uomo e poi l’atleta” dirà Bubi Dennerlein. In breve la Canottieri conduce una rivoluzione copernicana che muove dalla interdisciplinarietà degli sport acquatici: dapprima laboratorio di ricerca, il C.C.N. diviene scuola di perfezione e, quindi, il più importante centro accademico in Italia per nuoto e pallanuoto; produce la sola dottrina che assumerà autorità storica nel nostro Paese e sarà applicata, per analogia, ad ogni successiva produzione. Da ora in avanti, per mezzo secolo, saranno intuizioni ed elaborazioni dell’ateneo giallorosso a determinare gli scatti in avanti delle due discipline, rendendole moderne a tutti gli effetti.

vidi ’l maestro di color che sanno seder tra filosofica famiglia. Tutti lo miran, tutti onor li fanno (Inf., IV, 131-3)

Gli atleti principali di questi anni sono Alfonso Buonocore, i fratelli Costantino e Federico Dennerlein, Maurizio e Luigi Mannelli, ovvero una totale di nove partecipazioni olimpiche tra il ‘52 e il ’64. Questa prima autoctona fioritura di talenti, attratti dall’atmosfera del Circolo e forgiati secondo i suoi antichi costumi, è accompagnata dall’arrivo al Molosiglio di Maestri dell’insegnamento con i quali pianificare lo sviluppo globale: nella pallanuoto si succedono Gildo Arena, Marijan Stipetic, Bandy Zolyomy, Vittorio Sosti, Cesare Rubini e Ivo Kurtini; nel nuoto Branko Zizek, Paolo Jodice, Guido Ambron, Enzo Fusco (che, dopo un’ampia parentesi, ritornerà nel ‘77); a loro sopravvengono i fratelli Dennerlein, prima Bubi e poi Fritz, passati da eroi delle corsie a principi del bordo vasca: modificano la concezione delle discipline acquatiche, determinando l’età dell’oro del C.C.N. e, in generale, dei Circoli marinari che ad esso si ispirano; da responsabili tecnici dell’Italia completeranno nove Olimpiadi in due, e dall’83 all’87 guideranno, in contemporanea, l’uno la Nazionale di Nuoto, l’altro quella di Pallanuoto. Per la Canottieri, infine, un ventennio ed oltre, si identificherà con un unico astro: sarà definitivamente l’era di Fritz Dennerlein, il massimo personaggio che nuoto e pallanuoto italiana abbiano avuto nel XX secolo; con la sua tragica fine, il 3 ottobre ’92 si interrompe la teogonia giallorossa.
Le imprese e gli insegnamenti dei grandi di quest’epoca trascendono dunque un singolo periodo, diversi ne abbracciano e determinano i successivi, distendendosi sul più vasto orizzonte della storia; hanno trasmesso un’eredità di valori, raccolta dalle generazioni maturate sotto le direttive di quei sommi; i loro allievi, in seguito, hanno formato, secondo i principi ricevuti, altri giovani campioni in un lungo filo unitario che lega tutto lo svolgersi del nuoto e della pallanuoto giallorossa.

1950 – I sessanta secondi di Fofò
…If you can fill the unforgiving minute with sixty seconds’ worth of distance run (R. Kipling, “If”)

In campo agonistico, il decennio si apre con il primo memorabile acuto natatorio, legato alla classe di Alfonso Buonocore, che il 10 giugno del ’50, proprio al Molosiglio, durante l’incontro internazionale Italia-Austria 4, stabilisce i record italiani su 100 e 200 stile con 1’00”00 e 2’16”4. Il primo è particolarmente emblematico: erano trascorsi ormai 28 anni da quando Johnny Weissmuller “segnò li suoi riguardi”, scendendo sotto il minuto sulla doppia vasca, ed ormai anche in Italia il fatidico traguardo sembrava avvicinarsi. Era, anzi, una questione di giorni, una corsa tra due napoletani: Buonocore è il primo a fermare il crono sui sessanta secondi netti, tre mesi dopo Carlo Pedersoli (il futuro Bud Spencer cinematografico) abbatte il fatidico muro. Farà altrettanto il nostro Fofò (59”7, 58”6), e pur se negli annali il suo rimarrà il record dei sessanta secondi, non può dimenticarsi come abbia concorso in maniera decisiva a trasportarci “ne l’alto passo”.

…quanto aspetto regale ancor ritiene ! (Inf., XVIII, 85)

Alfonso Buonocore, per tutti “Fofò”, è una vera icona della Canottieri, di cui ha attraversato tutte le vicende dagli anni ’40 ad oggi, come atleta e dirigente, connotando ogni sua azione da mirabili doti di entusiasmo, competenza, attaccamento ai colori sociali. In gioventù era stato anche brioso protagonista della vita brillante partenopea, ed ora, affermato Commercialista, resta tra i più popolari, rappresentativi ed ammirati personaggi della città, tanto che i quotidiani “Il Mattino” e “la Repubblica” gli hanno dedicato, negli ultimi tempi, articoli di intere pagine 5. Campione d’Italia di Nuoto e Pallanuoto, Stella d’argento al merito sportivo, Consigliere al Nuoto, “Socio benemerito”, Presidente del Collegio dei Revisori, ha dato tutto sé stesso al Circolo, di cui era divenuto socio a 14 anni. La sua velocità in acqua resta leggendaria, anche se nei 100 stile, incappato in Pedersoli, si è dovuto accontentare della piazza d’onore agli Italiani nel ’51, ‘52, ‘53, ‘54 (per soli 4 decimi) e ’56. Nel ’51 ha colto l’argento anche sui 200 davanti a Gildo Arena, mentre nel ’49 era stato bronzo sui 400. Si è rifatto nelle staffette (4 x 200, 4 x 100 stile e mista), con le quali è salito sul gradino più alto del podio per 11 volte tra il ’51 ed il ’60, ed ha regalato altri 3 argenti alla collezione. E’ tra i pochi a potersi vantare di aver partecipato a due Olimpiadi in diverse discipline, selezionato per Helsinki ’52 nel nuoto, per Melboune ’56 nella pallanuoto, l’altra sua passione: ha conquistato due scudetti con la Canottieri, nel ’51 e ’58, ha vinto i Giochi del Mediterraneo ed a fine carriera, nel ’66, ha spalancato Posillipo le porte della serie A. Né bisogna dimenticare che è stato il padre del movimento del Nuoto Master in Italia: amato e rispettato in ogni dove, i Meeting si trasformano per lui in una passerella, le gare in esibizioni. Raramente come nel suo caso l’adesione all’equazione gioia-sport-vita è stata così genuina e onnicomprensiva. Anche il figlio Fabrizio ha preso parte ai Giochi Olimpici, ad Atene 2004, con la Nazionale di pallanuoto. Per chiudere, lasciamo la parola al suo amico-rivale Pedersoli: “Ho sempre ritenuto Fofò un gran signore, oltre che un amico e un avversario leale. Un vero nobile partenopeo” 5.

L’ascesa del Nuoto
…Da molte stelle mi vien questa luce (Par., XXV, 70)

Agli inizi degli anni ’50 la Canottieri sceglie come allenatore del nuoto Branko Zizek, eccellente anche come pallanuotista. Nativo di Lubiana, durante l’occupazione bellica di Slovenia e Dalmazia era stato portato in Italia con un gruppo di cinque atleti (tra cui Ivo Kurtini) dei quali si prospettava la naturalizzazione. Trasferitosi nel ’42 a Torino, aveva appena vinto i 400 stile agli Assoluti con il nome italianizzato di Franco Zizechi che il secondo conflitto mondiale aveva arrestato ogni attività. L’aneddottica vuole che nel maggio ’45, finita la guerra, si incroci in Galleria a Milano con l’allenatore della Nazionale di nuoto Umberto Usmiani, fiumano: questi aveva aderito alla Repubblica di Salò, mentre Zizek aveva risalito la Penisola con le truppe anglo-americane; ne nasce un violento alterco, descritto dal giornalista Aronne Anghileri nel suo libro “Alla ricerca del nuoto perduto” 6 ; secondo l’autore “Le conseguenze si trascineranno per anni, la Federazione Nuoto di cui Usmiani diviene membro importante [Vice Presidente, ndr] non riconoscerà mai i primati italiani dei 400 e della staffetta 4 x 200 stabiliti da Zizek”. Di certo, il nostro è costretto a gareggiare da apolide, dominando per un decennio le competizioni in acque libere. Gli si deve, tra l’altro, l’introduzione dei costumi da gara con nuovi tessuti. Quando lascia Napoli per vincere uno scudetto con Rubini a Roma nella pallanuoto e diventare coach all’Aniene, la Canottieri punta prima su Ivo Zabberoni, fratello di Enzo, allenatore della Florentia, quindi sulla supervisione di Paolo Jodice: mezzofondista di razza 7, Professore di educazione fisica al Liceo classico Umberto I, dove selezionava molti ragazzi da avviare all’agonismo, Stella d’oro al merito sportivo, Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, è il primo in Italia ad inserire in maniera sistematica esercizi di atletica e ginnastica ‘a secco’ nella preparazione di nuotatori, pallanuotisti, canottieri. Dopo l’esperienza al C.C.N., dal ’53 si dedicherà all’atletica leggera per seguire l’olimpionica napoletana Gilda Iannaccone, senza tuttavia abbandonare gli scontri delle piscine: nel ’55 a Salerno è giudice ai Campionati Societari quando crolla una tribuna provvisoria, fortunatamente senza vittime; per il suo valoroso prodigarsi nei soccorsi riceverà i pubblici encomi. D’altronde, durante la guerra, aveva meritato due Croci per l’aiuto prestato ai compagni.

E come in fiamma favilla si vede e come in voce voce si discerne (Par., VIII, 16-7)

Il 15 e 16 settembre ‘51 si disputano al Molosiglio i Campionati italiani di Nuoto, che segnano l’inizio dei trionfi delle famose staffette giallorosse. All’epoca era contemplata una sola sfida di squadra, la 4 x 200 stile, istituita nel 1919, ancor oggi reputata tradizionale saggio di verifica della profondità di una compagine. Ebbene, trascinata dal pubblico amico, la Canottieri non si limita a vincere il titolo ed abbassare il primato italiano col quartetto titolare, ma piazza anche al terzo posto la formazione “B”. Bronzo, nella circostanza, anche per la 3 x 100 “artistica”, antesignana della 4 x 100 mista 8. L’affermazione del ’51 costituisce soltanto un punto di partenza: la 4 x 200 stile targata C.C.N. conquista l’oro nei tre anni successivi e complessivamente, dal ’51 al ’69, vince in dodici occasioni, con 5 record italiani, quattro volte è argento, una bronzo 1. Vedremo poi che la 4 x 100 mista conquisterà il titolo dal ’58 al ’62 stabilendo in ogni occasione il primato nazionale.

1 Le celebri 4 x 200 stile vittoriose ai Campionati Italiani.
1951: Gildo Arena, Fofò Buonocore, Bubi Dennerlein, Maurizio Mannelli. R.I. 9’34”4
1952 Gildo Arena, Fofò Buonocore, Bubi Dennerlein, Maurizio Mannelli
1953: Bubi Dennerlein, Maurizio Mannelli, Fofò Buonocore, Fritz Dennerlein
1954: Fofò Buonocore, Franco Manaco, Bubi Dennerlein, Fritz Dennerlein
1956: Fofò Buonocore, Luigi Mannelli, Bubi Dennrelein, Fritz Dennerlein. R.I. 9’20”9
1960: Fofò Buonocore, Osvaldo De Falco, Giampiero Fossati, Fritz Dennerlein
1961: Giovanni Orlando, Osvaldo De Falco, Giampiero Fossati, Fritz Dennerlein. R.I. 8’45”2
1962: Osvaldo De Falco, Giampiero Fossati, Dario Monizio, Giovanni Orlando
1963: Giovanni Orlando, Giampiero Fossati, Osvaldo De Falco, Fritz Dennerlein. R.I. 8’40”3
1966: Giovanni Orlando, Vittorio Brunelli, Riccardo Siniscalco, Antonio Attanasio
1967: Giovanni Orlando, Giampiero Fossati, Vittorio Brunelli, Riccardo Siniscalco. R.I. 8’30”5
1969: Bernardino Greco, Antonio Attanasio, Massimo De Cresenzo, Riccardo Siniscalco

Le altre medaglie:della 4 x 200 stile:
1951, squadra “B”, bronzo: Luca Fiorentino, Alfonso Picone, Corona, Fritz Dennerlein
1957, argento: Fofò Buonocore, Vigilanti, Bubi Dennerlein, Ftitz Dennerlein
1958, bronzo: Fritz Dennerlein, Bubi Dennerlein, Luigi Mannelli, Fofò Buonocore
1964, argento: Fritz Dennerlein, Giampiero Fossati, Gianfranco Calvetti, Giovanni Orlando
1965, argento: Giovanni Orlando, Giampiero Fossati, Gianfranco Calvetti, Riccardo Siniscalco
1968, argento: Riccardo Siniscalco, Giampiero Fossati,Massimo De Crescenzo, Antonio Attanasio

Forte di una simile qualità, l’ascesa del nuoto si riverbera subito in un altro ambito Trofeo, il Campionato Italiano di Società, al pari della “Coppa Montù” di Canottaggio affidabile test sulla validità di una scuola per l’ampiezza della formula, prevista per la partecipazione di seniores (assoluti) e allievi. Nel ’50 il C.C.N. si impone in serie B 2, nell’agosto ’51 a Genova è secondo dietro la Triestina solo “per un errato schieramento nella staffetta” 9, nel ’52 a Roma-Castelfusano (piscina Kursaal) e nel ‘53, con prestigiosa doppietta, si appropria del titolo assoluto. Componenti del team sono Fofò Buonocore e Luca Fiorentino per la velocità stile, e Bubi Dennerlein e Giuseppe Volpe per il mezzofondo, Enzo Fusco per la rana, Gildo Arena e Mario Monte a dorso, Franco Russo e Franco Cannavale a farfalla; nella giovanile troviamo Lello Franco e Mario De Vita (100 stile), Fritz Dennerlein, Luigi Mannelli, Francesco Maddalena, Sergio Camera (400 stile), Vittorio Staiano (dorso), Antonio Gison (rana) e Gaetano Fiorentino (farfalla). Del gruppo ricordiamo qui l’Ingegnere Sergio Camera ed il Notaio Francesco Maddalena, nostri soci tra i più distinti e signorili, e Mario Monte: bronzo nella staffetta 3 x 100 artistica del ’51 (con Monaco e Corona) e nei 100 dorso agli Italiani del ’53, in quella stessa annata Monte prevale sul grande Giuseppe D’Altrui nella prima gara di nuoto pinnato, 3 km a mare; si narra che d’inverno, per potersi allenare, si tuffasse nelle acque temperate del Lago D’Averno.
Aveva spesso funzioni di segretario o accompagnatore delle varie squadre Gegé Maisto, che sarà giornalista e arbitro di pallanuoto, amico di Concetto Lo Bello.

2 Nella squadra di nuoto che vince i Societari di Serie B compaiono Alfonso Buonocore, Bubi Dennerlein, Gianfranco Pandolfini, Maurizio Mannelli, Franco Monaco, Enzo Fusco, Alfonso Picone, Amerigo De Rogatis, Guido De Luca e Cuomo. Nel ’51 a Genova vi erano: Gildo Arena e Franco Monaco nei 100 sl, Bubi Dennerlein e Marijan Stipetic nei 400 sl, Mario Monte e Fofò Buonocore nei 100 dorso, Maurizio Mannelli e Corona nei 200 rana; per gli Allievi:Luca Fiorentino e Alfonso Picone nei 100 sl, Fritz Dennerlein e Francesco Maddalena nei 400 sl, Vittorio Staiano e Perretti nei 100 dorso, Gaetano Fiorentino e G. Canale nei 200 rana.

Tra i mille episodi tramandati sui Campionati Societari, ne racconta uno gustoso il Prof. Enzo Fusco, ricordando la sua giovinezza 10. La mattina in cui bisognava prendere il treno per Bologna, sede della competizione, ci si accorge alla Canottieri che non era stato avvisato un promettente ragazzino, Bubi Dennerlein, il quale, abitando a Vico Equense, passava per il Circolo solo un giorno alla settimana. Non potendo contattarlo telefonicamente, Fusco si incarica di andarlo a prelevare, e lo trova, naturalmente, a mare intento nell’allenamento; lo raggiunge, gli spiega l’urgenza, i due risalgono in spiaggia, trafelati e bagnati prendono la Circumvesuviana ed arrivano alla stazione centrale dove i compagni avevano ritardato la partenza del convoglio con tutti i mezzi dell’estro partenopeo, simulando malori, innescando l’allarme, aprendo le portiere.

1951 – Il primo scudetto della pallanuoto
…vidi più fulgor vivi e vincenti (Par., X, 64)

Al C.C.N., la pallanuoto assume subito una sua precisa fisionomia, in linea con i ‘mores maiorum’. Anche nei periodi iniziali, gli esempi esterni si riducono a mero spunto, sicché l’atteggiamento di “oppositio in imitando” fa recepire solo gli altrui contributi positivi, ai quali l’Ing. Percuoco mescolerà, come vedremo, un sano pragmatismo.
Per proiettare la società giallorossa ai vertici nazionali, nel 1950 la dirigenza fa venire dalla Florentia, Campione d’Italia nel ’48 e rivale della Rara Nantes, Gianfranco Pandolfini, che assume l’incarico di giocatore-allenatore; oro agli Europei di Montecarlo ed alle Olimpiadi di Londra, aveva la reputazione di duro ed era conosciuto col nome di battaglia di “Kiri”. Il C.C.N. termina terzo dietro la fortissima Rari e la Lazio 3. Ad agosto Kiri Pandolfini, Maurizio Mannelli ed il portiere Renato Traiola sono convocati in Nazionale per gli Europei di Vienna, kermesse in cui Fofò Buonocore è ultimo frazionista (dopo Pedersoli, Manetti e Brunelleschi) della 4 x 200 che si classifica quarta.

3 La formazione giallorossa è composta da Traiola, Monaco, Greco, Cannavale o Buonocore, Mannelli, Pandolfini, Morelli, riserve Mimmo Ferrazzani e Giulio De Filippis

In conseguenza degli incidenti occorsi nella gara con la Svezia durante la rassegna continentale, il Congresso FIN del gennaio ’51 adotta la decisione draconiana di radiare Pandolfini, pena commutata in squalifica annuale. A questo punto, rientrato Kiri a Firenze 11, Percuoco compie un prodigio di audacia diplomatica e con un clamoroso colpo di mano ingaggia come allenatore-giocatore, strappandolo alla Rari Nantes, nientemeno che Gildo Arena, convinto, si dice, con una Fiat 500 ed un premio di 500mila lire; ufficialmente, si sostiene che “Nessun onere finanziario si è accollato il Circolo del Molosiglio per tale acquisto, ma per l’interessamento del Presidente Comm. Cutolo è stato assicurato all’Arena una duratura e dignitosa sistemazione di lavoro” 12. Certo, il trasferimento fa scalpore e genera il primo grande dissidio tra Circoli napoletani, ma paga subito i suoi dividendi. Se del nuovo acquisto, dei suoi exploit con Club e Nazionale, abbiamo detto in precedenza, possiamo aggiungere che Bandy Zolyomy aveva portato con sé a Budapest quel precoce tredicenne “mezzo ragazzo e mezzo delfino” per forgiarlo tra gli assi ungheresi, proprio lui che a Londra avrebbe eliminato i favoriti Magiari con uno dei più bei gol della storia della pallanuoto; ancor meno noto è che Arena, negli anni ’40, aveva vinto 100 e 200 stile agli Italiani. Una volta passato alla Canottieri, coadiuvato da Giulio De Filippis, gli viene naturale sperimentare un modulo in grado di sfruttare le virtù natatorie sue e dei compagni; lo chiama “Arenema”: dà la possibilità ai difensori di sganciarsi per creare il sovrannumero, confidando nelle loro doti di recupero; lui poi, al centro di ogni schema, finalizza con le sue trovate. L’idea sorprende, si attaglia perfettamente alle caratteristiche del gruppo, propizia il primo scudetto della storia giallorossa ed una significativa variante degli schemi tattici del tempo. In realtà, nascosti dietro l’altisonante nome di Gildo Arena, assieme alla multiforme abilità di Maurizio Mannelli e Fofò Buonocore, si celavano altri segreti in una squadra che registrò la miglior difesa ed il miglior attacco del Torneo; si scoprono rieleggendo la formazione. Tra i pali si stagliava Renato Traiola. Nato vicino Cuneo, aveva un fisico da corazziere (1,95 di altezza) scolpito dal suo primo amore, il canottaggio: con la yole ad otto giallorossa aveva vinto il Campionato Italiano nel ’47, la Coppa del Tirreno per outrigger nel ‘46 e ‘47. Si era avvicinato alla pallanuoto per caso, chiamato a mare dagli amici quando rientrava dagli allenamenti remieri. Stupiva per intuito e, soprattutto, per l’incommensurabile apertura alare; come Pasquale Buonocore era forte e buono, solido e allegro. Vincerà la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Helsinki ’52; di ritorno, laureatosi in Ingegneria, lascerà l’agonismo per dedicarsi alla professione. In difesa Franco Monaco non la faceva buona a nessuno 13: detto “Coppi” per la rassomiglianza con “L’Airone” piemontese, trovava un avversario per ogni sbuffo del suo impetuoso carattere; fin dalla serie B era rispettato come il “Gran Capitano”. Ottimo nuotatore, nel ’50 aveva vinto i 100 stile agli Italiani juniores, l’anno dopo aveva ghermito il bronzo agli Assoluti con la staffetta 3 x 100 artistica; venne anche convocato in azzurro tra il ’50 e il ‘53. Mentre Nino Greco, futuro notaio con una presenza in Nazionale “B”, rispettava con diligenza compiti di copertura, il dinamico Franco Cannavale (iridato con la 4 x 100 stile nel ‘55) sapeva chiudere e riproporsi con prontezza ed acume. Il centroboa Maurizio Morelli, “o’ gatto”, non aveva necessità di muoversi troppo; faceva sempre sentire la sua presenza, cui univa movimenti felpati e sensibilità sulla palla; passato per la Nazionale nel ’50 e ’51, avrà la gioia di vedere in prima squadra il figlio Mario. L’”unsung hero”, però, veniva da lontano: ad inizio anno Marijan Stipetic, nuotatore e pallanuotista di eccezione, recordman europeo sui 1.500 stile, aveva chiesto asilo politico dalla Jugoslavia. “Bibi” sarà radiato dalla sua Federazione e, di conseguenza, da FINA e FIN; la Canottieri, sempre recettiva verso “quei c’hanno a giustizia lor disiro”, lo accoglie egualmente, lo schiera prima del bando, indi gli attribuisce il ruolo di tecnico; sobrio, serio e taciturno, era il collante del team, indispensabile “all-round”.

Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naugrafar m’è dolce in questo mare (G. Leopardi,” L’Infinito”)

Con l’affermazione giallorossa del ’51, Napoli si fregia del terzo scudetto consecutivo e si propone come forza egemone della pallanuoto italiana. Al Molosiglio, invero, ti sentivi al centro del mondo: le partite erano eventi mondani in scena la sera d’estate sotto i riflettori, davanti a una folla numerosa, che alla biglietteria doveva far la fila. Poi, dopo la sirena, tutti al Circolo, atleti e dirigenti, compagni e avversari, tifosi e tifose; se quella sera nei saloni non c’era nulla in calendario, si andava, con i colleghi del canottaggio, direttamente ai locali del lungomare; sul cammino tanti amici, tanti personaggi appena usciti da teatri, ristoranti, cinematografi, perché allora, senza televisione, si usciva in strada per incontrarsi. Che atmosfera prima che inventassero le piscine ! La luce dei fari, che, quasi quasi, riuscivi a toccare quando inondava il campo e colorava il mare, pareva si potesse portare appresso e non si spegnesse più per tutta la notte.

NOTE
4 Speaker ufficiale della Manifestazione era Salvatore Maffei, giornalista, attuale Presidente dell’Emeroteca Tucci, istituzione tanto preziosa quanto misconosciuta della nostra città. Maffei, dotato tuttora di prodigiosa memoria, annunziò subito al pubblico i record stabiliti nella circostanza da Fofò.
5 Cfr. “Il Mattino” del 7.12.2003, articoli a pag. 43 di Pietro Gargano e Gegé Maisto, dal quale ultimo sono tratte le parole di Pedersoli; “la Repubblica” del 17.07.2011, articolo su due pagine (22 e 23) di Marco Caiazzo.
6 ”Alla ricerca del nuoto perduto”, SEP Editrice, 2002, Vol. 1, pag. 253.
7 Da giovane Paolo Jodice sfiorò la convocazione nella 4 x 400 per le Olimpiadi di Parigi ’24, Amsterdam ’28 e Los Angeles ’32: per dedicarsi a quest’ultimo sforzo sospese anche i suoi studi presso la Scuola Superiore di Educazione Ginnico-sportiva istituita alla fine degli anni ’20 alla Fernesina. Gli resta l’argento nei 400 piani alle Universiadi di Roma ’27. Nel’54 scrisse il libro “La preparazione ginnico-atletica del canottiere” (Ed. Hermes, Napoli 1954).
8 Non possiamo dimenticare le staffette 4 x 100 che vinsero il Campionato Italiano allievi dal ’50 al ‘52: la prima formazione era composta da Alfonso Picone, Luca Fiorentino, Carmine De Luca e Vittorio Bancale, la seconda (Sestri Levante) da Fritz Dennerlein, Luca Fiorentino, Alfonso Picone e Guglielmo Sciarelli, la terza da Franco Russo, Luca Fiorentino, Guido De Luca e Fritz Dennerlein.
9 Su “La Gazzetta dello sport” dell’8 settembre 1952 si spiega: “Il titolo di società lo scorso anno non fu della Canottieri Napoli per un errato schieramento nella staffetta”. Analogo il commento apparso sulla rosea i due giorni prima.
10 Il lungo pezzo autobiografico venne pubblicato nell’ottobre 1981 dalla rivista “Il mondo del nuoto”, e ripubblicato nel 2009 nel pamphlet ”Il ricordo di Enzo Fusco” a cura dello Sporting Club Nuoto Napoli.
11 Pandolfini tornerà in acqua con la Florentia senza più vincere il titolo, sfiorato con un secondo posto nel ’53, quando all’ultima giornata, nel match decisivo, i toscani vennero battuti dal Camogli.
12 Così su “Il Mattino” del 18 gennaio 1951.
13 Nel presentare il Torneo del ’51 sul quotidiano “Il Mattino”, si elogia Franco Monaco, definito però troppo falloso perché legato al principio del “fermare l’avversario a tutti i costi”.

A cura di Gian Nicola De Simone

I PRIMI ANNI CINQUANTA (1950-54) II parte
Io dico, seguitando, ch’assai prima che noi fossimo al piè de l’alta torre li occhi nostri n’andar suso a la cima (Inf., VIII, 1-3)

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1952 – Le Olimpiadi di Helsinki
… ove vestigio human l’arena stampi (F. Petrarca, “Solo et pensoso”)

Londra e il “Settebello” sono ancora impigliati nelle menti degli appassionati come se la finale contro l’Olanda si fosse giocata ieri, e quasi d’improvviso ci ritroviamo alla successiva Olimpiade, la numero XV, in programma nel ’52 ad Helsinki. Nella pallanuoto le attese di un movimento in forte espansione non vengono deluse. Nella Nazionale di coach Mario Majoni che si cinge della medaglia di bronzo compaiono tre giallorossi: Gildo Arena, Renato Traiola e Maurizio Mannelli. Quest’ultimo è stato il primo fuoriclasse della pallanuoto alla Canottieri. Nato a Roma, trasferitosi a Napoli ancora bambino, vantava natali agonistici da nuotatore: agli Assoluti del ’48 era arrivato secondo sui 100 stile, terzo sui 200, nel ’53 di nuovo terzo sulla doppia vasca; aveva quindi fatto parte della 4 x 200 campione d’Italia dal ’51 al ’53. Su questa solida preparazione aveva innestato la lettura del suo ruolo di difensore mobile e aggressivo. Completo, duttile, forte fisicamente ed atleticamente, era in grado di irretire attaccanti pesanti o mobili, impostare come riferimento arretrato e proporre la sua azione con instancabile lena; quando avanzava a testa alta con la palla tra le braccia era inarrestabile, anche perché alla naturale vigoria coniugava un imprevedibile “dribblig”, virtuosismo che solo i migliori potevano permettersi. Componente delle “Tre emme” (Mannelli, Monaco, Morelli) che avevano propiziato la promozione del C.C.N. in serie A, si era rivelato la variabile positiva della formazione che aveva ghermito il primo scudetto. Inamovibile in azzurro dal ’49 al ’56, alla medaglia di Helsinki, aggiungerà il bronzo degli Europei di Torino ’54 e l’oro ai Giochi del Mediterraneo nel ’55. Allora, però, non militava nella Canottieri: per un litigio con il coach Zolyomy, nel ’54 era andato via per condurre al titolo (come giocatore-allenatore) la A.S. Roma. Cosa era accaduto ? Gli episodi tramandati hanno uno sfondo … culinario: un’aragosta ordinata senza il permesso dell’ungherese, un babà offerto al fratello più piccolo Luigi, anche questo di propria iniziativa. Strambo destino, certo, per un ragazzo capace di disintegrare due grosse mele assieme stringendole una nella mano destra l’altra nella sinistra. Per fortuna, i rapporti si ricompongono nel ’58, quando Mannelli Senior torna al Molosiglio per il secondo scudetto del C.C.N., quello delle tre coppie di fratelli (Dennerlein, Mannelli, De Stefano). Permane invece la ruggine con Zolyomy, che, divenuto allenatore della Nazionale, lo estromette dalle Olimpiadi di Melbourne ’56 accusandolo di indisciplina. Come il più giovane fratello Luigi, abbandonato l’agonismo, si dedicherà alla professione di Ingegnere.

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Anche nel nuoto, ogni mossa era stata programmata in vista dell’atteso appuntamento olimpico. In inverno la Federazione aveva selezionato i migliori atleti per raduni straordinari nelle poche piscine coperte al nord Italia: Bubi Dennerlein è di stanza a Paderno del Grappa al Collegio Filippin; il chilometraggio quotidiano assegnatogli è sui 3 km. La preparazione prosegue a Torino e Genova, dove Massaria, Romani, Pedersoli e Bubi abbassano due volte il record italiano della 4 x 200; li affianca, come riserva, Fofò Buonocore, con il quale, nei test non ufficiali, il crono scende di altri 2”. Serve a poco, perché qualcosa in Finlandia cambierà tutto.

La svolta di Bubi
… per lo gran disio de l’eccellenza ove mio core intese (Purg., XI, 86-7)

Le Olimpiadi di Helsinki rimangono negli annali del nuoto italiano per la celebre iniziativa di Bubi Dennerlein, il quale, spinto da inesausta sete di conoscenza e desiderio di eccellenza, si reca ad osservare gli allenamenti di giapponesi e americani, che praticano giornalmente sessioni di 8-10 km con il sistema dell’”interval training”: è la verità rivelata. Bubi, che parla italiano e tedesco, si avvale dell’inglese di Carlo Pedersoli per prendere contatti con lo staff tecnico degli U.S.A.; i due, assieme a Fofò Buonocore, discorrono con il Capo Allenatore Matt Mann della University of Michigan e con il suo assistente, il sommo Bob Kiphuth della Yale University; questi ne esamina lo stile, li consiglia e spiega gli enormi margini di miglioramento di cui potrebbero beneficiare con l’applicazione dei diversi metodi. Bubi è certo di aver compreso la svolta che la statica cerchia del nuoto italiano attendeva: la sua mente analitica, onnivora, si mette in moto; fa confronti, proiezioni, applicazioni. Ma spesso le idee rivoluzionarie generano scetticismo in chi diffida dell’intelligenza e del progresso: nell’ambiente natatorio nostrano in cui Bubi si muove, col quale tenta di dialogare, non si comprende la portata dell’innovazione, che non si limita alla quantità dell’allenamento, ma sconvolge alla radice la prassi pregressa: prevede ripetute con brevi intervalli di sosta costruite su serie differenziate, lavori ed esercizi specifici, diversificazioni dei tipi di preparazione, condizionamento fisico e adattamento fisiologico: una speculazione da noi sconosciuta. Perfino un giornalista del calibro di Furio Lettich sulla Gazzetta dello Sport tratta il napoletano come un visionario quando sperimenta le novità su sé stesso: “Il fervore dell’azzurro è stato ammirevole sì per volontà, ma molto meno per raziocinio”; bolla sarcasticamente le sue iniziative come una “entusiastica iniziazione”, definisce il metodo “pura teoria” 5. L’allenatore italiano Berto Usmiani, che già pare non ami molto Bubi 6, osteggia apertamente le nuove idee ed i suoi fautori con ragionamenti retrogradi: gli italiani non sarebbero etnicamente in grado di sopportare certi carichi di lavoro e competere con altre Nazioni più evolute. Inizia un insanabile dissidio tra il giallorosso ed il C.T.: questi, intanto, esclude dalla 4 x 200 Fofò e mette Bubi in panchina col risultato che la staffetta peggiora i tempi invernali e non si qualifica neppure per la finale. Fofò, dal canto suo, potrà disputare i 100 stile chiudendo la batteria in 1’02”3.
I protagonisti della controversia affronteranno da subito momenti di incertezza: nel ’53 Usmiani viene giubilato come responsabile tecnico della Nazionale (a favore di Osvaldo Berti) e si ricicla come dirigente in seno alla FIN, mentre Bubi, al compimento della maggiore età, sentendosi avviluppato in un clima di oscurantismo, opta per la nazionalità tedesca (paterna); nel ’55 è inibito dalle competizioni nazionali, ma nel ’56, quando Percuoco è eletto Presidente della Federnuoto, rivede la luce, la possibilità che sia perseguita ‘la diritta via’ 7, e sceglie in via definitiva l’Italia. Ancora poco, il tempo di raccogliere le meritate soddisfazioni da atleta, e Dennerlein Senior, nel nostro Paese, assurgerà al rango di riconosciuto Copernico dettando l’intelaiatura concettuale del nuoto italiano, la cui storia si divide in prima e dopo il suo avvento.

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Il settore giovanile e i precetti di “Bandy”
…iam nova progenies caelo demittitur alto (Virgilio, Bucoliche, IV, 7)

Se le Olimpiadi catalizzano l’attenzione e le energie del mondo sportivo, importanza non secondaria rivestono, per la Canottieri, gli eventi agonistici che le precedettero.
Nel campionato di pallanuoto del ‘52, il C.C.N., mantenendo inalterata la formazione tricolore, chiude ottimo secondo nonostante un infortunio occorso a Maurizio Mannelli; parte il ciclo delle società della Riviera di Levante (R.N. Camogli, Pro Recco), che catapultano ai vertici nazionali la pallanuoto della Liguria: il Camogli si appropria di quattro titoli in sette anni, delimitati da quelli della Canottieri nel ’51 e ’58; tra le due contendenti si accende un’aspra rivalità, che prende le mosse anche dall’opposta concezione del gioco: i liguri prediligono lo scontro basato su potenza e prepotenza fisica in una visione tattica più statica; il dinamismo distingue i partenopei, che fanno leva su nuoto, tecnica, inventiva.
Nel ’52, inoltre, al concentramento finale di Modena, inizia l’impressionante serie di affermazioni delle nostre squadre juniores, sul tetto d’Italia per sei volte in sette stagioni 1. La sagace cura del settore giovanile di nuoto e pallanuoto resterà il vanto della Canottieri, orgogliosa di una scuola che consentirà, dal ’55 in avanti, una gestione sostanzialmente autarchica; se togliamo gli stranieri, ove consentiti (Stipetic nel ’51, Polacyk nel ‘90), otto scudetti sono stati vinti con appena tre giocatori di estrazione non giallorossa, peraltro napoletani prelevati dai cugini della Rari: Gildo Arena (‘51), Enzo D’Angelo (‘73), Sante Marsili (‘79). Discorso analogo va esteso al nuoto, disciplina in cui tutte le nostre stelle sono cresciute al Molosiglio con l’eccezione della brava Flavia Rigamonti (attiva per il C.C.N. nel 2003-6): si parla di 30 campioni d’Italia e di altri 44 atleti saliti sul podio nazionale per 137 titoli individuali e 20 di staffetta, 244 tra argenti e bronzi individuali, 46 di staffetta.

1 Queste le formazioni juniores campioni d’Italia:
1952: Maurizio Tortora, Franco Russo, Fofò Buonocore, Fritz Dennerlein, Vittorio Staiano, Alfonso Picone, Lello De Stefano, Ciro Di Sciullo *,
1953: Piero De Stefano, Franco Russo. Fofò Buonocore, Fritz Dennerlein, Vittorio Staiano, Luigi Mannelli, Lello De Stefano, Ciro Di Sciullo, Alfonso Picone.
1954: Piero De Stefano, Franco Russo, Fritz Dennerlein, Vittorio Staiano, Luigi Mannelli, Lello De Stefano, Mario De Vita. Riserve Giorgio Buonanno, Enrico Morelli, Romolo Postiglione.
1955: Piero De Stefano, Franco Russo, Bubi e Fritz Dennerlein, Vittorio Staiano, Luigi Mannelli, Raffaele De Stefano, Ciro Di Sciullo, Franco Sannino.
1957: Piero De Stefano, Franco Russo, Claudio Jodice, Fritz Dennerlein, Cristian Schollmeyer, Luigi Mannelli, Lello De Stefano, Raffaele Squillante.
1958: Piero De Stefano, Franco De Falco, Fritz Dennerlein, Cristian Schollmeyer, Raffaele Squillante, Luigi Mannelli, Lello De Stefano, Giovanni Capobianco, Alberto Santamaria.
* Ciro Di Sciullo allenerà a lungo la Rari Nantes Napoli.

Squadra allievi Campione d’Italia del 1954: Piero De Stefano, Franco Russo, Fritz Dennerlein, Vittorio Staiano, Ciro Di Sciullo, Luigi Mannelli, Lello De Stefano.
Ricordiamo qui anche la prima formazione allievi di rilievo nazionale, quella del ‘46 e ’47 formata da Bruno Del Vecchio, Franco Cannavale, Fofò Buonocore, Enzo Fusco, Amerigo De Rogatis, Diego Forquet, Guido d’Aquino e Caiazza.

Facesti come quei che va di notte, che porta il lume dietro e sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte (Purg., XXII, 67-9)

In prima squadra Gildo Arena inizia a risentire di alcuni acciacchi fisici e della doppia funzione di giocatore e allenatore. Percuoco riserva alla sua Canottieri solo mire ambiziose, e nel ’53, a campionato iniziato, fa tornare dalla Spagna Andres “Bandy” Zolyomy, ricostituendo così il binomio vincente che aveva dettato legge in Italia a cavallo della guerra: la fama del mago ungherese, classe 1913, era difatti legata ai 5 titoli ottenuti con la Rari Nantes del mattatore Arena, anche se, agli Europei di Montecarlo ’47, aveva portato la Nazionale italiana al suo primo alloro internazionale. Aveva poi girato l’Europa, era stato condannato a morte durante la guerra, si era fregiato dello scudetto con la Canottieri Olona in una carriera di corsi e ricorsi in cui riuscirà a fare tutto due volte, pilotando, in tempi diversi, Rari Nantes, Italia e Spagna, quest’ultima a quattro Olimpiadi.
Rubicondo, col nasone incorniciato nel viso tondo e la voce roca, acuto psicologo, preceduto dalla fama di sapiente, appariva agli occhi dei giocatori quasi come uno sciamano, depositario di misteriosi segreti, occulti ai più; predicava, invece, una filosofia articolata su precetti semplici, chiari, esemplari: i fondamentali sulla palla, l’amalgama tra i componenti dell’insieme, una formula di gioco lineare ed efficiente, con struttura rigida delle posizioni sulla quale far operare istinto e fantasia degli interpreti. Di qui la ragione dei suoi successi, la spiegazione del suo declino. Era stato tra i primi a dare alla pallanuoto, dopo gli esordi pionieristici, un ordinamento compiuto, una definita ortodossia; ancorato a quella pristina visione, non era riuscito a comprendere le istanze di rinnovamento. Quando nel ’56 tenterà il rilancio tornando alla Rari Nantes con Gildo Arena, la mossa rimarrà un amarcord: il loro tempo era irrimediabilmente scaduto.
Percuoco, divenuto Presidente della FIN, gli donerà l’opportunità della vita, affidandogli la Nazionale olimpica di Roma, un gruppo fenomenale che lui saprà indirizzare al gradino più alto del podio: sarà il canto del cigno. Roma fa da spartiacque tra due mondi: Bandy Zolyomy è l’ultimo, venerato maestro di un’epoca eroica; lo incalza ormai Bubi Dennerlein, il primo genio della modernità. L’uno, rivolto al passato, rappresenta e magnificamente chiude un’era; l’altro apre lo sport al futuro; il magiaro cantava di un tempo epico, in cui forza e fantasia del singolo, ben canalizzati, facevano sorgere il gioco in maniera spontanea; il napoletano proietta nelle piscine il metodo scientifico, la forza incontrovertibile della ricerca.
Nel suo (breve) periodo alla Canottieri, Zolyomy non supera il terzo posto in campionato, prevalendo in alcune Manifestazioni amichevoli pur con formazioni rimaneggiate: nel ’54 a Napoli il C.C.N. fa suo il Trofeo Esposizione Internazionale della Navigazione, a Roma nel ’53 aveva vinto il Torneo Internazionale organizzato dall’Ambasciata tedesca con Lazio, Dortmund e Dusseldorf; nella circostanza, la squadra era stata ricevuta in Vaticano in Udienza Particolare da Papa Pio XII 2. L’investitura del magiaro si rivelò comunque feconda: l’attenzione per lo sviluppo del vivaio, la necessità di partire dai fondamentali, l’organizzazione dettagliata dei particolari, il principio della inviolabilità dell’unione del gruppo sono alcuni dei corollari trasmessi dal suo credo. A lui si ascrive anche il merito di aver avviato al mestiere di allenatore Enzo Fusco, al quale cominciò ad affidare mansioni di collaboratore per i settori giovanili.

2 A Roma la squadra era composta da Alfredo Scaletti, Nino Greco, Maurizio Mannelli, Fofò Buonocore, Bubi e Fritz Dennerlein, Fofò Picone, Alberto Sannino, Diego Forquet. A Napoli l’anno dopo c’erano Alfredo Scaletti, Nino Greco, Franco Cannavale, Fofò Buonocore, Franco Russo, Bubi e Fritz Dennerlein, Piero De Stefano, Franz Di Mehlen, anch’egli di origine tedesca.

…come grato occorre … il rimembrar delle passate cose (G. Leopardi, “Alla luna”)

Tra i diversi personaggi del momento, ricordiamo tre portieri. Guglielmo “Mimmo” Ferrazzani, presente dalla serie B, era il vice di Traiola nella formazione Campione d’Italia del ’51; nel ’53 passa anche titolare trasferendo in acqua il suo entusiasmo e le doti di uomo-spogliatoio. Avvocato, interprete della vita mondana partenopea, non smetteva mai di rivolgere i suoi pensieri alla Canottieri, dove aveva portato Enzo Fusco; giocheranno nel sette giallorosso i figli Mauro e Raoul, valenti anche come nuotatori. Nel periodo compreso tra Renato Traiola e Piero De Stefano, l’estremo difensore del C.C.N. era Alfredo Scaletti; adesso è affezionato custode della memoria del Circolo, dove lo si può incontrare ogni giorno di buon mattino: cordiale, affettuoso, disponibile, con lo sguardo trasognato di chi ne ha viste tante ma in fondo è rimasto lo stesso ragazzo che calava le porte a mare, rievoca tutto e tutti con accenti di sincera emozione; poi, d’improvviso, trovata una via di fuga, ripiomba nel presente, alle partite del Napoli, agli accadimenti contemporanei; dalla battuta spiritosa un tornante della memoria lo sospinge di nuovo “al suo buon tempo”, a quella volta in aereo quando fece una gran figura con la ragazza seduta accanto, mercé lo champagne offerto dal comandante che era stato nuotatore al C.C.N. nel ‘50. Ufficiale del I Reggimento Granatieri di Sardegna, nel ’58 aveva vinto, con i concittadini D’Altrui e Parmegiani, i Campionati Mondiali Militari a Berlino Ovest. Bruno Del Vecchio esordì nella massima serie il 15 settembre ’53 a Livorno da … centravanti per via di un infortunio occorso a Morelli; si vinse 12-0. Emergeva nel contempo da ala-pivot nel Basket Napoli; nei raduni della Nazionale di pallacanestro era l’unico, con Rubini e Gambini, a poter affermare di praticare anche la pallanuoto: “Era logico – scherza – con la Canottieri viaggiavamo in prima classe, alloggiavamo nei migliori alberghi, mentre i cestisti erano segregati nelle vetture di terza, su sedili di legno e, di notte, ci si doveva accontentare di reti che parevano prese dalle barche da pesca”. Avvocato, Magistrato, industrioso Consigliere alla Casa negli anni ’70 con l’hobby dell’ippica, conserva la presenza, l’aspetto autoritario, il tono di voce perentorio e sicuro del senatore romano.

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1954 – Il trasferimento alla Mostra
…Iamque rubescebat radiis mare et aethere ab alto Aurora in roseis fulgebat lutea bigis, cum venti posuere omnisque repente resedit flatus … (Aen., VII, 25-8)

Il 3 e 4 aprile 1954 si inaugurano a Milano i Campionati Italiani “invernali” (o “indoor”) di nuoto, alla piscina Cozzi di 33 metri; nonostante la temperatura dell’acqua sia di 21 gradi, Fritz Dennerlein, che l’anno prima aveva centrato il 2° posto sui 200 stile, coglie il primo successo individuale battendo sui 400 il favorito Gianni Paliaga della Fiat. Ad agosto i due si ritrovano assieme agli Europei di Torino nella 4 x 200 (completata da Romani ed Elmi) che si classifica sesta; alla rassegna continentale non può mancare Fofò Buonocore nei suoi 100 stile. Nella squadra di pallanuoto, che giunge terza, vi è il giallorosso Enzo Polito: difensore potente (era alto 1,90) eppure dotato di gran tiro, bronzo alle Olimpiadi di Helsinki, due volte Campione d’Italia con la Rari Nantes, era stato attirato alla Canottieri nel ’52 per sostituire il biondo Stipetic; a fine stagione tornerà al sodalizio biancoceleste di cui, divenuto Ingegnere, sarà anche Presidente.

L’8 giugno ’52 aveva riaperto la Mostra d’Oltremare, danneggiata dai bombardamenti della guerra; al suo interno, nel ’54, viene completato il ripristino della piscina olimpica, l’unica a Napoli, dove si trasferisce l’attività di nuoto, pallanuoto e tuffi dei club partenopei. Per tutti gli anni ’50 gli incontri serali restano ancora un evento popolare, alla moda: i negozi anticipavano la chiusura alle 19,30 per consentire ai tanti tifosi di essere puntuali al ‘double’: overture alle 20,30, secondo spettacolo un’ora dopo. Nelle occasioni più sentite potevano rimanere fuori più di mille persone che vociavano tentando di raccogliere informazioni sull’evoluzione del punteggio. I giocatori della Canottieri convergevano a Fuorigrotta sul pullmino in abito completo e dopo la partita, impeccabili, rientravano a cenare al Circolo con i dirigenti; i saloni erano colmi di soci curiosi di ascoltare il racconto della partita, delle azioni più belle, degli artifici riusciti o sbagliati in una piscina di acqua clorata. Dai finestroni, però, non si vedeva più, di fronte, la sagoma del vecchio campo a mare.
Il progresso lascia solo immagini in bianco e nero che sbiadiscono sempre più: l fasci di legname delle tribune, che si montavano nell’annuale ripetersi di un benigno rito propiziatorio; i fuochi d’artificio che annunziavano il derby Canottieri-Rari Nantes, la transumanza degli appassionati dalle strade cittadine ai giardini di Via Acton, dove si trovava la biglietteria. Soprattutto, dall’ambito di nuoto e pallanuoto, scomparve il mare, che forse al Molosiglio non era più così azzurro 9, ma pure era l’epico, immenso e luminoso mare nel quale, tuffandoti per gli allenamenti, percepivi che balenavano filamenti di luce, si confondevano e ritrovavano tracce di lunghe scie, si raccoglievano i sussulti di un firmamento visibile o remoto, perché, suggerisce Claudio Magris, “Il mare è una grande prova dell’anima” 10.
Cambiò, di conseguenza, finanche il lessico: il C.C.N. era comunemente identificato come “La squadra del Borgo Marinari”, con riferimento all’antica sede, oppure “Il sette della Litoranea”, la strada che sovrasta il Circolo (l’attuale Via Cesareo Console); alla Mostra, sarà unicamente la Canottieri.
L’epopea del mare era finita.

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Le altre discipline nei primi anni ‘50
…O luminoso etere e venti dalle rapide ali, sorgenti dei fiumi, e dei marini flutti infinito sorriso, e terra di tutto madre, e te, sole onniveggente, evoco (Eschilo, “Prometeo incatenato”)

In questo primo periodo degli anni ’50, tra gli altri sport marinari, la Vela trova un superlativo alfiere in Alfredo D’Angelo, detto “Chiang Kai-shek” per via dei lineamenti orientali: nel ’53 a Bari e nel ’54 a Siracusa è Campione d’Italia nella classe Dinghy.
Intanto, sul finire degli anni ’40 era approdata in Italia una nuova barca a spigolo, il Lightning 11; a Napoli, nel ’49, si erano organizzati i primi campionati nazionali della neo-costituita classe, nella quale, dopo poco, i giallorossi iniziano a brillare. Nel ’53 Camardella, De Sanctis e Castellino (timoniere) su “Temporale” si assicurano il Trofeo Mare Nostrum. Nel ’51 sul decantato Star “Legionario” Carlo Rolandi e Rocco Iemma primeggiano nella regata internazionale di Anzio, mentre Nicola Castellino e il 17enne Aldo Valenzuela si impadroniscono della Coppa De Concilis. Messosi in luce giovanissimo, Valenzuela è tra i protagonisti del momento: nel ’54 rivince nella Star le regate internazionali del golfo assieme a Maurizio Miraglia, l’anno seguente è argento agli Europei di Napoli classe Lightning, nel ’57 secondo agli Italiani di Formia classe Star in coppia con Alfonso “Fofò” Marino. Ingegnere come il padre Enrico, rigoroso Consigliere della Sezione, stimato e benvoluto per simpatia e nobiltà d’animo, sarà tra i precursori a Napoli delle regate di crociera (poi vela d’altura); oggi gli sarebbe difficile estrapolare un singolo episodio della sua età di studente-velista: meglio, può riviverla intera in un attimo ed esclamare sereno: “i miei ricordi sono tutti bellissimi”.
Nel Canottaggio il C.C.N. si riappropria, nel ’50, della Coppa Montù. L’otto fuori scalmo si impone nella Coppa Santa Maria del ‘52 e ’53, il ‘quattro senza’ nella regata di apertura della stagione 1954 3; si registrano inoltre i successi nella Coppa Lysistrata del ’50 e del ’53, e numerose affermazioni nel Campionato Italiano Allievi 4 che si protraggono per oltre un decennio.

3 Gli otto che vincono la Coppa S. Maria sono nel ’52 Cuomo, Parziale, Aldo Benedetto, Cataggio, Bianchi, Fiore, Di Bisceglie, B. Benedetto, tim. Pallonetto; nel ’53 Cuomo, Parziale, A. Benedetto, Di Bisceglie, Metafora, Fiore, Perozzi, Desiati, tim. Pallonetto. Il quattro senza del ’54 annoverava Cuomo, Parziale, A. Benedetto, Fiore.

Al Rally Motonautico del ’53 Luigi Rotondo e Luigi Frascani sono primi nella classifica della Coppa “Gatalea”. E’ un momento in cui impazza lo sci nautico, tra il ’50 ed il ’52 formalizzato in specifica disciplina affiliata alla Motonautica (si trasformerà in Federazione autonoma nel ‘62): Marco Potena tra le nevi è irriducibile avversario di Zeno Colò, nel golfo domina la maratona Napoli-Capri-Napoli stabilendo il primato della manifestazione in 59’18”3; nella stesso cimento, nel ’55, stravince, tra le donne, Gloria Valenzuela, sorella del velista Aldo. Si dedicano con costrutto a questa disciplina anche Ferruccio Marino, Marcello Catalano, Beatrice Bukhard.

4 Queste le vittorie dei nostri canottieri nei Campionati Italiani Allievi (fino al ‘64):
1950 – Quattro di punta e timoniere: Franco Morelli, Alessandro Canale, Luciano Battista, Maurizio Meriglioli, tim. Vincenzo De Filippo.
1951 – Due di coppia: Franco Morelli e Bruno Finoia.
1952 (Trieste, 3 agosto) – Quattro di punta e timoniere: Giovanni Cuomo, Benedetto Parziale, Aldo Benedetto, Luigi Fiore, tim. Vittorio Santorelli. Arriva 2° il doppio canoé con Di Bisceglie e Benedetto.
1953 (Castelgandolfo) – Doppio canoé: Luigi Di Bisceglie, Cosimo Di Leonardo. Quattro yole: Mario Pugliese, Domenico Carra, Marco Bianchi, Pasquale Desiati, tim. Vittorio Santorelli.
1955 – Due di coppia: Franco Perentin e Pasquale De Lise. Doppio Canoé: Franco Perentin e Franco Molfesi.
1956 – Doppio canoé: Luigi Molfesi, Giorgio Jacobi.
1957 – Doppio canoé: Giuseppe Castaldi e Franco Guida.
1962 – Doppio canoé:: Gaetano Sgura e Antonio Ruocco.

NOTE
5 Gazzetta dello Sport del 5 settembre 1952; anche in Aronne Anghileri, “Alla ricerca del nuoto perduto”, cit., pag. 283.
6 Secondo Aronne Anghileri “Usmiani, tra l’altro, non apprezza le origini israelite della famiglia Dennerlein”. (“Alla ricerca del nuoto perduto”, cit., pag. 282).
7 Divenuto Presidente Percuoco, la Federnuoto già nel ’56, per la prima volta, invia alcuni atleti (Romani, Pedersoli) ed il tecnico della Nazionale Berti per uno stage in America, proprio da Bob Kiphuth a Yale.
8 In quell’occasione, racconta Alfredo, prese la Metropolitana assieme ad un compagno di squadra col quale passò inavvertitamente il confine con Berlino Est; i due scesero alla prima fermata successiva riuscendo a rientrare senza esser fermati dalle guardie. Poco dopo, anche le gallerie della Metropolitana furono murate dal regime comunista.
9 Nel luglio ’51 era stata proibita per la prima volta la balneazione sul litorale di Mergellina.
10 Cfr. “Assirtidi” in “Microcosmi” di Claudio Magris, Ed. Garzanti, Milano, 1997, pag. 179. Raramente uno scrittore ha colto così in profondità il fascino del mare: “Il mare è devastante, perché intensifica la gioia e la sete di vita, è la seduzione del suo infinito ripetersi e rigenerarsi. Nella luce del mare le cose visibili acquistano un’intensità assoluta”. (ibidem).
11 L’imbarcazione, che rientra nelle Classi Internazionali Derive, venne progettata nel 1938 dall’americano Olin Stephens: la sua lunghezza fuori tutto è m. 5,79, la superficie velica totale di mq. 16,50. Sulla sua origine lo scrittore John Mack fornisce una diversa versione che ci trasporta nel pittoresco braccio di mare dello Strangford Lough; “nella acque del quale mio padre navigava a bordo di una caratteristica barca a vela che fu originariamente ideata da costruttori locali utilizzando scarti provenienti da cantieri navali; tipica di questa zona dell’Irlanda del Nord è conosciuta come classe Lightning” (J. Mack,“Storia del Mare”. Reaktion Books, Londra, 2011). Negli anni ’60 diverrà la seconda classe più diffusa al mondo ed in Italia venne adottato dalla Marina Militare.

A cura di Gian Nicola De Simone

In premessa

Nel corpus narrativo delle imprese giallorosse, la storia di Punta Sant’Anna 1973 è stata raccontata e citata tante volte da essere divenuta emblematica e quasi sacrale; per paradosso, questa sua condizione, invece di moltiplicarne le implicazioni, induce a pensare che di essa esista una sola versione, eguale a sé stessa, individuabile in un punto preciso tra ascisse ed ordinate in base a criteri matematici. Senza angolazioni, che farebbero risaltare aspetti alternativi, senza particolari che, rivelati, dischiuderebbero territori inesplorati, senza la valutazione discrezionale dei punti di vista. Invece, anche questi punti di vista rivestono un ruolo fondamentale nella comprensione complessiva e nella qualificazione degli accadimenti: difatti, neppure nello sport, con la sua inappuntabile meritocrazia che sembra oggettivare gli eventi secondo un ordine preciso, il fatto resta un dato asettico, inalterabile, ma trova una spiegazione nella vigilia, riceve luce dalle diverse componenti intrecciatesi fino a secondare il risultato finale. Così, nel passaggio dalla tradizione orale alla stesura per iscritto, la mappa si scopre frastagliata, vi convergono elementi diversi e più ne fissiamo più si intuisce che ne esistano altri necessari a completare il quadro. Che, invero, si compone di prospettive nate dal differente stato d’animo dei partecipanti, ognuno dei quali ha estratto una folgorazione, ha intercettato una magia divenuta la personale visione della giornata che ha mutato definitivamente la sua esistenza, lo sport napoletano, la pallanuoto italiana.
Dunque, la vulgata trasmessa nello spogliatoio della Canottieri, sul lato dove campeggiano gli armadietti di chi allora vestiva sulla calotta i primi numeri della formazione giallorossa, può costituire la sintesi tra le sensazioni dei protagonisti e quanto di esse venne percepito, tra l’interpretazione e la realtà, tra il certo e il vero.

MIRACOLO A PUNTA SANT’ANNA
La partita che cambiò la storia della pallanuoto italiana

Possa l’uomo serbare memoria della felicità una volta provata, sì che la grazia generi sempre grazia (Sofocle, Aiace, 520-2)

Recco, riviera ligure di levante, 4 agosto 1973

Finanche Silvano Forte, che avresti scambiato per uno dei trecento scelti da Leonida a presidio delle Termopili, anche lui fu preso da un attimo di scoramento, tanto da non voler guardare e girare la testa verso l’acqua che si agitava. A Recco la Canottieri aveva condotto tutta la gara, conservava ancora un gol di vantaggio ma adesso, in seguito ad una carambola maledetta, inspiegabile colpo del destino, il pallone era giunto tra le braccia di un attaccante ligure che si involava, smarcato, verso la porta: avesse segnato, sul finire ormai del 4° tempo della partita-spareggio che valeva lo scudetto, avrebbe siglato il pari, sufficiente a salvaguardare l’ennesimo scudetto per Pizzo e soci e cancellare il sogno giallorosso. No, nemmeno Silvano Forte aveva voglia di veder andare in frantumi la vittoria, unico risultato che avrebbe riportato lo scudetto al Molosiglio, e con essa gli sforzi di un intero anno, anzi di vari anni, dieci per l’esattezza, quanto durava l’attesa di un nuovo acuto; si correva il rischio di ritrovarsi eterni secondi col sospetto che il Recco fosse davvero imbattibile come dicevano loro e non avrebbe potuto perdere mai.
L’attaccante ligure era solo davanti alla porta … quattro metri, tre …

Quando sabato 4 agosto 1973, alla penultima di campionato, il Recco riceve la Canottieri Napoli, seconda in classifica, nella roccaforte di Punta Sant’Anna, è ben cosciente di aver fondato una delle più ammirate dinastie degli sport di squadra: si era fregiato di nove scudetti di seguito, la più lunga striscia vincente nello sport italiano, paragonabile, all’epoca, solamente a quella dei Boston Celtics, capaci, nella N.B.A., di appropriarsi di 10 “anelli” in 11 stagioni dal ’59 in avanti. Avendo inoltre un punto di vantaggio, sarebbe bastato il pareggio a garantire il decimo scudetto consecutivo: quasi una formalità visto che i liguri non perdevano in casa da dieci anni e, in campionato, da nove stagioni e 153 gare(1). La sicurezza nei propri mezzi era trapelata già nelle dichiarazioni dei week-end precedenti; in occasione della gara utile numero 150 il capitano-allenatore Eraldo Pizzo aveva scherzato: “Per il prossimo anno, magari, vista la nostra superiorità, proporremo alla Federazione di lasciarci disputare il campionato … fuori concorso”. E la Canottieri, insolente inseguitrice ? “Il duello a distanza continua. In pratica c’è un solo punto di distacco anche se ne possiamo considerare almeno due o diciamo anche tre, visto che alla penultima giornata riceveremo i giallorossi a Punta Sant’Anna” (2). Un impianto, agibile dal ’64, nel quale i liguri avevano vinto e basta, neanche una patta. Alla vigilia lo stesso Pizzo aveva viepiù rincarato la dose: “La Pro Recco non ha assolutamente paura della squadra napoletana: è dimostrato che quando vogliamo vincere vinciamo” (3).
Il C.C.N. era ormai diventato l’avversario storico dei liguri, sia per aver interrotto nel ’63 la loro precedente catena di quattro scudetti, sia per essere giunto l’anno passato al posto d’onore, seppur a debita distanza. Nell’immaginario dei tifosi, nelle presentazioni dei quotidiani, si raffigurava la lotta tra due diverse e pressoché opposte concezioni della disciplina agonistica: la potenza, la rigorosa organizzazione del Recco, ossequioso al canone classico della tradizione, contro la creatività dei partenopei, innovatori che, di contro, mostravano due peculiarità: nuotavano tutti benissimo e disponevano di un’arma non convenzionale, la zona, che il loro coach Fritz Dennerlein aveva elaborato per valorizzarne le qualità e sottrarre le loro taglie medie al costante scontro fisico; indispensabile propedeutica della difesa collettiva era costituita dalla maniacale applicazione, in allenamento, dei suoi principi cardine, dall’analisi delle altrui competenze. All’ottava del girone di andata era finita 6-6 con rimpianti su entrambi i fronti che mantenevano accese tutte le soluzioni. Nelle ultime settimane, però, la Canottieri non aveva brillato: il 7 luglio aveva risolto a fatica l’insidioso derby con la Rari (7-5: a segno i fratelli De Crescenzo due volte, Forte, D’Urso e D’Angelo), ed aveva mantenuto la distanza minima dal battistrada passando a Voltri con un risicato 4-3 sul derelitto ma orgoglioso Mameli (gol di M. De Crescenzo, D’Urso, doppietta di D’Angelo). Eppure, all’avvicinarsi della disfida, Fritz pare saperla lunga: “Il pronostico è tutto dalla parte della Pro Recco. Andremo a giocare col preciso scopo di capovolgerlo. Mi rendo conto della difficoltà dell’impresa ma la Canottieri sta attraversando un periodo di ottima vena” 3.

Un’ora prima della partita, programmata per le 21,00, le gradinate della piscina sono già stracolme. Accorrono all’evento assi di diversi sport, autorità, vertici federali: il Presidente della FIN Parodi con i Vice De Gaudio ed Annibale Ghibellini, i Tecnici Majoni e Lonzi, il Presidente dell’Ussi Crespi e tanti altri. Centinaia di persone restano fuori, tra cui decine di tifosi napoletani forniti di regolare biglietto nonché campioni d’Italia tipo il mistista Marugo o il dorsista Cavari, arrivato da Torino. Si respira l’atmosfera delle grandi occasioni, dei passaggi storici: è pronta una gran festa con i fuochi d’artificio già allestiti sulla riva in attesa dell’ennesima galoppata vittoriosa dei recchesi, magari con qualche grattacapo che i napoletani sono in grado di produrre tanto per rendere lo spettacolo più avvincente (4).
Vengono annunziate le formazioni in acqua. Pro Recco con Alberani, Pizzo, Marchisio, Ghibellini, Galbusera, Lavoratori, Zecchin. Canottieri con Lignano, Forte, Parisio, Paolo De Crescenzo, Massimo De Crescenzo, D’Urso, Notarangelo.
Terminato il riscaldamento, quando l’arbitro richiama gli atleti, ripetendo un consolidato rituale, i giocatori biancocelesti si dispongono a bordo vasca e lanciano, come un tuono, il loro grido di battaglia: “Veité, veité ueigà !” (vinca la verità). L’urlo risuona alto, il pubblico ne ricava il consueto buon auspicio, lo stadio inizia a fremere per la battaglia incipiente e l’acqua stessa pare favorevole. Devono attendere un poco a schierarsi le calottine chiare, perché, dall’altra parte, Fritz, al cui carisma basta un semplice gesto, riunisce con un cenno attorno a sé i suoi ragazzi, tutti napoletani; li conosce perfettamente fin da bambini: li ha cresciuti dal vivaio, ha insegnato loro ogni tecnica, ogni sano principio, attendendo un giorno, forse quello; li guarda negli occhi, uno per uno, non ha bisogno di aggiungere nulla: “Grazie ragazzi. In bocca al lupo e divertitevi”.
La partita può iniziare.

Ghibellini vince la prima palla al centro e la Canottieri, senza esitazione, si schiera subito a zona (5) per frenare l’iniziale impatto degli avversari, che, invero, marciano a rilento. La mente veloce di Parisio semina lo sconcerto tra i difensori per l’inatteso vantaggio esterno: “un’autentica prodezza” (6). Punto sul vivo, il Recco si risveglia scagliando muscoli e classe contro il muro giallorosso che vacilla: pareggia di forza Lavoratori, imperioso, con una delle sue prodezze, poi Ghibellini sfrutta scientificamente la superiorità numerica per portare i suoi in vantaggio; il tempo si chiude con due parate di Alberani su D’Angelo, la seconda strepitosa. Tutto sembra filare liscio per i liguri: si soffre contro la dannata zona ma, alla fine, l’esperienza pare stia venendo fuori.
Si riparte ed ancora Ghibellini arpiona la palla a due; serve un’altra invenzione di Parisio, in superiorità, per impattare; l’equilibrio dura poco perché sale in cattedra Ghibellini per il 3-2: doveva essere il viatico della vittoria, sarà l’ultimo vantaggio interno. Gli ospiti crescono, è una “Canottieri scatenata, efficientissima in difesa ed estremamente opportunista in attacco” (6). D’Angelo, sottomisura, avvitandosi, precede Pizzo su un tiro di Forte respinto e corregge in rete; lo stesso Forte, poco dopo, sgancia col mancino un siluro imprendibile e siamo 4-3 per i giallorossi. La gente è incredula: sta accedendo qualcosa ? Intanto, santi numi, all’intervallo salta pure il tabellone luminoso.
Fritz muove le pedine dalla panchina: la frazione si era chiusa con la doppia espulsione Forte-Pizzo, e, per sfruttare l’assenza del talismano avversario, manda in acqua il velocissimo Pirone, diciottenne, per la palla al centro. La mossa risulterà fondamentale: il napoletano prevale facilmente nella contesa e, sull’azione susseguente, va in gol Enzo D’Angelo, irrefrenabile, portando il punteggio sul 5-3. Sembra incredibile, ma non è finita: Silvano Forte rientra e, in controfuga, scarica tutta la sua rabbia nella porta rivale per il 6-3. Il gigante è ferito ma non può mollare, esplode contro il cielo un sussulto di orgoglio: espulso Forte, D’Angelo riesce a stoppare una prima conclusione in inferiorità; seguono altre due superiorità per i padroni di casa (espulsioni di Notarangelo e Parisio), che ne approfittano con una doppietta del ficcante Galbusera. Si va all’ultimo riposo sul 6-5 Canottieri.

… Un attaccante ligure, dunque, era solo davanti alla porta.
Perché nell’ultimo quarto era accaduto poco, la zona giallorossa reggeva ed i liguri, con lo scorrere dei secondi, mostravano meno idee ed un certo impaccio. Ma ecco che d’improvviso tutto poteva rientrare, compiersi il fato dei dieci scudetti consecutivi e lo spavento per uno svantaggio anche di tre lunghezze sarebbe stato solo un brutto incubo.
Tre metri, due …
Davanti all’atleta biancoleste c’è Nando Lignano. In un baleno, al portiere napoletano passano per la mente Jobo Kurtini, il suo antico precettore così abile nell’impartire i fondamentali, Bubi Dennerlein, da cui aveva imparato a non aver paura di nessuno, Fritz, che gli aveva consegnato le chiavi della difesa, la proprietà di ragionare in ogni circostanza, specie sotto pressione.

L’estremo difensore prende posizione, fissa l’attaccante diritto negli occhi col suo sguardo penetrante, lascia che si avvicini, poi si concentra solo sulla sfera; immobile, non concede altri vantaggi. E’ un attimo: l’avversario si accorge di essersi ristretto gli angoli, esita dinanzi all’altrui compostezza, perde l’abbrivio, teme un recupero da dietro dei napoletani, nuotatori provetti, fa una finta e tira di potenza. Non basta: Nando ci arriva, intercettato la conclusione laddove aveva potuto indurla, nel canale sopra la propria testa; il pallone, deviato, tocca il palo ed è suo, è solamente suo. Il fronte si ribalta, ora il possesso è della Canottieri, che fa circolar palla con intelligenza fin quando Paolo De Crescenzo non colpisce, mortifero, a fil di palo sulla sinistra di Alberani. Finisce qui, sul 7-5 per i partenopei; il resto non conta più: nel concitato finale Lavoratori si fa espellere per proteste, Ghibellini con un pallonetto scheggia la traversa e Pizzo, rivolto ad un compagno, ammette: “Non c’è niente da far, son troppo forti questi qui”; poco importa che viene annullato un gol al nostro D’Urso. “La Canottieri superiore nel nuoto, superiore nella calma dei suoi giocatori, per giovani che siano, non ha sbagliato più nulla” (6).

Il tabellino della partita.
Pro Recco-Canottieri Napoli 5-7 (2-1, 1-3, 2-2, 0-1).
Recco: Alberani, Pizzo, Marchisio, Ghibellini, Galbusera, Lavoratori, Zecchin, Solimei.
Canottieri: Lignano, Forte, Parisio, Paolo De Crescenzo, Massimo De Crescenzo, D’Urso, Notarangelo, D’Angelo, Pirone.
Arbitro: Ferri di Civitavecchia.
Gol: Parisio 1’14; Lavoratori 1’39; Ghibellini 3’01; Parisio 8’17; Ghibellini 8’45; D’Angelo 11’31; Forte 13’17; D’Angelo 14’42; Forte 18’36; Galbusera 19’52; Galbusera 20’55; De Cresenzo P. 23’35.
Espulsioni. 1° tempo: De Crescenzo P., Lavoratori. 2° tempo: Marchisio, Notarangelo, Pizzo, Galbusera, Pizzo e Forte. 3° tempo: Forte, Notarangelo, Parisio, Notarangelo. 4° tempo: D’Angelo, Galbusera, Lavoratori.

“La partita del secolo”, questa la definizione de La Gazzetta dello Sport (7), è terminata. Aleggia una sensazione di incredulità: nel pubblico e tra gli stessi giocatori napoletani che comprenderanno l’accaduto molto più tardi, quando, arrivati a Napoli col treno, saranno accompagnati dai tifosi dalla Stazione di Mergellina al Molosiglio. Per ora non si raccapezza neppure la stampa specializzata, tanto che i maggiori quotidiani sportivi devono rinviare di un giorno le pagine di commento, già pronte per celebrare un diverso avvenimento. Il tributo della folla non si fa tuttavia attendere, come segnalerà Parisio: “Siamo stati applauditi, trattati nel migliore di modi. Il pubblico di Recco è stato veramente molto sportivo perché ci ha riconosciuto il merito di questa vittoria” (8). Qualcuno si affretta a telefonare alla sede della Canottieri: la linea è appena disponibile che risponde l’Avv. Vincenzo Stazio, allora Vice Presidente del C.C.N. e riconosciuto mentore del gruppo: appresa la notizia, soffoca un singulto di emozione, poi ai soci accorsi a centinaia proclama: “Vittoria, vittoria !”.
I giocatori giallorossi, ancora attoniti, rientrano nel grazioso alberghetto di Nervi, gestito dalla famiglia Cinquetti, con il Dirigente accompagnatore Franco Longo cui si aggrega Carlo De Gaudio, che, dismesse le vesti di Vice Presidente FIN, non vedeva l’ora di abbracciarli e gioire con loro. Lì sono raggiunti dai giornalisti, che, per primo, circondano Fritz: “I miei ragazzi hanno risposto in pieno all’impegno vincendo meritatamente. E’ un risultato storico, che segna una svolta nella pallanuoto italiana”. Soggiunge: “Nell’ultimo tempo ho rischiato l’infarto, mi è venuto di colpo un mal di testa atroce sul 6-5 con un minino vantaggio da difendere e senza che a noi potesse bastare il pareggio”. La forza della Canottieri ? “Ritengo sia nell’insieme della squadra, nel gioco collettivo. E’ una formazione tutt’altro che perfetta, può migliorare molto. Non ci siamo neppure allenati a dovere con la situazione delle piscine a Napoli … Abbiamo vinto bene, non vi è nulla da dire. Questa è stata la soddisfazione più grande”.
Intanto, la RAI, sul primo canale, trasmette in differita gli ultimi due tempi dell’incontro, in bianco e nero. Tra lazzi, risa e motteggi, il Capitano Gualtiero Parisio, “il quale non alzerebbe la voce nemmeno se lo scannassero”, mantiene la lucidità: “In cuor nostro sapevamo di poter tentare la grande impresa, ben sorretti da Fritz che ci ha caricati a dovere”; quindi ricorda: “Ero ragazzo quando ho vinto il primo scudetto, e sono dieci anni che aspettavo questo momento”. Corsi e ricorsi della storia: proprio il 4 agosto ’63 i giallorossi avevano interrotto i quattro scudetti del Recco, ora, impadronendosi di nuovo del tricolore, impedivano ai liguri un passaggio epocale. Enzo D’Angelo esce dalla cabina telefonica: “A Napoli stanno pazziando. Ci sono caroselli di auto per strada, sventolano bandiere … Alla Rari dicevano che ero finito ed ora farò la Coppa dei Campioni”. Gli fa eco Ciociò D’Urso: “Quando ho lasciato Sori, Piero Pizzo mi sconsigliò dicendo che con la Canottieri sarei arrivato al quarto posto. Scrivi, cronista, scrivi”.
Sull’altra sponda Antonio Ferro, Sindaco di Recco e Presidente della società rivierasca, che vantava la stella d’oro del CONI al merito sportivo, confessa: “Credevamo di farcela anche stavolta, eravamo sicuri anzi”. Alcuni adombrano le difficoltà di un ricambio generazionale che si fa attendere, domandandosi perché nella rosa compaiano solo tre recchesi. Non smentisce il suo cavalleresco fairplay Eraldo Pizzo: “Riconosco che la Canottieri ha vinto bene e meritatamente. E’ stata indubbiamente la migliore. A fine incontro sono stato il primo a complimentarmi con i napoletani”.

Cosa accadde dopo

Tra la Canottieri e lo scudetto rimane ancora un ostacolo da superare: per l’ultima di campionato approda a Napoli la temibile Florentia, quarta in classifica. Giovedì 9 agosto, ore 21,00, la piscina della Mostra è “gremita oltre ogni limite” (9); Fritz mantiene elevata la concentrazione dei suoi, che dominano già nel primo tempo (4-0), ed archivia la pratica assegnando alla grinta di Silvano Forte la marcatura di Gianni De Magistris, capocannoniere del torneo con 59 bersagli; il nostro si rivela “autentico uomo vincente della squadra napoletana”: non solo ammutolisce l’eminente fiorentino (per l’unica volta a secco nell’annata), ma segna anche quattro reti dell’8 a 2 conclusivo (Paolo e Massimo De Crescenzo firmano ciascuno una doppietta). L’epilogo è scontato: negli ultimi 15 secondi il pubblico scandisce in coro il nome di Fritz, che, alla sirena, viene trascinato in acqua, vestito, dai suoi atleti.
La Rosea titola: “Uno scudetto a Napoli e Piedigrotta esplode”; occhiello: “Notte di baldoria con mortaretti, bengala, auto impazzite”. L’atmosfera del momento trapela in alcuni brani dell’articolo: “I giocatori parlavano tutti di un sogno ad occhi aperti, di un’impresa alla quale nemmeno loro credevano, di una gioia che non riuscivano neanche ad esprimere … un corteo di centinaia di macchine a clacson schiacciati senza sosta ha scortato da Fuorigrotta per tutta via Caracciolo i giocatori alla sede della Canottieri al Molosiglio, nella quale campeggiava un gigantesco scudetto tricolore e dove si è subito dato fuoco alla miccia per la Santa Barbara paragonabile a quella della notte di S. Silvestro, mentre ululavano le sirene delle imbarcazioni agli ormeggi e centinaia di soci ed appassionati applaudivano i campioni, abbracciati ad uno ad uno dal Presidente Carlo Rolandi”.

L’eco dell’impresa fu immensa, così le conseguenze. La pagina sportiva de Il Mattino aprì a caratteri cubitali: “Napoli di nuovo Capitale della pallanuoto” (10); su Sport Sud si rilevò che “nei bar, nelle strade, sulle spiagge e in tutta la città la pallanuoto è divenuta nuovamente lo sport dei napoletani” (11). I componenti della formazione giallorossa ottennero la gratificazione di Socio Benemerito; sei di loro vennero subito convocati per il raduno della nazionale che seguì il Campionato, cominciando (o proseguendo) una brillante carriera in Azzurro.
L’anno seguente, in virtù anche del rilievo di quell’affermazione, il CONI conferì al C.C.N. l’ambita stella d’oro al merito sportivo. Né il successo del ’73 rimase un exploit isolato, perché su quel trionfo la Canottieri costruì, a sua volta, una notevole serie vincente che portò ulteriore notorietà al Circolo e lustro ad una città che, pure, non aveva una sola piscina coperta: negli anni settanta il C.C.N. rivinse lo scudetto tre volte nel ’75, ’77 e ’79; al vertice del ciclo, nel 1977, conquistò a Palermo la Coppa dei Campioni, divenendo la prima rappresentante di Napoli a salire sul tetto d’Europa.
Un decennio di gloria che fa ricordare, col debito rispetto, la definizione di Theodor Mommsen a proposito della Repubblica romana: il periodo della storia in cui accaddero cose straordinarie per mezzo di uomini ordinari 12. Come i cives romani erano “omnes reges” per la ‘ordinaria’ partecipazione collettiva agli ideali della Res Pubblica, i giocatori giallorossi, pur se nella loro ‘normalità’ somatica rendevano chili e centimetri ad antagonisti più alti e potenti, risaltavano per avere tutti un vincolante spirito di corpo, il piacere di giocare assieme, valori solidi e trascendenti, un intelletto integro; nella loro amicizia, nella maniera di intendere la disciplina sportiva si constatava la piena aderenza all’impostazione del Circolo Canottieri, l’abituale, quotidiano ossequio ai suoi principi. Per la priorità concessa agli impegni extra-agonistici, i nostri sapevano trarre dalle vicende sportive, positive o negative, utili ammaestramenti da proporre in altri campi dell’esistenza, grazie ad un Maestro, Fritz, che aveva indicato la straordinarietà dell’ordinario o, forse, aveva reso ordinario ciò che era straordinario. Anche in questo caso dipende dai punti di vista.

Dramatis personae
Degno è che, dov’è l’uno, l’altro s’induca; sì che, com’elli ad una militaro, così la gloria loro insieme luca (Par, XII, 34-6)

PRO RECCO:

Alberto Alberani (Firenze, 22.5.1947). Portiere favoloso, denominato “Albatros” per l’apertura alare più che proporzionale ai suoi 193cm di altezza; talento superiore e signorilità di pari livello. Vinse 14 scudetti, 1 Coppa Campioni. Vanta 211 presenze in Nazionale, con cui ha disputato 4 Olimpiadi: fu argento ai Giochi di Montreal ’76, conquistò 1 oro e 1 argento in 3 Mondiali, 3 argenti Giochi del Mediterraneo. Medaglia d’oro al valore atletico. Ingegnere.

Eraldo Pizzo (Genova, 21.4.1938). Detto “Il caimano”. Vinse 16 scudetti, 15 col Recco ed 1 a Bogliasco, 1 Coppa Campioni; si ritirò nell’82 a 44 anni. Ha disputato 4 Olimpiadi vincendo l’oro a Roma ’60; poc’anzi, aveva nuotato in 58”3 i 100 stile (cronometrati da Zolyomy), aggiudicandosi il premio messo in palio dal Comune di Genova per il nuotatore ligure capace per primo di scendere sotto il muro del minuto sulla distanza. 178 presenze in Nazionale con cui prese anche 1 oro e 1 argento ai Giochi del Mediterraneo. E’ stato Presidente della Pro Recco, di cui è Vice Presidente. La parola a Fritz: “Lo considero uno dei più grandi giocatori di pallanuoto che siano mai esistiti”. Di sicuro è stato il miglior pallanuotista italiano di sempre. Medaglia d’oro al valore atletico.

Enrico Marchisio. Difensore mordace ed attento con tecnica e stile nel palleggio, allievo prediletto e successore di un’altra mitica figura della pallanuoto recchese, Mario Cevasco; vinse col Recco 7 scudetti e 1 Coppa Campioni. Azzurro, partecipò ad un Europeo ed ottenne l’argento ai Giochi del Mediterraneo. Recchese, è Direttore Generale della società rivierasca.

Alessandro “Sandro” Ghibellini (Genova, 15.10.1947). Campione a tutto tondo, finì quell’anno con 46 gol, top scorer dei liguri. Vinse 10 scudetti ed 1 Coppa Italia, partecipò a 3 Olimpiadi acciuffando l’argento a Montreal ’76; si è cinto di 1 oro ai Mondiali, 1 argento ai Giochi del Mediterraneo; è stato bronzo agli Italiani di nuoto nei 100 dorso. Medaglia d’oro al valore atletico. Affermato Avvocato lavorista, sulle orme del padre.

Paolo Galbusera. Arrivato alla Pro Recco nel ’69, vinse 5 scudetti. Nazionale italiano. Incostante ma pungente realizzatore dotato di tiro secco e fisico compatto.

Franco Lavoratori (Recco, 15.3.1941 – Genova, 3.5.2006). Centroboa imponente, dalla potenza devastante, 5 volte capocannoniere del campionato; faceva già parte della formazione biancoceleste che afferrò il primigenio scudetto del ’59, sommandovi altri 12 titoli italiani e 1 Coppa Campioni; conta 140 presenze in Nazionale con cui ha partecipato a 4 Olimpiadi, agguantando l’oro a Roma ’60; guadagnò anche 1 oro ed 1 argento ai Giochi del Mediterraneo. Medaglia d’oro al valore atletico. Era l’uomo dei gol impossibili ed, allo stesso tempo, il compagno di memorabili battute di pesca nella sua Recco.

Paolo Zecchin. Attaccante muscoloso ed istintivo, prelevato nel ’68 dall’Andrea Doria col portiere Alberani; vinse 6 scudetti.

Edilio Solimei. Proveniente dal settore giovanile recchese, conquistò anche lui 6 scudetti. Medico odontoiatra.

Non vennero impiegati Stefano Lagostena, Sandro Cattino, Goffredo Ghezzi.
Allenatore-giocatore era Eraldo Pizzo.

CIRCOLO CANOTTIERI NAPOLI:

Ferdinando “Nando” Lignano (Napoli, 3.8.1948). Vinse 1 scudetto (‘73), 1 titolo italiano indoor (‘65), 1 Coppa Italia (‘70). Con la Nazionale disputò 1 Olimpiade (‘72), la Coppa Hungaria (‘69), gli Europei ’70, le Universiadi ’74 (bronzo). Nel ’79 dovette sostituire Fritz (corso in America per assistere la figlia) alla guida della squadra portandola allo scudetto. Laureato in giurisprudenza, Dirigente di Banca, latinista, studioso della storia di Roma. Nelle interviste del post-partita, l’altro portiere, Scotti Galletta, già spesso impiegato da Fritz, volle precisare: “Nando è stato assolutamente il migliore in campo” (13). Alla Scandone, durante la partita con la Florentia, apparve uno striscione che recitava: “Lignano come Zoff”.

Silvano Forte (Portici, 4.5.1948). Vinse 2 scudetti (’73, ‘75), 1 titolo italiano indoor (‘65), 1 Coppa Italia (‘70). Nazionale italiano, disputò gli Europei ‘74. Mentre giocava, si laureò in tre anni ed una sessione in scienze agrarie e diventò Dirigente del Banco di Napoli. Spirito guerriero, solido, rigoroso, affidabile come atleta e come persona; piuttosto, non ci si aspettava che avrebbe scritto poesie, stupende, da cui fuoriesce la sua vibratile sensibilità.

Gualtiero Parisio (Napoli, 7.1.1946). Detto “Il marchese”. Ha nel palmares 3 scudetti (’63, ’73, ‘75), 1 titolo italiano indoor (‘65), 1 Coppa Italia (‘70), ed anche 1 oro e 2 bronzi agli Assoluti di nuoto. Nazionale italiano. Ingegnere. Capitano all’epoca dei fatti, era l’unico superstite della formazione tricolore del ’63; al termine della partita, Pizzo si diresse verso di lui per stringergli la mano. Giocatore di rara intelligenza e finezza, capace delle più immediate, fulminee intuizioni, decisivo in ogni dove. Gentiluomo di foggia britannica, garbato e riflessivo, è stato nostro Vice-Presidente sportivo.

Paolo De Crescenzo (Napoli, 1.1.1950). Vinse la Coppa Campioni (‘77), 4 scudetti (’73, ’75, ’77, ‘79), 1 Coppa Italia (‘70). Azzurro, vanta anche 1 argento agli Assoluti di nuoto e si aggiudicò i Societari con la squadra del C.C.N. (‘71). Allenatore della Nazionale di pallanuoto nel 2003-05 dopo aver guidato il Posillipo a 9 scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe delle Coppe, 2 Coppe Italia. Tecnico napoletano dell’anno nel 2001, ‘02, ’03. Stella d’argento al merito sportivo. Commercialista. Era il regista della formazione, la sublime mente regolatrice di spaziature ed equilibri, impostazioni tattiche ed applicazioni organizzative. Considerato il Cartesio della moderna pallanuoto italiana, di cui è una delle massime autorità.

Massimo De Crescenzo (Napoli, 19.10.1951). Detto “Il barone”. Vinse la Coppa Campioni (‘77), 4 scudetti (’73, ’75, ’77, ‘79). Nazionale italiano. Agli Assoluti di nuoto ha inanellato 1 oro, 2 argenti, 3 bronzi. Era il killer silenzioso per l’attitudine a centrare d’improvviso gol importanti, quasi senza dare nell’occhio, grazie a conclusioni di estrema precisione con cui disegnava parabole e traiettorie che terminavano in angoli improbabili. Una vena artistica che esprime oggi da apprezzato pittore.

Renato “René” Notarangelo (Napoli, 8.5.1951). Vinse la Coppa Campioni (‘77), 4 scudetti (’73, ’75, ’77, ‘79). Nazionale italiano. Dottore in giurisprudenza, è Dirigente presso l’Autorità Portuale di Napoli ed è stato nostro Consigliere al nuoto. Nonostante il sorriso scanzonato e l’aria da ragazzino estroverso, era pugnace, intenso, deciso e non l’ha mai mandata a dire. Aveva un forte senso del gruppo e dava il massimo in ogni circostanza, caratteristiche che non devono far dimenticare lo spettro di soluzioni offensive, le qualità di attaccante completo che dava del tu al pallone. Andò a segno 25 volte nel campionato ‘73.

Vincenzo “Enzo” D’Angelo (Bacoli, 22.1.1951 – Parigi, 7.2.2008). Vinse la Coppa Campioni (‘77), 4 scudetti (’73, ’75, ’77, ‘79). Partecipò con la Nazionale a 3 Olimpiadi conquistando l’argento nel ‘76; bronzo ai Mondiali ‘75, argento ai Giochi del Mediterraneo ‘79; disputò anche i Mondiali ’73. Capo allenatore di pallanuoto, inventò la “zona M” guidando la Canottieri allo scudetto del 1990, alla finale di Coppa Campioni. Medaglia di argento al valore atletico (‘75). Lavorava al Banco di Napoli. Nel Campionato ‘73 era stato appena prelevato dai dirimpettai dalla Rari Nantes, ripudiato per l’attitudine ad ingrassare; fu la più incredibile mossa di mercato della nostra pallanuoto: Fritz lo fece scendere a 90 chili e, con 29 reti, fu il nostro miglior marcatore della stagione. Fuori dall’acqua era “Il gigante gentile”, buono e disponibile, nella pugna un centroboa di classe superiore, immarcabile, dotato di ogni numero, capace di far gol in mille maniere. Segnò tre reti, tra cui quella decisiva nella finale di Coppa Campioni.

Giovanni “Ciociò” D’Urso (1946 – 2003). Vinse 2 scudetti (’73, ‘75), 1 titolo italiano indoor (‘65); Convocato in Nazionale, in una trasferta conobbe Annette che sposò e rimase la compagna della sua vita. L’analisi che diede della gara di Punta Sant’Anna potrebbe attagliarsi alla sua carriera: “Abbiamo costruito il trionfo di Recco durante tutto l’arco del Campionato, migliorando il nostro gioco partita dopo partita” 13. E’ stato il primo a lasciarci, colpito dal male del secolo.

Marco Pirone (Napoli, 1.4.1955). Vinse la Coppa Campioni (‘77) e 3 scudetti (’73, ’75, ‘77). Con la Nazionale fu bronzo agli Europei ’77. Conquistò 3 bronzi agli Italiani di nuoto. Notaio. Famoso per lo scatto fulminante (57” sui 100 sl quando agli Assoluti si saliva sul podio con 56”), era veloce e potente; avessero introdotto con un po’ di anticipo i 50 stile agli Assoluti 14, avrebbe fatto incetta di medaglie. Un asso in acqua per vigore e rapidità d’azione e di pensiero, amabile e coinvolgente fuori per verve e cultura.

Non vennero impiegati Mario Scotti Galletta e Guido Criscuolo, artefici a loro volta dei successi giallorossi del domani.

Sull’allenatore, Federico “Fritz” Dennerlein (Portici, 14.3.1936 – Napoli, 3.10.1992), non potremmo aggiungere alcunché a quanto già altrove illustrato. Nessuno ha impersonato nuoto e pallanuoto italiane come lui, artista tra le corsie in gioventù, Maestro inarrivabile, quindi, di entrambe le discipline. Si tramanda che quella sera “L’unico ad essere convinto della vittoria era Fritz Dennerlein, anche se lo nascondeva sotto la consueta tranquilla maschera di buon senso e di prudenza unita anche ad un pizzico di scaramanzia tutta partenopea” 15. Fa piacere ricordare che quando Fritz venne nominato capo allenatore della Nazionale, volle al suo fianco, da assistente, Eraldo Pizzo.

Ancora oggi sussiste una profonda amicizia tra i giocatori delle due squadre, cementata dalla lealtà, dal reciproco rispetto, dalla capacità di riconoscere gli altrui meriti. Era probabilmente l’ultima generazione di idealisti, di cittadini-guerrieri della propria polis, per i quali esisteva una sola bandiera e concepivano lo sport come metafora della vita, non come la vita stessa. L’Avv. Stazio, vinto il titolo, rassicurò: “Né superpremi né premi. I nostri atleti sono dei dilettanti, anzi degli appassionati. Certo, un regalino adesso dovremo pur farlo a questi ragazzi. Sentiremo i loro desideri. Notarangelo, ad esempio, prima di partire mi aveva chiesto un paio di scarpette sportive nuove; le vecchie gliele hanno rubate la scorsa settimana” (13). Oltre e disopra le avventure acquatiche, quei giovani avevano in mente lo studio, i libri, un futuro probabilmente sganciato dalle piscine; possedevano un solo paio di scarpe da ginnastica e bastava per essere felici.
La costante dialettica tra Recco e Canottieri rilanciò l’interesse per il Campionato, sviluppò una virile competizione che, destando in entrambe la propensione a concepire ambiziosi traguardi, favorì l’evoluzione tecnica ed il progresso del gioco; anche le sconfitte arricchirono positivamente il patrimonio di esperienze personali dei protagonisti e ne ispessirono la personalità. Trascorsi ormai quaranta anni, la distanza dagli avvenimenti può far concludere che in quelle sfide non ci furono vincitori e vinti, ma illustri campioni e due magnifiche società che suscitarono il più bel tempo della pallanuoto italiana.

NOTE
1 L’ultima sconfitta del Recco risaliva all’8 agosto ‘64 per mano della Rari Nantes alla Scandone: 4-3 il risultato finale.
2 Da La Gazzetta dello Sport del 2 luglio 1973.
3 Dal Corriere dello Sport del 4 agosto 1973.
4 Poche le possibilità concesse in sede di pronostico alla squadra napoletana: “Per la Canottieri è importante soprattutto fare bella figura, disputare, anche in caso di sconfitta, una gara che le permetta di uscire a testa alta” (dal Corriere dello Sport del 4 agosto 1973).
5 La mossa non era affatto scontata come si può supporre; si legga, ad esempio, quanto scrisse un giornalista preparato come Mario Arceri sul Corriere dello Sport del 4 agosto ’73 per l’anteprima della gara: “Fritz difficilmente farà leva questa volta sulla zona difensiva che ha caratterizzato in questa stagione il tipo di gioco della squadra partenopea. Contro tiratori di grande valore quali quelli della Pro Recco lasciare spazi equivale ad un suicidio”.
6 Da La Gazzetta dello Sport del 5 agosto 1973.
7 Da La Gazzetta dello Sport del 7 agosto 1973.
8 Le interviste di questo paragrafo sono tratte da: La Gazzetta dello Sport del 6 agosto 1973, Corriere dello Sport del 6 agosto 1973, Il Mattino del 5 agosto 1973. I commenti dei Recchesi, nell’ultimo capoverso, da La Gazzetta dello Sport del 7 agosto 1973.
9 Tutte le parti di questo paragrafo riportate tra virgolette sono prese da La Gazzetta dello Sport del 10 agosto 1973,
10 Da Il Mattino del 6 agosto 1973.
11 Da un articolo di Gegé Maisto apparso su Sport Sud il 7 agosto 1973.
12 Naturalmente lo storico tedesco, che colse nel sistema istituzionale e giuridico la chiave interpretativa per spiegare la storia romana, intendeva il termine ‘ordinario’ nella sua accezione positiva, sottolineando l’importanza della normale condivisione dell’idea di Res Pubblica. La stessa espressione venne ripresa per il Galles di Barry John, Gareth Edwards e JPR Williams che proprio in quegli anni dominava il rugby mondiale pur inferiore per mezzi fisico-atletici agli avversari.
13 Da Il Mattino del 5 agosto 1973.
14 I 50 stile libero furono compresi nel programma dei Campionati Italiani a partire dal 1981.
15 Dal Corriere dello Sport del 6 agosto 1973. Al contrario, il C.T. della Nazionale Gianni Lonzi, ex recchese (2 scudetti), dichiarò: “Non mi aspettavo che la Pro Recco perdesse, ma per come sono andate le cose si è trattato di una sconfitta inevitabile” (ibidem).

A cura di Gian Nicola De Simone

Oltre alla pratica del canottaggio, infatti, il Circolo Canottieri Napoli è anche un punto di riferimento per l’organizzazione di eventi sportivi e culturali, e per la promozione dello sport e dello stile di vita sano e attivo.

Grazie alla sua struttura moderna e alle attrezzature all’avanguardia, il Circolo Canottieri Napoli è oggi una realtà molto apprezzata dai suoi soci e dai numerosi ospiti che frequentano le sue sedi.

Sede sociale

FONDAZIONE: primo luglio 1914.
PRIMA GARA: disputa e vince la Coppa Lysistrata il 3 maggio 1915.

SPORT STATUTARI: Canottaggio, Motonautica, Nuoto, Pallanuoto, Tennis, Triathlon, Vela.

Nel 1974 venne attribuita al CCN la Stella d’oro del CONI al merito sportivo.

PRESIDENTE Avv. Eduardo Sabbatino
VICE PRESIDENTI: Avv. Vittorio Lemmo, Davide Tizzano

PRESIDENTI BENEMERITI: Emilio Anatra (1914-25); Natale Schiassi (1926-38); Piero Cutolo (1945-54, 1965); Livinio Gioffredi (1939-42, 1955-6, 1963-4); Carlo De Gaudio (1981-6, 1989-92).
PRESIDENTE ONORARIO S.A.R. Umberto di Savoia (Umberto II Re d’Italia).

DIRIGENTI CELEBRI: Paolo Cappabianca (Vice Presidente FIC); Amedeo D’Albora (Vice Presidente FIDAL); Carlo De Gaudio (Vice Presidente FIN); Pietro De Gregori (Vice Presidente e Presidente f.f. FIC); Alessandro Fattore (Vice Presidente Fitri); Vincenzo Percuoco (Presidente FIN); Carlo Rolandi (Presidente e Presidente Onorario FIV); Davide Tizzano (Vice Presidente FIC).

MEMORABILIA: Nel 1960 il prestigioso quotidiano sportivo “L’Equipe” definì il CCN “il più grande ed il più forte complesso nautico d’Europa”.


Organi sociali

CONSIGLIO DIRETTIVO

Presidente                                                                     Giancarlo Bracale
Vice Presidente Amm.vo                                           Gian Luca Lemmo
Vice Presidente Sportivo                                           Renè Notarangelo
Tesoriere                                                                        Raffaele Mucciariello
Consigliere al Canottaggio                                       Gennaro Varriale
Consigliere alla Motonautica                                   Gianluca Biondi
Consigliere al Nuoto e P/N                                       Mario Morelli
Consigliere al Tennis                                                  Gianluca Squadrilli
Consigliere al Triathlon                                              Alessandro Fattore
Consigliere alla Vela                                                    Giuliano Cuomo
Consigliere al Bridge                                                  Raffaele RICCIARDI
Consigliere Segretario                                                Antonio Parisi
Consigliere al Bilancio                                                Bruno Velonà
Consigliere alla Casa  ed Eventi                              Gian Nicola De Simone
Consigliere al Patrimonio e Sicurezza                    Ilaria Leonardis
Consigliere alla Nautica                                             Gianfranco Gambardella
Consigliere al Personale                                            Michele Raccuglia
Consigliere agli Affari Legali                                     Marco Peluso

Scarica Statuto

Reciprocità

REAL LIGA NAVAL ESPANOLA
Calle Mayor, 16 – Madrid
Tel. 0034 913664494
realliganaval.com/

CIRCOLO CANOTTIERI ANIENE
Via Lungotevere dell’Acqua Acetosa 119 – ROMA
Tel. 06/8079141
www.ccaniene.com

CIRCOLO CANOTTIERI LAZIO
Lungotevere Flaminio 25 – 00196 ROMA
Tel. 06/3226853
www.canottierilazio.it

Circolo Della Vela Bari
Indirizzo: Piazza IV Novembre, 2 – 70121 Bari
Telefono: 080 5216234
Fax: 080 5225345
E-mail Nautica: nautica@circolodellavelabari.it E-mail Soci: info@circolodellavelabari.it
www.circolodellavelabari.it

YACHT CLUB MILANO
P.le Baiamonti, 4 – MILANO
Tel. 02/3705951

LONDON CORINTHIAN SAILING CLUB
Linden House
Upper Mall
Hammersmith – LONDRA W6 9TA
Tel. 020 8748 3280
www.lcsc.org.uk

SONS OF THE THAMES ROWING CLUB
Linden House
Upper Mall
Hammersmith – LONDRA W6 9TA
www.sonsrowing.com/

SOCIETA’ CANOTTIERI FIRENZE
Lungarno Anna Maria Luisa de Medici, 8
50122 Firenze Tel. 055.2381010
www.canottierifirenze.it

SOCIETA’ TELIMAR
L.Mare C. Colombo, 4977
90149 – ADDAURA PALERMO
tel. 091.454419
www.telimar.it

CIRCOLO CANOTTIERI JONICA
Viale Artana Alagona, 2
95126 – CATANIA tel. 095.491364

YACHT CLUB COMO MILA – CVC
VIale Pueceher, 8
22100 – COMO tel. 031.574725

CIRCOLO BONONIA BOLOGNA 
Palazzo Bolognetti VIa Castiglione 1
40124 – BOLOGNA
tel. 051.231021

CIRCOLO TENNIS BOLOGNA
Viale Rino Cristiani, 2
40136 – BOLOGNA
tel. 051.333420

Le Vittorie

CANOTTAGGIO (istituito al CCN nel 1914)

Atleti di riferimento con presenze alle Olimpiadi:
Rosario Gioia (2000), Antonio Iannotti (‘88), Leonardo Massa (‘88), Claudio Padoan (‘72), Mario Palmisano (2000), Giovanni Suarez (’84, ’88, ‘92), Davide Tizzano (’88 ORO, ’96 ORO).

Campioni d’Italia:
Franco Acori, Lello Annunziata (t.), Pietro Baldi, Franco Borrelli, Salvatore Borriello (t.), Enzo Buttino (t.), Marco Calamaro, Carmine Capuozzo, Nino Castaldo, Beniamino Cesi, Carlo Cascianelli, Corrado Cascianelli, Massimiliano Cascino, Cristiano Clarizia, Sergio Coppola, Francesco Crevatin, Mario Dell’Uomo, Giambattista De Vito, Vincenzo Di Filippo (t.), Andrea Di Meo, Fabio Esposito, Salvatore Esposito, Nicola Formicola, Vincenzo Fusco, Rosario Gioia, Graziano Hauber, Roberto Iaccarino, Antonio Iannotti, Paolo Iorio (t.), Alberto Mancini, Giovanni Maniscalco (t.), Leonardo Massa, Gennaro Mastantuono (t.), Mario Mastropaolo, Agostino Murea, Lucio Orlando, Claudio Padoan, Mario Palmisano, Antonino Passalacqua, Mimmo Perna, Dario Petirro, Simone Ponti, Mario Pugliese, Giacomo Rabbito, Vincenzo Rapicano, Fabio Ricciardi, Renato Romano, Salvatore Romano, Vincenzo Salerno, Corrado Saviano, Francesco Schiattarella (t.), Salvatore Scognamiglio, Giovanni Suarez, Aldo Tamburrini (t.), Davide Tizzano, Renato Traiola, Giuseppe Trapanese (t.), Fabio Ventriglia (t.), Franco Vettura.

Campionesse d’Italia:
Mariolina Cornalis (t.), Giuliana Crevatin, Lorella D’Ambra, Nunzia Iervolino, Daniela Marino, Marina Millauro, Armida Napoli, Matilde Schiano, Mariarosa Sticco.

Allenatori celebri:
Aldo Calì, Mario Costa, Lorella D’Ambra, Archimede Di Gregori, Enzo Guerragni, Marcello James, Valerio Perentin, Angelo Porcaro, Mario Pugliese.

Memorabilia: Ai Campionati Nazionali di Napoli del 1941 il CCN vinse 11 regate su 13.

MOTONAUTICA (istituita al CCN nel 1934)

Campioni d’Italia
a) Offshore
Gennaro Russo’73 (classe 2 litri)
b) Endurance
Giancarlo Cangiano: 2006, 2009, 2010 (evolution)
Tommaso De Simone ’80 (classe 1), ’81 (classe 2 litri)
Antonio Gioffredi ’79 (classe 3D), ’94 e ’95 (classe 1)
Bruno Pelli ’97 (classe sport)
Diego e Ettore Testa 2007 (classe 2 litri)
Luciano Troise ’97 (classe turismo)
c) Regolarità
Gianmaria Di Meglio, Gianluca Biondi, Ettore Testa 2005, 2011
Lucio e Stefano Portolano 2008
Carlo Fappiano e Eduardo Femia 2009

Campioni d’Europa
a) Offshore
Sergio Carpentieri e Nicola Rivelli ’87 (classe 3/6 litri)
Antonio Gioffredi e Giovanbattista Di Meglio ’81 (classe 3 litri), ’82 (classe 2 litri)
Gennaro Russo ’73 (classe 2)
Diego Testa e Gianmaria Di Meglio 2008 (classe 2 litri)
b) Endurance
Achille Ventura e Sergio Boni ’94, ’95, ’96, ’97 (classe prototipi)

Campioni del Mondo
a) Offshore
Antonio Gioffredi e Giovanbattista Di Meglio ’83 (classe 6 litri), ’86 (classe 1 e 6 litri)
b) Endurance
Giancarlo Cangiano 2006, 2009 (evolution)

NUOTO (istituito al CCN nel 1922)

Titoli Italiani assoluti: 138 individuali, 20 di staffetta.

Medaglie olimpiche: 1 oro (Rosolino), 1 argento (Rosolino), 2 bronzi (Rosolino, Rummolo).

Mondiali: 1 oro (Rosolino), 5 argenti (3 Rosolino, 2 Rigamonti), 2 bronzi (Rosolino).

Europei: 12 ori (Rigamenti, 9 Rosolino, 2 Rummolo), 9 argenti (F. Dennerlein, Pirozzi, 7 Rosolino), 5 bronzi (F. Dennerlein, Rigamenti, 3 Rosolino).

Atleti alle Olimpiadi:
Antonio Attanasio (‘68); Raffaele Avagnano (‘84); Alfonso Buonocore (‘52); Bubi Dennerlein (‘52); Fritz Dennerlein (’56, ‘60); Michele Di Pietro (‘72); Giampiero Fossati (’60, ’64, ‘68); Giovanni Orlando (‘64); Stefania Pirozzi (2012); Flavia Rigamonti (2004); Massimiliano Rosolino (’96, 2000); Davide Rummolo (2000)

Campioni d’Italia:
a) Maschi: Gildo Arena, Antonio Attanasio, Raffaele Avagnano, Simone Bosco, Vittorio Brunelli, Alfonso Buonocore, Franco Cannavale, Maurizio Castagna, Sergio Contrada, Massimo De Crescenzo, Dino De Falco, Bubi Dennerlein, Fritz Dennerlein, Michele Di Pietro, Giampiero Fossati, Bernardino Greco, Luigi Mannelli, Maurizio Mannelli, Franco Monaco, Dario Monizio, Giovanni Orlando, Gualtiero Parisio, Massimiliano Rosolino, Davide Rummolo, Cristian Schollmeier, Riccardo Siniscalco.
b) Femmine: Elisabetta Barone, Marta Palmieri, Stefania Pirozzi, Flavia Rigamonti, Mariella Sgarbazzini.

Allenatori celebri: Enzo Allocco, Lello Avagnano, Bubi Dennerlein, Fritz Dennerlein, Enzo Fusco, Paolo Iodice, Riccardo Siniscalco, Branko Zizek.

Memorabilia: ai Campionati Italiani di Torino ’61 il CCN vinse 10 gare su 12.

PALLANUOTO (istituita al CCN nel 1933)

Vince la Coppa dei Campioni nel 1977.

Scudetti: otto, nel ’51, ’58, ’63, ’73, ’75, ’77, ’79, ’90.

Vince il Campionato “Indoor” nel ’56, ’57, ’65, Vince la Coppa Italia nel ’70.

Atleti alle Olimpiadi:
Gildo Arena (’52, BRONZO); Alfonso Buonocore (‘56); Enzo D’Angelo (’76 ARGENTO, ’80, ‘84); Fritz Dennerlein (‘56, ‘64); Nando Gandolfi (’92, ORO); Nando Lignano (‘72); Luigi Mannelli (’56, ’60 ORO); Maurizio Mannelli (’52, BRONZO); Sante Marsili (‘80); Enzo Polito (’52 BRONZO); Carlo Silipo (’92 ORO); Renato Traiola (’52 BRONZO); Paolo Trapanese (‘88).

Nazionali d’Italia:
Gildo Arena, Guido Baldazzi, Alfonso Buonocore, Fabrizio Buonocore, Guido Criscuolo, Enzo D’Angelo, Massimo De Crescenzo, Paolo De Crescenzo, Fritz Dennerlein, Luigi Di Costanzo, Giovanni D’Urso, Vittorio Formoso, Silvano Forte, Nando Gandolfi, Nando Lignano, Luigi Mannelli, Maurizio Mannelli, Sante Marsili, Franco Monaco, Dario Monizio, Maurizio Morelli, Renato Notarangelo, Gianfranco Pandolfini, Gualtiero Parisio, Marco Pirone, Enzo Polito, Mario Scotti Galletta, Carlo Silipo, Giorgio Sorrentino, Renato Traiola, Paolo Trapanese, Fabio Violetti, Paolo Zizza.

Allentori celebri:
Gildo Arena, Enzo D’Angelo, Giulio De Filippis, Bubi Dennerlein, Fritz Dennerlein, Ivo Kurtini, Nando Lignano, Cesare Rubini, Vittorio Sosti, Bandy Zolyomy.

VELA (istituita al CCN nel 1919)

Atleti alle Olimpiadi:
Roberto Ciappa (‘48); Carlo Rolandi (’48, ’56, ’60, ’64, ‘68).

Campioni d’Italia (Classi Olimpiche):
Guido Postiglione, Classe Dinghy, ’32, ’34, ‘35
Alfredo D’Angelo Classe Dinghy, ’53, ‘54
Roberto Ciappa e Carlo Rolandi, Classe Star ,‘57
Roberto Ciappa e Sergio Capolino, Classe Star, ‘59
Carlo Rolandi e Alfonso Marino, Classe Star, ’61, ’62, ’64, ‘65
Augusto Masciocchi, Mario Civita, Claudio Masciocchi, Classe Lightning, ‘65

Titoli Europei (Classi Olimpiche)
a) Classe Star: Guido Postiglione e Nando Gianturco, ‘35
Carlo Rolandi (con A. Straulino), ‘60
Carlo Rolandi e Alfonso Marino, ‘65
b) Classe Lightning: Raffaele Camardella, Sergio Capolino, Salvatore Bonetti, ‘56
c) Classe Dragoni: Augusto Masciocchi, Mario Civita, Claudio Masciocchi, ‘61

Campioni d’Italia Classi non olimpiche:
Giuseppe Leonetti, Classe Este 24, ’79; Classe Minialtura ’97 e ‘98
Vincenzo Sorrentino e Giuseppe Di Palo, Classe Hobby Tiger, 2001
Vincenzo Sorrentino, Classe F.18, 2003, 2007, 2008, 2011
Vincenzo Sorrentino, Classe Tornado, 2003
Vincenzo Sorrentino, Classe Trident 16, 2010
Giuseppe e Michela Di Palo, Altura, 2003
Gianluca Albano, Classe Meteor, 2009
“Scugnizza” di Enzo De Blasio, Altura, 2012

Campioni Mondiali (Classi non olimpiche)
Giuseppe Di Palo, Maxi Yacht, 2001, Altura Classe III, 2003.
“Scugnizza” di Enzo De Blasio, Altura, 2012

Memorabilia: alle 5 partecipazioni olimpiche da atleta, Carlo Rolandi ne ha aggiunta altre 3 da giudice arbitro (’80, ’84, ‘88) ed un’altra da dirigente (’92), diventando l’italiano con maggior numero di presenze ai Giochi.

TRIATHLON (istituito al CCN nel 2000)

Campioni d’Italia :
Alessandro D’Ambrosio 2004 – 2005
Consuelo Ferragina 2007-2008-2011-2012
Gennaro Lamberti 2010-2011
Giovanni Laiso 2010-2011
Giovambattista Pisano 2010-2011
Serena Vecchione 2011-2012

Titoli Europei
Carmine Rozza – Oro a sq. Alexandropolis 2005

Campioni Mondiali
Alessandro d’Ambrosio – Bronzo a sq. Losanna 2006

Memorabilia: unica Triathlon School Campana certificata dalla Federazione Italiana Triathlon.